domenica 29 giugno 2008

Il mare, la telefonata, il libro e la carità in Cristo

Avete mai provato a guardare il mare a testa in giù? In riva, sulla spiaggia: tutto è capovolto, vedi il cielo calmo sopra di te e la schiuma delle onde che ti invade i capelli, mentre cerchi di proteggerti gli occhi. E' come se fosse il cielo che ti accarezza la testa.
Adesso, invece, scorgo dalla finestra un'atmosfera strana. Pioviggina, ma le gocce stesse sono in balia di un leggero venticello. Nuvoloni, anche bassi, tagliati da un arcobaleno. E la luce del sole che filtra bianca e dorata fra le fessure grigie. Ora è tutto coperto.
Oggi è un bel giorno.

Sono in cerca di un libro corposo, come storia e possibilmente come spessore di pagine. Forse lo troverò; magari a NY, in inglese. Intanto devo leggere "L'ultimo crociato - Il ragazzo che vinse a Lepanto", e ringrazio chi me lo ha vivamente consigliato, durante una lunga, bellissima telefonata pomeridiana. Grazie.
E subito dopo aver riattaccato la cornetta ho sentito una flebile luce d'ispirazione per un certo lavoretto, i cui frutti spero abbiate tempo di ammirare. Ma mi fermo, fa parte del mio saluto, della sorpresa.

Telefonate, letture, idee, pioggerella estiva. Viva la Vida.




"Se avrò avuto il dono della profezia e conosciuto tutti i misteri e tutte le scienze: e se avrò avuto tale fede da far muovere le montagne, e mi sarà mancato la carità, io sono nulla" (San Paolo)




martedì 24 giugno 2008

Se una sera voci di donna, finestre illuminate ed echi di violini

"Erano le fatue inconscie crudeltà di Lagorio, a cui tutti erano abituati. Ma dietro le sue parole, comparve ai compagni l'immagine della lontana città con i suoi palazzi e le chiese immense, le aeree cupole, i romantici viali lungo il fiume. A quell'ora, pensavano, doveva esserci una sottile nebbia e i fanali davano una tenue luce giallastra, a quell'ora nere coppie per le vie solitarie, grida di cocchieri dinanzi alle vetrate accese dell'Opera, echi di violini e di risa, voci di donna (dai tetri portali delle ricche case), finestre illuminate a incredibili altezze, fra il labirinto dei tetti; l'affascinante città con i loro sogni di giovinezza, le sue ancora sconosciute avventure". ("Il deserto dei Tartari", Dino Buzzati, ediz. Oscar Mondadori Classici Moderni, pag. 52).






lunedì 23 giugno 2008

Breve e seral notturno elogio della colonna sonora


Sarà perché il mio primo vero cd, insomma di quelli che tieni in camera, che sono veramente tuoi, che li rigiri fra le mani, è stato la colonna sonora de "Il Gladiatore"; sarà forse perché lego talmente tanto la musica di una scena alle emozioni che mi suscita che ho bisogno di averla e di ascoltarla, e non solo sentirla; o forse ancora sarà per la natura stessa della colonna sonora in sé che mi attrae, cioè il suo essere quasi il profumo di una pellicola.
Difatti i miei primi cd, fin dalla fine delle elementari furono le colonne sonore dei miei miti cinematografici (ma non solo): "Il Gladiatore"; "Braveheart - Cuore Impavido"; "The Patriot - Il Patriota". Adoravo quella musica che mi ricordava le battaglie, il cuore che palpitava davanti all'onore di un antico romano, o al grido di libertà del popolo scozzese, o alle cannonate della Guerra d'Indipendenza americana.
Poi questa passione è maturata, è cresciuta con me fino a diventarmi molto familiare (non uso quella parola inglese che sa di fredda schedatura, "hobby"). Da pellicole strettamente storiche, ora il mio repertorio spazia da commedie a film drammatici. Sempre seguendo loro, le note di cui spesso non ci accorgiamo nemmeno, ma che sono l'impronta segreta di ogni scena. E che io seguo, a breve distanza e in punta di piedi.
La colonna sonora è la rilegatura di un film, il profumo delle sua pagine; colonna sonora significa respiro, ciò che molto spesso carica di epos una scena che altrimenti sarebbe orizzontale. Quella melodia la eleva, la verticalizza. Anche lessicalmente parlando, "colonna sonora" è un nome che adoro: "colonna" un termine se si vuole pesante, quasi duro; e poi l'aggettivo "sonora", che fa dimenticare ogni cosa, che rende tutto immateriale e palpabile al tempo stesso, delicato e deciso, e trasforma quella colonna nello stelo di una rosa.
Ma facciamo qualche esempio, o resta tutto troppo astratto e idilliaco: le atmosfere country di "Una canzone per Bobby Long", in particolare "Washboard Lisa" di Grayson Capps, poggiano sugli accordi di chitarra, dal bar alla festa per la figlia; la chitarra acustica di Kymia Dawson in "Juno" fa miracoli per l'orecchio ed il cuore, delicata, mai indiscreta, sempre sulle corde dell'anima ma non con sentimentalismo, direi piuttosto con una pacca sulla spalla ed un bacio sulla guancia, una per tutte "Anyone else but you"; la batteria ed i suoni elettrici di "Lost in Translation" valgono la bellezza dell'incontro in una Tokio notturna con una bella ragazza americana: perfetti. Da ascoltare andando in macchina di notte in una grande città (io l'ho fatto a Torino), in particolare "City Girl" e la mitica "Just Like Honey", profumo sonoro di uno dei finali più belli. C'è poi la colonna sonora assai bizzarra di "Un'Ottima Annata", atmosfere da bar estivo parigino, anni passati, e in generale da campagna d'Oltralpe. Dolcissimi i violini e il pianoforte di "Wisdom", scena finale. Spassosi, da lieto fine con cena al tramonto. In ultimo, se no vi annoio, i tamburi da cardiopalma di "Apocalypto", talmente coinvolgenti che ti sembra di dover nasconderti sugli alberi per evitare di essere preso. Scene da batticuore, altrimenti rilassanti: dipende da come vuoi ascoltarle.
Ne avrei altre da segnalare, da raccontare, ma penso che possa bastare. Ora tengo d'occhio "Once". Prima però vedrò il film, riguardo al quale ho letto che la colonna sonora è veramente significativa.
Difatti prima guardo sempre i film, e dopo vado a caccia della loro colonna del suono.

D'altronde, apprezzi di più il profumo di u
na ragazza, di un'amica, quando ce l'hai davanti e la guardi negli occhi; respiri con più piacere le pagine di un libro quando lo sfogli con le dita. Così pure per le pellicole e la loro anima sonora. E questo vale come Viva la Vida.



sabato 21 giugno 2008

Il Foglio, Costantinopoli, Gattuso

Oggi è una buona giornata. Il Foglio è tutto da gustare, eccezionali insertoni del sabato, fra i quali due o tre in particolare che si annunciano gustosissimi: "Perché l'America ama i suoi eroi" e "Il presidente in armi". Ma poi anche gli altri, le rubriche, gli editoriali... ne spulcerò ogni anfratto, e con calma, rispetto e buonumore, come si dovrebbe fare con una bella ragazza. Soprattutto con calma: oggi nessuno parte per Roma dovendosi prendere i giornali.
Leggiera delusione (*****!) non tanto per l'eliminazione della Croazia, quanto per il passaggio della Turchia: incredibile che una squadra non europea passi in semifinale ai campionati europei. Cosa vuol dire che hanno un piede in Europa? Costantinopoli è stata fondata dal primo imperatore cristiano, checchè ne pensino i vari Maometto II passanti di lì con cannoni e scimitarre il 29 maggio 1453. Non importa, per riprendersi Costantinopoli c' è sempre tempo.
Sta per arrivare una compagna di mia sorella per pranzo. Poi stasera gli amici di atletica per gozzoviglie, libagioni e banchetti vari.
Intanto gustatevi le dichiarazioni in conferenza stampa di Ringhio Gattuso, certo uno che dice le cose in faccia senza preoccuparsi. Qui risponde ad una domanda sulle nozze gay legalizzate da Zapatero in Spagna. Perfettamente, semplicemente, cristianamente d'accordo.

"Le nozze tra omosessuali non mi trovano d'accordo. Per me le nozze sono tra un uomo e una
donna. Sì, io mi scandalizzo, perché credo nella famiglia. E se credi nella famiglia e nella tua
religione, non puoi essere d'accordo. Poi, siamo nel
2008 e ognuno fa quello che vuol
e".



venerdì 20 giugno 2008

Viva la Vida è anche...

Viva la Vida è (anche) quando spendi 4,60 euro per i giornali, ti tieni da parte con calma Il Foglio, e scopri che tuo papà che sta per partire ora per Roma con tua mamma, se li porta dietro tutti. Foglio compreso. E tu ti arrabbi un poco...

Viva la Vida è quando però tuo papà compra la tanica di benzina e ti regala un pieno
(dopo il furto del Foglio ci mancherebbe altro!).

Anche i fiori combattono quelli che amano la morte più della vita


"Mercoledì una bomba nascosta sul ciglio della strada ha ucciso tre riservisti delle Sas, i corpi speciali britannici e il sergente Sarah Bryant. A ventisei anni è la prima donna del contingente inglese a morire in Afghanistan. Bella e bionda (...) aveva sposato un collega dell'intelligence e la sua fotografia con un sorriso solare è stata data, con orgoglio, alla stampa dai genitori. -Siamo devastati dalla perdita della nostra adorata figlia, ma so che Sarah è morta facendo un lavoro che amava e per una causa in cui credeva-". (da Il Foglio di oggi)


giovedì 19 giugno 2008

Due film che dicono entrambi una cosa sola




VIVA LA VIDA








Il profumo della Storia


Quando non ho un libro da leggere non mi sento tanto bene. Adoro tutti i libri che ho in camera mia, le file, le doppie file, le sezioni: Storia militare; Novecento e attualità; Narrativa; Classici... e poi riconoscere le edizioni dal loro profumo. Si, un po' fa ridere, però è vero che il profumo è una componente importante, come la rilegatura e la copertina. Riconoscere al tatto un Mondadori Oscar BestSeller, un sobrio Einaudi, la copertina liscia e molle di un Feltrinelli. D'estate ho voglia di romanzi, non di libri-tormentone-dell'estate (ma se per grazia di Dio uno di questi è decente allora ben venga), ma di romanzoni, di grandi classici. L'anno scorso lessi "Insciallah" di Oriana Fallaci, un superbo romanzo, l'Iliade dei soldati italiani a Beirut negli anni Ottanta. Superbo davvero. Tantissime pagine, copertina oro della collana Bur "Opere di Oriana Fallaci". Ed il suo profumo, persistente tuttora credetemi, rappresenta per me il campeggio con gli amici di Valle Mosso a Sestri Levante. Profumo cartaceo, ricordo indissolubile.
In effetti, però, il mio desiderio era di leggere il Don Chisciotte, e difatti me lo sono fatto imprestare da mia nonna. Però è ostico per quanto riguarda proprio il modo di scrittura, assolutamente barocco, quasi alla Anonimo manzoniano. Forse non è il momento giusto. No, lo inizierò un'altra volta.
Mi affascinano gli scrittori francesi del Sette-Ottocento, Victor Hugo e compagnia bella. Chiederò consigli ad un'amica, con la quale dovrò trovarmi per un "caffè letterario" in questi giorni.
Intanto ieri sera mi sono buttato. Ero un po' arrabbiato per una faccenda che sicuramente (spero) è molto meno di quel che sembra, e così, affamato di pagine e dolcemente irato per i fatti di cui sopra, mi sono lanciato alla disperata ricerca di un libro. A volte ne risfoglio di già letti per cercare di farmeli piacere così che li riprenda, ma stavolta no. Mi ero addirittura dimenticato che dovevo leggere Il Foglio.
E sapete che ho scelto? Sezione Classici, ero tentato di riprendere le Storie di Erodoto, eterna leggenda della mia scuola media, però poi ho preferito qualcosa che invece non avevo mai letto: Senofonte. O meglio, di lui ho già letto l'Anabasi, ma avevo lì vicino due volumi della "Ciropedia" comprati in super offerta in una piccola libreria di Milano, avendo poco tempo e con la macchina di un amico (mitico Dado!) parcheggiata fuori non proprio bene. Era l'anno scorso.
Ho cominciato a leggere fino alla metà del primo volume, secco secco. E' la storia dell'educazione di Ciro il Grande, colui che fondò l'Impero persiano.
Quanti ricordi. Le storie antiche, il modo di scrivere di quegli autori, il sano epos che tratta di paesaggi lontani lontani e di uomini come noi. Un tuffo nel passato. Non solo della Storia, ma anche mio. In luoghi e racconti per i quali si può spendere una vita.
Ma questo un'altra volta.


Viva la Vida è accendere a Oropa una candela per gli amici maturandi.
Viva la Vida è volersi arrabbiare e non riuscire, e allora leggere fino a notte fonda Senofonte.

mercoledì 18 giugno 2008

Disquisizioni sull'Italia che avanza



Infine ce l'abbiamo fatta. Tanto per essere chiari: Italia 2 - Francia 0. Io adoro la Francia, e chi mi conosce bene lo sa. Adoro Parigi e sposare una bella francese alla " A Good Year - Un'Ottima Annata" per chi l'ha visto, sarebbe uno dei miei sogni. Però calcisticamente vince il patrio suolo, l'italico coraggio. Assolutamente.
Finalmente si è vista in campo una Nazionale campione del mondo. Credo (e spero) che l'abbiate vista tutti, quindi non sto cer
to a ricommentarvela tutta.
Ribery subito fuori per infortunio, rigore per noi con espulsione francese già subito subito. Pirlo segna. Mi fermo qua.
Io comunque non ci credevo al biscotto rumeno-olandese, che difatti non c'è stato. Il problema è che le nostre punte non hanno ancora segnato! La prossima partita contro la Spagna, tradizionalmente sfigata nazio
nalmente parlando in ambito giuoco calcio.
I precedenti ci sono favorevoli: vittorie di Scipione l'Africano e Scipione l'Emiliano qualche secolo fa.
Il resto non conta.

Viva la Vida è quando Toni non riesce proprio a segnare e Pirlo insacca un rigore;
Viva la Vida è quando Gigi è in vena di miracoli e la Francia è morta e sepolta.




lunedì 16 giugno 2008

Viva la Vida or Death and All His Friends/1



Questo album rappresenta sicuramente una svolta. E' una rottura che ha però dentro una continuità, se si vuole una coerenza. Rottura innanzitutto con lo stesso stile della band, il loro modo di presentarsi: dal bianco e nero di sempre ai colori, all'esplosione dei colori (basta visitare il sito ufficiale www.coldplay.com). E poi certo una diversità di sound, fortemente influenzato da un ritmo che prima era quasi del tutto assente. E quando dico ritmo intendo tamburi.
Insomma, materiale da maneggiare con cura, "Viva la Vida". Anche perché dal titolo stesso (non dimentichiamo "... or Death and All His Friends") si capisce che questo album si muove su un sottile filo di pessimismo-speranza; una decisa virata sul tema religioso in una maniera che prima era solo sottesa. E anche i brani, con strumenti ed atmosfere completamente nuove e non, segnalano ciò. Chris Martin, il leader, dice: "Scrivo per dare un senso all'esistenza e per il desiderio di trasmettere qualcosa di speciale (...) la scintilla per quest'album è stata innescata dal desiderio di uscire da un mondo in bianco e nero per entrare in uno a colori".
Ma passiamo alla playlist. Il palcoscenico si apre con un brano solamente strumentale, "Life in Technicolor", che il "Corriere della Sera" ha definito "Un inno all'ottimismo": ed in effetti la melodia è veramente gradevole, equilibrata e resa magnificamente dal suono di una chitarra accompagnata mano a mano da tamburi, altre chitarre e batteria. Ma l'atmosfera cambia subito con il secondo brano "Cemeteries of London", in cui troviamo la magia grigia di una Londra attraversata da "fantasmi Vittoriani". L'ultima strofa è la più bella:

"Dio è in tutte le case
E Dio è nella mia testa
E in tutti i cimiteri di Londra
Vedo Dio entrare nel mio cortile
Ma non so cosa ha detto
Perchè il mio cuore non era aperto
Non era aperto
Cantando la la la la la la ehh
E la notte si è distesa su Londra
Cantando la la la la la la ehh
Oggi non c'è luce su Londra"

Ecco il brano che personalmente preferisco, "Lost!". Nell'originale playlist dell'album si presenta come una canzone piena di ritmo, con strumenti quasi opposti, come l'organo da chiesa (stile Fix You) e i tamburi con battiti di mani, oltre alle solite chitarre. E' forse l'emblema di questo contrasto, Vida e Death, speranza e buio, come si nota dalla strofe iniziale e quella finale:

"Solo perchè sto perdendo
Non significa che io sia perduto
Non significa che mi sia fermato
Non significa che io sia dall'altro lato"

insomma, non sono definito da quel che riesco a fare, anche quando sto perdendo,

"Ohhh ed io sto solo aspettando che la luce svanisca"

ma siccome non vedo speranza posso solo aspettare.

Nel singolo successivo, "42", si tocca direttamente il tema della morte e dell'uomo che spera (ma c'è canzone vera che qui non lo faccia?). "I morti non sono morti ma vivono nei miei pensieri", e l'umanissimo

"Il tempo è così breve
E sono sicuro
Che ci dev'essere qualcosa di più"

Anche la musica è un perfetto mix fra il sound di atmosfere simili ai primi brani di X&Y e al nuovo ritmo, condito dal dolce pianoforte di Chris.
"Lovers in Japan" inizia subito con grande enfasi, la melodia della voce naviga fra i suoni dei nuovi Coldplay, e, in continuita-contrasto con "Lost!", il testo termina con una certezza:

"Forse stanotte correremo

Sognando il sole di Osaka
Ohhhh ohh ohh
Sognando l'arrivo del mattino

Mi stanno svuotando la testa
Per vedere quali sono i miei intenti
Tenendo la testa giù
Per vedere come mi sento adesso
E non ho dubbi
Un giorno il sole sorgerà"

Dopo l'esplosivo finale si passa ad una dolcissima ghost track, una traccia fantasma chiamata "Reign of Love". Quasi l'anima della canzone precedente, con la quale centra come la bellezza con lo scorrere delle luci di una città su di un'automobile in corsa di notte, cioè tutto. Qui regna sovrano il pianoforte di Chris, che ricorda delle gocce che cadono piano sull'acqua, o una farfalla viola che vola leggera. Sicuramente la notte, non si può concepire altro al suono di questo vibrante strumento:


"Regno d'amore
Non posso lasciarlo
Al mare offro questo pesante carico
Vento di locusta
Sollevami
Sono solo un prigioniero in un regno d'amore

Vento di locusta

Come vorrei
Aver parlato a voce alta
Ad un regno d'amore

Regno d'amore stiamo aspettando vicino alla chiesa
Regno d'amore prego inginocchiato
Come vorrei aver parlato a voce alta
Trasportato via su un regno d'amore"

Non perdete la seconda parte, con una sorpresa: c'è "Lost?".


venerdì 13 giugno 2008

Grazie


Bastano degli incontri per cambiare una giornata e non solo.
Ieri sera sono andato ad Oropa alla serata finale del soggiorno dei maturandi di GS di Busto Arsizio, un'ottantina circa di ragazzi e ragazze, se non sbaglio. Pullman, arrivo. Santuario praticamente deserto. Mi siedo in chiesa e mio zio celebra la Messa per loro. Poi cena.
E mitica serata! In particolare ho fatto conoscenza dei classicisti, Chiara, Eleonora (ops, lei Scientifico), Elisa, Elena e Paolo. Il coro era spaziale, siamo andati pure fuori, sul sagrato e li abbiamo sentiti cantare un paio di canti di montagna. E poi grappa. Beh, solo un bicchiere... seratona di canti.
Stamattina sono tornato da loro in moto, e gli ho fatto compagnia mentre studiavano: leggevo i miei giornali, i miei libri, sfogliavo pure i loro testi scolastici. E li guardavo studiare. Tutta la mattina. Prima di andare su, a dire il vero, ho scaricato il nuovo album dei Coldplay, di cui a breve tesserò l'elogio.
E' sempre una realtà quella che cambia le cose: fino ad un giorno fa sapevo che ad Oropa c'erano dei ragazzi a studiare, niente più; ed invece ora provo un po' di dispiacere nel vederli andare via.
Volevo ringraziare tutti loro: Paolo, di cui voglio leggere la tesina (come quella di tutti d'altronde), Elisa, Elena (che ha un futuro nel canto sicuro sicuro), Chiara.... ma tutti tutti!
Dio non fa incontrare le persone per caso. Mai. E poi questa nuova musica... mi sento pieno tanto di fragilità umana quanto di gioia cristiana, libera.
Spero di rivedervi tutti a Milano, o qua da me.
Grazie, viva la vida.

Un'affezione così è possibile solo grazie ad un Altro, a Lui. Definitivamente
Viva la vida

giovedì 12 giugno 2008

Viva la vida, c'è una vittoria che vince il mondo


Il mio umore è un po' ballerino, come il tempo qui, d'altronde. Mi sono svegliato abbastanza presto, ho fatto la doccia e dopo colazione ho aiutato (!) a mettere un po' a posto, in particolare in camera mia.
Poi ho preso la moto, ho fatto benzina e ho deciso di farmi un giretto. Avevo anche qualcosa da leggere nella sella, però... non mi sono mai fermato. Un giretto di circa 25km per i paesi biellesi: Occhieppo Superiore passando per il Piazzo, poi mi sono perso in viuzze. Mi giro e vado a Pollone; attraversatolo scendo a Biella dal Vandorno e, sosta compra-giornali, ritorno a casa. Certe cose non sono come te le immagini, è vero. Difatti avrei voluto fermarmi su qualche bellissima panchina, e leggere, guardare chissà dove. Però. Bisogna sempre avere una meta per ripartire.
E ora sono qua.
In questi giorni tiro sempre fino a mezzanotte, ma non con fatica. Cioè, ci arrivo e basta. Ieri, mentre aspettavo una telefonata, ho girato su Sky e guarda caso c'era "Una canzone per Bobby Long". L'ho rivisto tutto. Poi (telefonata mai arrivata, forse mai partita), erano le undici e dieci, mia sorella doveva arrivare, mia madre era sopra. Ho sfogliato i cataloghi d'arte che abbiamo in sala alla ricerca di un quadro che nemmeno io conoscevo. Cercavo... Vermeer, Van Gogh...
Invece ho preso il mio libro, il testo degli Esercizi e mi sono andato a sedere in cucina. Che ho fatto? Ho letto per un'oretta. Però è stato no
tevole. "L'eleganza del riccio" è veramente una grazia di libro, vorrei avere anche io un'amica come Renée, andare a Parigi al numero 7 di rue de Grenelle (intanto ci sono appena andato con GoogleEarth) a prendere il the e discutere dell'Arte. Una storia fantastica, delicata, raffinata e vera. Lo stile è strettamente femminile e piacevolmente sciolto. Ora lo devo finire, il libro. Ah, e ho anche scritto su un foglio qualche parola, ma non vi dico di più. Ho pure finito la Sprite, fra una pagina e l'altra, una sottolineatura e un segno. A volte, all'inizio dei libri, una frase è talmente vera che è più forte del mio istinto di non alzarmi, e vado a recuperare una lapis per sottolineare. E non finisco più.
E poi, alla fine di tutto, si tratta di riconoscere Cristo presente anche lì, nonostante telefonate invocate e mancate, abbatimenti vari, confusioni, dubbi, anche rabbia dentro, quadri che non si trovano, attese, lettu
re.
Bisogna solo fare come dice Paloma, la dodicenne protagonista: pregare il destino di farci incontrare qualcuno (pag. 139 se non sbaglio).
Il resto è libertà. Il resto è seguire Lui.

America ad un mese da oggi. Nuovo album ("Viv
a la vida"!!!!!) Coldplay a ventiquattro ore da adesso. E' ora di rialzarsi, questa è la vittoria che vince il mondo.




Piccola chicca dei Coldplay. Che luci, che notte.




mercoledì 11 giugno 2008

Recensione: Juno







Questo è un film che mette di buonumore. Già perché potrebbe benissimo essere una storia letta sui giornali. Ha vinto l'Oscar per la sceneggiatura, e non è male per una pellicola girata quasi interamente fra le case a schiera tipicamente americane. Ellen Page interpreta Juno, un'adolescente della mia età che dopo aver accettato l'invito del compagno di classe ("part-time lover and full-time friend") a fare sesso con lui si ritrova "incasinata fino al collo". Si perché "I'm pregnant, sono incinta". Forse dal trailer, almeno quello italiano, può sembrare una commediuccia volgarotta fatta con un budget minimo che si fa strada a battutacce e narcisismo di adolescenti troppo adulti e (certi) adulti troppo adolescenti. Palle.
Intanto perché gli attori sono straordinari, oltre ad Ellen Page c'è Michael Cera che interpreta l'amico-padre, Paulie Bleecker. Ecc
o Bleecker è il classico adolescente un po' ingenuotto, fa atletica nella sua scuola, suona la chitarra e ha voluto sentirsi grande "facendolo" su una poltrona con la sua amichetta. "Tutto è iniziato con una poltrona" è la prima frase del film, pronunciata da Juno.
Ma ci sono anche i grandi, quelli veri. Il padr
e di lei, con la sua premurosa seconda moglie, due personaggi che accompagneranno Juno nel suo percorso; e poi Vanessa (Jennifer Garner), con suo marito, la coppia che mette annunci sul giornale per adottare un bambino, ai quali risponderà la nostra eroina.
Difatti Juno subito pensa ad un aborto facile e veloce, assieme alla sua amica. E la scena della clinica femminista per aborti è spettacolare: andandoci, Juno incontra una sua compagna pro-life, brutta, col cappello, gli
occhiali ed una voce roca che urla: "Tutti i bambini vogliono venire al mondo". Lei ci scambia due parole sui compiti e poi tira dritto. Ma, nella squallida clinica (vedere per credere), le rimbomba nella testa la frase che la sua compagna urlava "Tuo figlio ha già le unghie". Juno in sala d'attesa non può far altro che vedere e sentire solo unghie: chi si gratta, chi se le taglia, chi le batte sul tavolino... scappa.
Con la sua amica trovano la coppia sul giornale e tutto il film è la storia della vita di lei che porta avanti la gravidanza, fra mille diffic
oltà ma con la certezza di aver fatto la scelta giusta. I maschietti non ci fanno bella figura (ecco l'aborto maschio): Bleecker se ne lava un po' le mani, tanto non deve andare in giro come un "pianeta"; e il marito di Vanessa si rivelerà uno stronzo, lasciandola proprio quando il "gamberetto" è in dirittura di arrivo.
Ma gustatevi il film, un capolavoro di buonumore. E poi c'è Juno, un'adolescente da impazzire. Vorrei tanto poterla invitare a cen
a, ma non importa. Il linguaggio è quello della strada, come la storia: quasi una favola moderna. Pure con il lieto fine: "Forse bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi". Già.
La colonna sonora è sublime, chitarra acustica a non finire, grazie a Kymia Dawson. Da gustare pure quella.

Si, lo ammetto, sono innamorato di questo film. Sarà tutto questo schitarrare dolce; saranno le scarpe chiodate di Bleecker che cor
re in clinica subito dopo la gara; saranno le calze a righe di lei durante il parto.
Sarà che, sotto sotto, pure in questo film c'è un omaggio al supremo mistero di quella creatura stupenda che è la donna, cioè il dono di dare la vita. Anche se "è meglio non avere fretta di diventare grandi".




lunedì 9 giugno 2008

Colazione con l'Assoluto

Mi alzo per le otto e qualcosa, doccetta rilassante. Oggi è la prima settimana di vacanza, spero pure il tempo se ne accorga. Colazione sul tavolo di vetro in salotto, con alle spalle le montagne e la strada. Metto su un cd con l'opera 61 di Beethoven e mi lascio trasportare. Terminata l'estiva colazione, prendo in mano il mio ultimo libro, "L'eleganza del riccio", elegante edizione e/o, il cui profumo mi era prima d'ora sfuggito. Sublime. Pure la storia, raffinata commedia francese. E leggo, alla traccia n. 4 dell'opera 47 di Ludovico Van
"Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno" pag. 139.
Colazione con l'Assoluto, musica, profumo, storie francesi. E l'estate, forse.

giovedì 5 giugno 2008

D-Day, sbarco in Normandia





In questo giorno un'epoca, quella del gelo nazista, cominciava a vedere in faccia i suoi nemici, giovani che lottarono e morirono per la Libertà. Sono i ragazzi della "Greatest generation", primi fra tutti gli eroi della centounesima aviotrasportata, da cui arriva il generale Petraeus, colui che sta risollevando l'Iraq. Ma questa è un'altra storia.
Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword. Questi i teatri.

Dedicato a tutti quelli che, invece di maledire le tenebre, allora come oggi, cominciano ad accendere candele. Oggi più che mai
Save Us

martedì 3 giugno 2008

Contro gli sponsor del terrorismo islamico



Questo blog appoggia la manifestazione contro il dittatore iraniano Ahmadinejad che si terrà oggi ore 20.00 in Piazza del Campidoglio a Roma.
Questo è il mio video di risposta a chi odia l'Occidente, a chi nega l'Olocausto, a chi invita gli ebrei a preparsi ad uno nucleare, a chi difende il terrorismo, a chi "Ama la morte più di quanto noi amiamo la vita".