martedì 20 aprile 2010

Recensione: Danton






"Danton" é un film sul totalitarismo. Non vi troverete consolazioni, né umanità ma semplicemente l'agghiacciante clima creato nella Francia del 1794 (o anno II della Repubblica) dalla dittatura del Comitato di Salute Pubblica e della Convenzione giacobina.
E' un film pressoché perfetto. Un sublime Gerard Depardieu interpreta uno dei principali attori del movimento rivoluzionario, un ideologo che basa il suo potere sul favore della piazza (della serie "Il popolo sono io!") che dopo essere stato uno dei fautori dello sviluppo estremo della Rivoluzione (sviluppo, non radicalizzazione o traviamento, ma coerente sviluppo), vale a dire il Terrore, capisce che é il momento di cambiare politica. Ma i giochi sono innescati.
Il film si concentra sul ritorno a Parigi di Danton, sulle sue ultime settimane di vita, ed é un fedele e magistrale spaccato della lotta fra le fazioni rivoluzionarie a suon di intrighi, equilibri di forze e volontà di affermare il potere della Repubblica, vale a dire a continuare a spargere sangue.



Danton


I due poli sono Danton, amato dal popolo e circondato da fedelissimi (?), e Robespierre, interpretato rasentando la perfezione dall'attore polacco Pszoniak. Un Robespierre che se prima cerca di frenare gli impeti sanguinari di Saint-Just, suo braccio destro, e degli altri membri del Comitato, i quali vorrebbero eliminare senza indugio Danton e i suoi compagni, capisce poi di non avere altra scelta se non farlo arrestare e processare, secondo i metodi in voga all'epoca, vale a dire condanna certa. E' la Rivoluzione che mangia i suoi stessi figli.
Tante le frasi pronunciate da diversi personaggi atte a dipingere il clima rivoluzionario. Clima dove a regnare é l'incertezza; bisogna stare attenti a qualsiasi frase, come si evince dalla scena dell'arrivo di Danton, quando fra la coda per il pane si fa largo una pattuglia giacobina che scorta un condannato alla ghigliottina: "Cominciano presto oggi!"
. E' il regno del sospetto assoluto, e l'implacabilità di tale sistema si coglie nel dramma di Danton stesso, certo dell'appoggio del popolo fino all'ultimo, fino al Tribunale Rivoluzionario dove andrà in scena un processo politico. Ma non é così. Infatti le posizioni di Robespierre e dell' "eroe del 10 agosto" non possono convergere: avevano lottato per l'uguaglianza, ma "per te", dice Danton rivolto a Maxime "uguaglianza significa livellare tutti con la ghigliottina". "Proprio perché sono stato uno che ha iniziato il Terrore ora dico basta".




Saint-Just e Robespierre



E' ben mostrato come nella Rivoluzione ruolo fondamentale avesse l'abilità oratoria; sia il discorso di Robespierre alla Convenzione per convincere i deputati della colpevolezza di Danton, sia il discorso di questi durante il processo fanno capire come l'importante fosse saper parlare. I club hanno mosso la Francia con l'abilità della parola e basta, ed é questa che é capace di convincere un'assemblea che uno dei suoi eroi é d'un tratto diventato capo di un inesistente comitato contro-rivoluzionario. Anche la regia sottolinea questo, facendo lunghi primi piani dei due oratori nei rispettivi discorsi, concentrandosi sull'espressività.



Un'assemblea della Convenzione


In "Danton" non troverete consolazioni. E' un film duro e amaro proprio perché fedele alla storia. L'unico elemento di umanità é la moglie di Desmoulins, amico di Danton, sempre ripresa con in braccio il proprio figliolo: é a lei che bisogna guardare per trovare un bagliore di umanità in mezzo al Terrore. Camille Desmoulins sarà diviso per tutto il film, fedelissimo di Danton ma al contempo grande amico di Robespierre il quale gli offrirà più volte occasione di salvarsi; Camille rifiuterà e accompagnerà Danton sul carretto verso il patibolo.




Camille Desmoulins e la moglie Lucie


"Danton" é un capolavoro del genio polacco Andrej Wajda, autore del recente "Katyn"; uscito nel 1983, é pieno di riferimenti alla situazione della Polonia sotto il regime sovietico, qui metaforicamente rappresentato dalla dittatura giacobina. "Danton" é un film di teologia negativa: dopo la visione occorre fare qualcosa di bello; mai come leggendo e seguendo gli episodi e la mentalità della Rivoluzione Francese ho capito come noi uomini siamo fatti per la bellezza. Ed é in quest'ottica, come già dicevo, che le innumerevoli testimonianze dei martiri rappresentano davvero una luce nelle tenebre, come mostrerò soprattutto nei successivi post sulla Vandea.

Il film é oggi quasi introvabile, io l'ho dovuto ordinare (é distribuito da San Paolo); su YouTube é interamente riportato, e non essendo disponibile il trailer riporto una scena fra le più significative. Lingua francese, sottotitoli in inglese. Il processo é già avviato, e Danton viene portato nelle prigioni del popolo (osservate bene la struttura: é una chiesa sconsacrata) assieme ad altri imputati; il popolo si preme alle inferriate per acclamare Danton. Un prigioniero lo afferra per il bavero e dice: "Allora esiste giustizia! L'inventore del Tribunale Rivoluzionario condannato! Io creperò ma creperai anche tu!"


















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