lunedì 16 giugno 2008

Viva la Vida or Death and All His Friends/1



Questo album rappresenta sicuramente una svolta. E' una rottura che ha però dentro una continuità, se si vuole una coerenza. Rottura innanzitutto con lo stesso stile della band, il loro modo di presentarsi: dal bianco e nero di sempre ai colori, all'esplosione dei colori (basta visitare il sito ufficiale www.coldplay.com). E poi certo una diversità di sound, fortemente influenzato da un ritmo che prima era quasi del tutto assente. E quando dico ritmo intendo tamburi.
Insomma, materiale da maneggiare con cura, "Viva la Vida". Anche perché dal titolo stesso (non dimentichiamo "... or Death and All His Friends") si capisce che questo album si muove su un sottile filo di pessimismo-speranza; una decisa virata sul tema religioso in una maniera che prima era solo sottesa. E anche i brani, con strumenti ed atmosfere completamente nuove e non, segnalano ciò. Chris Martin, il leader, dice: "Scrivo per dare un senso all'esistenza e per il desiderio di trasmettere qualcosa di speciale (...) la scintilla per quest'album è stata innescata dal desiderio di uscire da un mondo in bianco e nero per entrare in uno a colori".
Ma passiamo alla playlist. Il palcoscenico si apre con un brano solamente strumentale, "Life in Technicolor", che il "Corriere della Sera" ha definito "Un inno all'ottimismo": ed in effetti la melodia è veramente gradevole, equilibrata e resa magnificamente dal suono di una chitarra accompagnata mano a mano da tamburi, altre chitarre e batteria. Ma l'atmosfera cambia subito con il secondo brano "Cemeteries of London", in cui troviamo la magia grigia di una Londra attraversata da "fantasmi Vittoriani". L'ultima strofa è la più bella:

"Dio è in tutte le case
E Dio è nella mia testa
E in tutti i cimiteri di Londra
Vedo Dio entrare nel mio cortile
Ma non so cosa ha detto
Perchè il mio cuore non era aperto
Non era aperto
Cantando la la la la la la ehh
E la notte si è distesa su Londra
Cantando la la la la la la ehh
Oggi non c'è luce su Londra"

Ecco il brano che personalmente preferisco, "Lost!". Nell'originale playlist dell'album si presenta come una canzone piena di ritmo, con strumenti quasi opposti, come l'organo da chiesa (stile Fix You) e i tamburi con battiti di mani, oltre alle solite chitarre. E' forse l'emblema di questo contrasto, Vida e Death, speranza e buio, come si nota dalla strofe iniziale e quella finale:

"Solo perchè sto perdendo
Non significa che io sia perduto
Non significa che mi sia fermato
Non significa che io sia dall'altro lato"

insomma, non sono definito da quel che riesco a fare, anche quando sto perdendo,

"Ohhh ed io sto solo aspettando che la luce svanisca"

ma siccome non vedo speranza posso solo aspettare.

Nel singolo successivo, "42", si tocca direttamente il tema della morte e dell'uomo che spera (ma c'è canzone vera che qui non lo faccia?). "I morti non sono morti ma vivono nei miei pensieri", e l'umanissimo

"Il tempo è così breve
E sono sicuro
Che ci dev'essere qualcosa di più"

Anche la musica è un perfetto mix fra il sound di atmosfere simili ai primi brani di X&Y e al nuovo ritmo, condito dal dolce pianoforte di Chris.
"Lovers in Japan" inizia subito con grande enfasi, la melodia della voce naviga fra i suoni dei nuovi Coldplay, e, in continuita-contrasto con "Lost!", il testo termina con una certezza:

"Forse stanotte correremo

Sognando il sole di Osaka
Ohhhh ohh ohh
Sognando l'arrivo del mattino

Mi stanno svuotando la testa
Per vedere quali sono i miei intenti
Tenendo la testa giù
Per vedere come mi sento adesso
E non ho dubbi
Un giorno il sole sorgerà"

Dopo l'esplosivo finale si passa ad una dolcissima ghost track, una traccia fantasma chiamata "Reign of Love". Quasi l'anima della canzone precedente, con la quale centra come la bellezza con lo scorrere delle luci di una città su di un'automobile in corsa di notte, cioè tutto. Qui regna sovrano il pianoforte di Chris, che ricorda delle gocce che cadono piano sull'acqua, o una farfalla viola che vola leggera. Sicuramente la notte, non si può concepire altro al suono di questo vibrante strumento:


"Regno d'amore
Non posso lasciarlo
Al mare offro questo pesante carico
Vento di locusta
Sollevami
Sono solo un prigioniero in un regno d'amore

Vento di locusta

Come vorrei
Aver parlato a voce alta
Ad un regno d'amore

Regno d'amore stiamo aspettando vicino alla chiesa
Regno d'amore prego inginocchiato
Come vorrei aver parlato a voce alta
Trasportato via su un regno d'amore"

Non perdete la seconda parte, con una sorpresa: c'è "Lost?".


1 commento:

Stephanie ha detto...

Certo che da come l'hai descritto, mi hai proprio fatto venir voglia di ascoltarlo. Ciau!!!