Oggi pomeriggio, nella mia casella di posta, ho digitato "Rivoluzione Francese" nel motore di ricerca per ritrovare la cronologia essenziale inviatami dalla prof. tempo fa, in vista della verifica. Ho avuto una grande sorpresa. Da qualche tempo ormai sono iscritto alla newsletter del sito Santi e Beati, per cui ogni giorno mi arriva una lista e una breve biografia dei santi del giorno dopo, ed é così che sono comparsi con mio grande stupore circa novanta risultati inerenti a martiri proprio del periodo rivoluzionario. Ho cominiciato a leggere alcune delle loro storie, impressionato e commosso dalle testimonianze di uomini e donne devoti a Cristo fino alla morte di ghigliottina. Fa impressione leggere di un potere dittatoriale come quello rivoluzionario che non esitò a tagliare la testa ad un uomo di ottantacinque anni soltanto perché sacerdote.
Pensavo di sfiorare la Rivoluzione con una breve lettura, mentre mi si stanno aprendo mille porte, proprio sulla vita di quei martiri che da quando ho iniziato questi studi ho cominciato a ricordare nelle mie preghiere.
Ecco quindi la vita di uno di essi, beato Natale Pinot, catturato prima di celebrare messa, il quale salì sul patibolo indossando ancora i paramenti sacri e pronunciando le parole "Introibo ad altare Dei".

Uomo e prete tranquillo, chiamato a incarichi modesti ad Angers, dove è nato, e dove è arrivato al sacerdozio nel 1771, a 24 anni. Dopo l’ordinazione è stato per un decennio collaboratore di vari parroci nella regione, e solo nel 1781 gli hanno dato un posto fisso: cappellano nell’ospedale di Angers, addetto agli “incurabili”. Sette anni a contatto con vicende di povertà e abbandono.
Poi, la nomina a parroco nel paese di Louroux-Béconnais. In questo centro a 27 chilometri da Angers, padre Noël continua a vivere umilmente, e di lui non si ricordano imprese o detti risonanti. Un’esistenza sottovoce, com’erano i suoi discorsi nell’ospedale di Angers, agli “incurabili”. Però si ricorda una piccola “riforma” sua, a favore di altra gente dalla voce fioca: fin dal primo momento, egli destina ai poveri del paese la maggior parte della sua rendita come parroco.
Non c’è altro da segnalare sul conto di lui, uomo e prete delle piccole cose, delle parole sommesse. Nulla, fino alla rivoluzione francese del 1789; anzi, fino al 12 luglio del 1790, quando si vara in Francial a Costituzione civile del clero, che tende a fare di ogni sacerdote in cura d’anime uno stipendiato governativo legato da giuramento. Ogni parroco, per conservare il posto, deve assoggettarsi alla legge e giurare. Oppure dimettersi.
Il parroco Pinot non va a giurare. Il sindacoi nsiste, impone il giuramento, e lui rifiuta. Destituito da parroco con espulsione immediata, lui rimane ugualmente lì. Ma si direbbe che ci resti ancora in silenzio: non risultano solenni proteste sue contro il sopruso, come accade in molti casi simili. Lui sta zitto, ma non se ne va, finché nel marzo 1791 viene ad arrestarlo la Guardia nazionale. Finisce sotto processo ad Angers con accuse di cospirazione contro lo Stato e ribellione alle sue leggi. Ma non ci sono prove, non una parola o un gesto suo da ribelle, sicché ad Angers lo assolvono. C’è subito un altro processo a Beaupréau, in appello; e un’altra assoluzione. Così, eccolo libero, ma espulso dalla sua parrocchia: e dovrà fare di nascosto il supplente altrove per quasi due anni: il lavoro non manca, con tanti parroci destituiti.
Giugno 1793: padre Pinot ricompare inaspettato a Louroux-Béconnais, insieme a una truppa di contadini male armati e peggio vestiti, ma per il momento vittoriosi. Sono i Vandeani suoi conterranei, in rivolta armata contro la Repubblica;e si chiameranno poi “Armata cattolica e reale”. Ma in verità il 3 marzo di quel 1793 la ribellione in Vandea contro la Repubblica non è esplosa per motivi religiosi o dinastici, bensì perché il Governo di Parigi ha ordinato un nuovo arruolamento forzoso di 300 mila uomini nell’esercito. (In realtà la rivolta di Vandea ebbe eccome motivazioni religiose, come spero di mostrare in futuro. L'arruolamento forzato fu la goccia che fece traboccare il vaso, ndr).
L’insurrezione viene poi stroncata col terrore e padre Noël ritorna clandestino, ma un delatore lo fa arrestare. Nel febbraio 1794, eccolo condannato a morte “per fanatismo religioso”, senza accuse specifiche. E va alla ghigliottina in Angers, facendosi per una volta vedere e ascoltare: lui così poco “visibile”.
Compare ai piedi della ghigliottina indossando i paramenti liturgici. Sale a celebrare il sacrificio di sé stesso, con le parolel atine di quando iniziava la Messa:«Introibo ad altare Dei» (Salirò all’altaredi Dio). Papa Pio XI lo ha beatificato nel 1926. Il museo parrocchiale di Louroux-Béconnais, presso Angers, conserva cimelie ricordi della sua vita.
Pensavo di sfiorare la Rivoluzione con una breve lettura, mentre mi si stanno aprendo mille porte, proprio sulla vita di quei martiri che da quando ho iniziato questi studi ho cominciato a ricordare nelle mie preghiere.
Ecco quindi la vita di uno di essi, beato Natale Pinot, catturato prima di celebrare messa, il quale salì sul patibolo indossando ancora i paramenti sacri e pronunciando le parole "Introibo ad altare Dei".
Uomo e prete tranquillo, chiamato a incarichi modesti ad Angers, dove è nato, e dove è arrivato al sacerdozio nel 1771, a 24 anni. Dopo l’ordinazione è stato per un decennio collaboratore di vari parroci nella regione, e solo nel 1781 gli hanno dato un posto fisso: cappellano nell’ospedale di Angers, addetto agli “incurabili”. Sette anni a contatto con vicende di povertà e abbandono.
Poi, la nomina a parroco nel paese di Louroux-Béconnais. In questo centro a 27 chilometri da Angers, padre Noël continua a vivere umilmente, e di lui non si ricordano imprese o detti risonanti. Un’esistenza sottovoce, com’erano i suoi discorsi nell’ospedale di Angers, agli “incurabili”. Però si ricorda una piccola “riforma” sua, a favore di altra gente dalla voce fioca: fin dal primo momento, egli destina ai poveri del paese la maggior parte della sua rendita come parroco.
Non c’è altro da segnalare sul conto di lui, uomo e prete delle piccole cose, delle parole sommesse. Nulla, fino alla rivoluzione francese del 1789; anzi, fino al 12 luglio del 1790, quando si vara in Francial a Costituzione civile del clero, che tende a fare di ogni sacerdote in cura d’anime uno stipendiato governativo legato da giuramento. Ogni parroco, per conservare il posto, deve assoggettarsi alla legge e giurare. Oppure dimettersi.
Il parroco Pinot non va a giurare. Il sindacoi nsiste, impone il giuramento, e lui rifiuta. Destituito da parroco con espulsione immediata, lui rimane ugualmente lì. Ma si direbbe che ci resti ancora in silenzio: non risultano solenni proteste sue contro il sopruso, come accade in molti casi simili. Lui sta zitto, ma non se ne va, finché nel marzo 1791 viene ad arrestarlo la Guardia nazionale. Finisce sotto processo ad Angers con accuse di cospirazione contro lo Stato e ribellione alle sue leggi. Ma non ci sono prove, non una parola o un gesto suo da ribelle, sicché ad Angers lo assolvono. C’è subito un altro processo a Beaupréau, in appello; e un’altra assoluzione. Così, eccolo libero, ma espulso dalla sua parrocchia: e dovrà fare di nascosto il supplente altrove per quasi due anni: il lavoro non manca, con tanti parroci destituiti.
Giugno 1793: padre Pinot ricompare inaspettato a Louroux-Béconnais, insieme a una truppa di contadini male armati e peggio vestiti, ma per il momento vittoriosi. Sono i Vandeani suoi conterranei, in rivolta armata contro la Repubblica;e si chiameranno poi “Armata cattolica e reale”. Ma in verità il 3 marzo di quel 1793 la ribellione in Vandea contro la Repubblica non è esplosa per motivi religiosi o dinastici, bensì perché il Governo di Parigi ha ordinato un nuovo arruolamento forzoso di 300 mila uomini nell’esercito. (In realtà la rivolta di Vandea ebbe eccome motivazioni religiose, come spero di mostrare in futuro. L'arruolamento forzato fu la goccia che fece traboccare il vaso, ndr).
L’insurrezione viene poi stroncata col terrore e padre Noël ritorna clandestino, ma un delatore lo fa arrestare. Nel febbraio 1794, eccolo condannato a morte “per fanatismo religioso”, senza accuse specifiche. E va alla ghigliottina in Angers, facendosi per una volta vedere e ascoltare: lui così poco “visibile”.
Compare ai piedi della ghigliottina indossando i paramenti liturgici. Sale a celebrare il sacrificio di sé stesso, con le parolel atine di quando iniziava la Messa:«Introibo ad altare Dei» (Salirò all’altaredi Dio). Papa Pio XI lo ha beatificato nel 1926. Il museo parrocchiale di Louroux-Béconnais, presso Angers, conserva cimelie ricordi della sua vita.
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