Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo. S. Caterina da Siena
lunedì 28 giugno 2010
"La Chiesa esiste solo per indicare il Suo volto"
giovedì 24 giugno 2010
We do not do religion
Corriere della Sera, 18 giugno 2010
martedì 22 giugno 2010
Una canzone di vittoria
And it's not just a game
You can't throw me away
I put all I had on the line
And I give and you take
And I played the high stakes
I've won and I've lost
But, I'm fine
Hear me say I'll rise up 'til the end
Hear me say I'll stand up for my friends
And I crash to the ground
And it's just my own sound
I drop in the blink of an eye
I'm colorblind
And your milky way fight
Won't stop my delight
You keep me and lock me away
And it's dark and it's bright
It's your colorful pride that kept me here 9000 days
Hear me say I'll see the sky again
Hear me say I'll drive for you my friend
There's a noise in the crowd
But it's just my own shout
A stumble I fall and I pray
Hear you say your eyes see green again
In the end we'll lived up holding hands
Yes, we'll spark in the night
We'll be colorblind
And these are the lives we gave
Hear me say I'll rise up 'til the end
Hear me say that I'll stand beside my friends
I won't stay on the floor
I will settle the score
A stumble I fall and I pray
Hear me say it's time we stop talking
Eye to eye we see a different face
Yes we we've conquered the war
With love at the core
A stumble I fall, but I'll stay
Colorblind.
domenica 20 giugno 2010
Campionati Italiani di Pescara: and when I run I feel His pleasure
| Questo il podio, noi siamo tutto a sinistra, io il più a destra dei bianchi |
| Qui stiamo chiedendo informazioni alla bella damigella abruzzese della cerimonia di premiazione sui "Parrozzi", dolci tipici offertici quale ambito premio. |
| Preparativi per la foto di rito |
| La medaglia di fuoco |
mercoledì 16 giugno 2010
Maturandi a Oropa
![]() |
| Sainte Chapelle, Parigi. C'è bisogno di cattedrali |
martedì 15 giugno 2010
Dio nelle strade di NYC
Di questo posto essere testimone anche io, nelle strade di NYC come altrove.
Il coraggio dei martiri
C’è cattedrale e cattedrale
Nel duomo di Milano la solenne celebrazione del martiro in terra turca di monsignor Padovese
Per primi entrano i cappuccini, con i sandali ai piedi e la cotta bianca sopra al saio. Portano loro la Croce. Dietro sono una quarantina i vescovi di tutt’Europa e dell’Anatolia, l’arcivescovo Edmond Farhat, nunzio apostolico in Libano, a rappresentare la Santa Sede. La bara spoglia, sopra solo il Vangelo aperto, è già lì per terra davanti all’altare. Dentro al Duomo sembra quasi che sia la presenza di monsignor Luigi Padovese a guidare i gesti dei suoi confratelli nell’episcopato. Funerali solenni, rito religioso, saluto commosso a un fratello nella fede. Per una volta, le formule vuote descrivono un fatto pieno di senso. E’ il rito della chiesa di Ambrogio e Carlo che saluta un suo figlio sacerdote. Per quanto il vicario apostolico dell’Anatolia ucciso il 3 giugno non fosse sacerdote diocesano ma padre cappuccino, figlio di Francesco e della grande vocazione missionaria fiorita nel secolo della riforma cattolica. Ma era partito da qui, aveva studiato i padri della chiesa dell’Asia minore, era diventato biblista e, a Milano, amico del cardinale Carlo Maria Martini. La chiesa ambrosiana ha del resto un filo sottile ma tenace che la lega alla chiesa apostolica di Turchia. E’ lì che Martini aveva voluto guidare il suo ultimo pellegrinaggio da arcivescovo. Perché, disse, in quel luogo “che le vicende storiche hanno ridotto all’essenziale”, accade però che “credere è facile”. E lì l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi ha portato i suoi giovani preti, per imparare il significato della missione in un paese islamico.Chi aspettava dalla chiesa di Milano una risposta non timida al martirio di monsignor Padovese ha avuto una risposta solenne. Più di 350 sacerdoti a concelebrare e riflettere sul martirio e intorno tanti laici, anche giovani, universitari. Pieno il Duomo e molta gente sul sagrato, sotto al cielo grigio. Anche ragazzi, universitari. E’ Padovese che guida, a lui si guarda, l’omelia del cardinale Tettamanzi è un florilegio di citazioni.
Solo alla fine sono più dirette, dure, le parole di monsignor Ruggero Franceschini, il vescovo di Smirne che proprio non vuole “ingannare nessuno davanti a questa bara”. Dice che la chiesa di Anatolia è un “piccolo gregge disperso e ora anche colpito, sgomento, impaurito”, troppo fragile oggi “per fronteggiare il male che l’ha colpita, troppo povera per trovare in se stessa le risorse per continuare a sperare almeno di esistere”. Ricorda che Padovese non aveva avuto paura ammonire i suoi figli: “Tra tutti i paesi di antica tradizione cristiana – aveva detto – nessuno ha avuto tanti martiri come la Turchia. La terra che calpestiamo è stata lavata con il sangue di tanti martiri che hanno scelto di morire per Cristo anziché rinnegarlo”.
La sveglia è data, l’impegno chiesto non generico: “Alle chiese sorelle chiediamo vocazioni: in particolare sacerdoti, religiosi e religiose… Venite a vivere il Vangelo, venite ad aiutarci a vivere, semplicemente”, ha concluso monsignor Franceschini. Il libretto della liturgia si chiude con una frase del vescovo ucciso: “In un’epoca di pluralismo il fare missione rinunciando a un’attitudine dominatrice pare essere vincente perché riproduce l’atteggiamento di Cristo”. Sulla sua immagine distribuita ai fedeli, si leggono invece le parole con cui, il 5 febbraio 2010 aveva ricordato don Santoro: “Mi piace rilevare che sia stato ucciso come simbolo, come realtà di sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava”.
venerdì 11 giugno 2010
Il Foglio e l'orizzonte di Goffredo
Apologia della Crociata
Ringrazio di tutto cuore Il Foglio per aver dato così ampio spazio in prima pagina a parole così vere e lucide, salde, ardenti come quelle di Roberto de Mattei riguardo allo spirito di Crociata del Cristianesimo. E, con questa citazione di Chesterton, "Chi crede che l'idea di Crociata deturpi l'idea di Croce é perché ha un'idea di Croce deturpata", invito tutti a leggersi la Gerusalemme Liberata di Tasso. E' dell'orizzonte di Goffredo che abbiamo bisogno.mercoledì 9 giugno 2010
Apologia della Crociata: perché c'é bisogno di uomini che vivano e muoiano per la Croce
Ecco perché, altra cosa che ho capito, al di là delle diatribe più strettamente letterarie, l'opera di un uomo come Tasso può essere compresa pienamente solo da chi ha chiaro di essere chiamato ad una battaglia, la battaglia della bellezza e della carità al seguito di Uno che ha già vinto e vince.
Come piace pensare in bocca al pio Buglione le stupefacenti parole qui sotto citate di Santa Teresina del Bambin Gesù.

Statua equestre di Goffredo di Buglione, Bruxelles
Cosa accadrà se il sale diventa insipido?
A conclusione dell'Anno Sacerdotale, ecco un articolo di Carròn apparso sull'Osservatore Romano di oggi. Da Tracce.it
Prima di tutto autenticamente uomini
di Julián Carrón09/06/2010 - Pubblichiamo l'articolo di don Carrón, comparso su "L'osservatore romano" per la chiusura dell'Anno Sacerdotale
Una volta domandarono a don Giussani che cosa avrebbe raccomandato a un giovane prete: «Che sia innanzitutto un uomo», rispose, suscitando la reazione stupefatta dei presenti. Ci troviamo agli antipodi dell’indicazione data al seminarista: da una parte, il distogliere gli occhi dalla propria umanità, dall’altra, uno sguardo pieno di simpatia per se stessi. Che cosa risulta dunque decisivo per la nostra fede e la nostra vocazione? Di che cosa abbiamo bisogno? Don Giussani ha più volte indicato nella «trascuratezza dell’io», nell'assenza di un autentico interesse per la propria persona, «il supremo ostacolo al nostro cammino umano» (Alla ricerca del volto umano, Rizzoli, Milano 1995, p. 9).
Invece è il vero amore a se stessi, la vera affezione a sé quella che ci porta a riscoprire le nostre esigenze costitutive, i nostri bisogni originali nella loro nudità e vastità, così da riconoscerci rapporto col Mistero, domanda di infinito, attesa strutturale. Solo un uomo così "ferito" dal reale, così seriamente impegnato con la propria umanità può aprirsi totalmente all'incontro con il Signore. «Cristo infatti – afferma don Giussani – si pone come risposta a ciò che sono "io" e solo una presa di coscienza attenta e anche tenera e appassionata di me stesso mi può spalancare e disporre a riconoscere, ad ammirare, a ringraziare, a vivere Cristo. Senza questa coscienza anche quello di Gesù Cristo diviene un puro nome» (All'origine della pretesa cristiana, Rizzoli, Milano 2001, p. 3).
«Non c’è risposta più assurda di quella a una domanda che non si pone» ha scritto Reinhold Niebuhr. Può valere anche per noi quando acriticamente subiamo l'influsso della cultura in cui siamo immersi, che sembra favorire la riduzione dell'uomo ai suoi antecedenti biologici, psicologici e sociologici. Ma se l'uomo è davvero ridotto a questo, quale è allora il nostro compito di sacerdoti? A che cosa serviamo? Quale è il senso della nostra vocazione? Come resistere a una fuga dal reale rifugiandoci nello spiritualismo, nel formalismo, cercando alternative che rendano sopportabile la vita? Oppure non sarebbe meglio, obbedendo al clima culturale, diventare assistente sociale, psicologo, operatore culturale o politico?
Come ha ricordato Benedetto XVI a Lisbona, «spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?» (Omelia della Santa Messa al Terriero do Paco di Lisbona, 11 maggio 2010).
Tutto dipende dunque dalla percezione, innanzitutto per noi, di che cosa sia l'uomo e di che cosa corrisponda realmente al suo desiderio infinito. La decisione con cui viviamo la nostra vocazione deriva perciò dalla decisione con cui viviamo il nostro essere uomini. Solo dentro una vibrazione umana autentica possiamo conoscere Cristo e lasciarci affascinare da Lui, fino a darGli la vita per farLo incontrare agli altri. «Come mai la fede ha ancora in assoluto una sua possibilità di successo?», si chiedeva pochi anni fa l’allora cardinale Ratzinger e rispondeva: «Direi perché essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo. […] Nell'uomo vi è una inestinguibile aspirazione nostalgica verso l'infinito. Nessuna delle risposte che si sono cercate è sufficiente; solo il Dio che si è reso finito, per lacerare la nostra finitezza e condurla nell'ampiezza della sua infinità, è in grado di venire incontro alle domande del nostro essere. Perciò anche oggi la fede cristiana tornerà a trovare l'uomo» (Fede, Verità, Tolleranza, Cantagalli, Siena 2003, pp. 142–143).
Questa certezza che Benedetto XVI testimonia di continuo anche davanti a tutto il male che ci procuriamo o che causiamo agli altri – pensiamo alla vicenda della pedofilia – ci invita a un cammino per la riscoperta e l'approfondirsi della ragionevolezza della fede: «La nostra fede ha fondamento, ma c’è bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi […]: soltanto Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più inquietanti circa la sofferenza, l’ingiustizia e il male, sulla morte e la vita nell'Aldilà» (Omelia della Santa Messa al Terriero do Paco di Lisboa, 11 maggio 2010). Solo se sperimentiamo la verità di Cristo nella nostra vita, avremo il coraggio di comunicarla e l'audacia di sfidare il cuore delle persone che incontriamo. Così il sacerdozio continuerà a essere un'avventura per ciascuno di noi e quindi l'occasione per testimoniare ai fratelli uomini la risposta che solo Cristo è al «misterio dell'esser nostro» (G. Leopardi).
(da L'osservatore romano, 9 giugno 2010)
martedì 8 giugno 2010
Corazza, lancia, elmo...
Luci serene e chiare
Luci serene e chiare
Luci serene e chiare,
Voi m'incendete, voi, ma prova il core
Nell'incendio diletto, non dolore.
Dolci parole e care,
Voi mi ferite, voi, ma prova il petto
Non dolor nella piaga, ma diletto.
O miracol d'Amore!
Alma che è tutta foco e tutta sangue
Si strugge e non si duol, more e non langue.
lunedì 7 giugno 2010
Make beauty
Il suo successore fece cancellare ogni traccia della sua esistenza.
L'intelletto più idiota della Storia, vale a dire Voltéro, disse: "Calunniate, calunniate. Qualcosa resterà!". Ed ecco che nel duemiladieci questa turpe leggenda va a finire sul grande schermo. I produttori, guarda caso, sono gli stessi de "Il nome della Rosa", uno dei film più infami della storia dell'uomo, espressione di un odio profondo a Cristo attraverso l'attacco a coloro che Lo amano e servono. "La Papessa" non mancherà di nulla: quale occasione migliore per mostrare ancora una volta un Medioevo esistito solo nelle menti pazze di qualche philosophe, con monasteri luoghi di oppressione e fanatismo e la donna seviziata e torturata per celare un represso istinto sessuale da parte dei frati? Per non parlare del fatto che la figura del Papa sarà qui sotto attacco diretto: non solo un Papa donna, ma anche protagonista di rapporti amorosi e via così. Le carte per per una pellicola largamente blasfema ci sono tutte.
Considerata la storia di questo film (la cui pubblicità campeggia all'ingresso della Feltrinelli di Biella, motivo in più per comprarci libri sani alla faccia loro), ho capito che non basta arrabbiarsi e lamentarsi che se facessero qualcosa di simile per Maometto e compagni sarebbe la guerra totale. Questo é pur vero, ma il punto é un altro. Come diceva Péguy non serve lamentarsi della situazione sfavorevole: quella dell'insulto, della provocazione, della mistificazione e dell'attacco é la condizione esistenziale della nostra Chiesa, la Chiesa militante. Sia per il martirio di monsignor Padovese sia per l'uscita nelle sale di sempre più numerose pellicole anticattoliche, dobbiamo sempre tenere presente che stiamo combattendo la buona battaglia, e che il Nemico é all'opera. Un battaglia dove però ci é soltanto chiesto di poggiare il capo sul petto di Gesù, di "mettersi alla scuola di Giovanni" come ha detto B XVI. Lui ha già vinto per noi.
Stamattina mi chiedevo cosa posso fare io per le persone che andranno a vedere "La Papessa", cosa posso fare per coloro la cui fede é resa sempre più debole sotto gli scossoni di questo nuovo mondo anticristiano: ebbene, come mi disse un mio caro amico, make beauty, fare bellezza. Più di tutti i pur giustissimi e necessari articoli che smonteranno sotto i vari punti di vista questo attacco al Papa e a Cristo col cavallo di Troia del cinema, farà molto di più il ripartire dalla testimonianza come presenza. Più si é uniti a Lui più la nostra vita diventa piena di una bellezza desiderabile, più grande di tutti i nostri limiti. E così sarà davvero la nostra semplice presenza a parlare. Ognuno é chiamato a essere presenza: chi con l'arte, chi con il canto, chi con la matematica, chi con altre cose. Tutti possiamo dirGli di sì.
Terminato questo post andrò a finire di preparare l'intervento che terrò giovedì prossimo a tre, quattro classi della mia scuola sull'Ulisse dantesco, con in mente proprio questo: make beauty.
Non siamo soli, e abbiamo bisogno solo della mano di Chi ci ha portato fin qui, come ricorda il buon Goffredo (Gerusalemme Liberata, canto II); e anche nel più duro della battaglia non dobbiamo temere, come mostra l'intervento di san Michele Arcangelo quando i cristiani stavano per cedere all'assalto notturno dei pagani (canto IX).
Per l'intanto, avrò il gran piacere di picconare un po' quell'idiota di Voltéro (fra di noi c'è qualcosa di personale, come già dissi) nel primo dei miei dossier sui martiri della Rivoluzione.
Ricordate, cari amici: essere uniti a Colui che é la Bellezza, Cristo, per essere presenza.
E make beauty, fare bellezza. Questo blog esiste solo per questo.
domenica 6 giugno 2010
"Come parlate, preti?"
6 giugno 2010
Come parlate, preti? Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, non puoi esprimerti come un Frattini qualsiasi, non puoi dire che l’omicidio di monsignor Padovese è “incredibile” e lascia “profondamente sconcertati”; monsignor Lucibello, nunzio apostolico in Turchia, non puoi dichiararti “distrutto” e “costernato” e definire il fatto “imprevedibile”. Così straparlando dimostrate di non conoscere il Vangelo né l’animo umano né la lingua italiana, nulla. L’omicidio di un vescovo è quanto di più evangelico e perciò credibilissimo e prevedibilissimo: “Metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome”. Siccome sconcertato significa “disorientato, confuso, smarrito” non è cristiano esserlo, l’oriente resta Cristo anche se ammazzano dieci vescovi al giorno. Si dice sempre che la chiesa ha bisogno di testimoni: bene, martire in greco significa appunto “testimone”. La cosa peggiore è descrivere quella di Padovese come una morte senza senso causata da un pazzo. La cosa peggiore sono le vostre parole.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
A proposito di Fratellanza Universale...
31 maggio 2010
I massoni democratici mettono in imbarazzo Bersani
Fioroni: "L'iscrizione a associazioni segrete è contro lo statuto del partito"
Il nostro articolino di sabato scorso sui problemi che presto avrà il Pd sul tema massoneria ha fatto un po’ di casino. Qui abbiamo spiegato come mai uno di quei classici problemi lasciati lì a decantare in un angoletto del partito per mesi, per anni, è misteriosamente tornano a galla. Tutto nasce da un quesito posto qualche mese fa da un esponente del Pd, il signor Ezio Gabrielli, ex assessore al Porto del comune di Ancona, che alla fine della scorsa estate aveva ammesso di essere un massone e aveva detto “di essere orgoglioso di esserlo”. Gabrielli poi è stato costretto alle dimissioni e ha fatto della sua presenza massona nel Pd una questione di principio. Su questo tema oggi scrive anche al Corriere – che a proposito di problemi legati alla massoneria non è secondo a nessuno – offrendo un articolo sfizioso sull’argomento. “I compagni massoni e la mancata espulsione. Due casi agitano il Pd”.Il significato di quel martirio
Roba da matti?
Ci sono varie cose su cui riflettere, con l'assassinio di Mons. Padovese. Tutti sottolineano come sia stato il gesto di un folle. O meglio, quasi tutti: l'arcivescovo di Smirne e altri fanno notare come questa scusa sia spesso stata usata come ritornello per coprire altre cose. La questione andrebbe investigata bene (e seguita su sites seri e realmente informati, come AsiaNews).
Quello che colpisce è che, tranne Avvenire, molti giornali si sono subito affrettati a dire che la politica pare non c'entrare etc. Politica? E chi ha mai detto che il problema è solo politico?
Invece si può uccidere in nome di Dio, sì. E oggi chi lo fa non sono i cristiani, questi ne sono invece le vittime. Quando gli "imbecilli collettivi", che ricevono i pacchetti di opinioni già preconfezionati, se ne accorgeranno sarà già troppo tardi.
venerdì 4 giugno 2010
Quando il mandorlo si vestirà di fiori
|
|
LETTURE/ La religiosità di Virgilio ci chiama a essere felici
mercoledì 2 giugno 2010
Il miracolo
Le reazioni all'incredibile miracolo realizzatosi in mondovisione non si sono fatte attendere. Il consiglio di Sicurezza dell'ONU si è riunito d'urgenza, ma non ha ancora deciso su un documento comune a causa dei veti incrociati di Stati Uniti e Cina. Sembra probabile che il risultato finale sarà una risoluzione generica di condanna per "l'inaccettabile interferenza divina verso la libertà umana" ma senza il discusso accenno ai diritti umani che fino alla tarda serata di ieri sembrava inevitabile. E' comunque scontata la censura verso la Santa Sede per l'appoggio fornito all'evento. Sono numerosissime le mozioni presentate da oltre duecento membri dell'assemblea per denunciare il "complotto giudaico-crociato" (come sostenuto dal presidente iraniano), la "strumentalizzazione di un effetto naturale di natura ignota e non riconducibile, malgrado le apparenze, all'esistenza di un'ipotetica ed inesistente entità superiore" (Cina), "preoccupazione e sgomento per l'indebita interferenza ecclesiale negli affari umani" (Spagna).
Si segnalano saccheggi e violenze verso le minoranze cristiane in diversi paesi mediorientali, asiatici e africani. In India sono stati dati alle fiamme un orfanotrofio e un ospedale. Le vittime sarebbero almeno una decina.
In Francia le associazioni dei medici e fisioterapeuti hanno inoltrato una vibrata protesta, denunciando "l'inqualificabile abuso e l'indebito esercizio della professione medica", e inoltrando una denuncia alla corte europea dei diritti dell'uomo. Francois Bregnac, direttore dell'agenzia "Medicine dans l'homme", ha evidenziato i pericoli connessi all'evento miracoloso: "Già abbiamo avuto un calo dei ricoveri ospedalieri di oltre il 30%. Continuando in questa maniera si corre il serio rischio di vanificare tutti i nostri sforzi sulla prevenzione e cura tempestiva delle malattie. Sacrifici di decenni buttati al vento." L'UE ha aperto un'inchiesta.
In Italia la CGIL ha indetto uno sciopero generale di quattro ore ed una manifestazione a Roma per il 10 giugno.
Mentre negli ambienti laici e scientifici ci si interroga e si indica "doverosa prudenza" verso un avvenimento indicato via via come un "clamoroso effetto speciale", "una allucinazione collettiva di scala mondiale" e in ogni caso "di natura ancora inspiegata e di cui probabilmente mai giungeremo a conoscere la vera sorgente", su Internet e Facebook si possono già trovare centinaia di siti che parlano di "energie spirituali umane che si mascherano come cristiane", di "alieni", "complotti atlantidei", "secondo avvento" e "bufala del secolo".
L'UARR ha chiesto le scuse ufficiali del Vaticano e delle reti televisive che hanno trasmesso l'evento. Il portavoce radicale ha affermato: "Se Dio si spinge sino a fare un miracolo in pubblico vuol dire che ormai è proprio ridotto alla frutta."
L'ufficio stampa della comunità valdese ha affermato che "da parte di Dio è stata un'azione sconsiderata. Così si mette in discussione la nostra fede, che non si può basare sui miracoli".
Il vescovo di Parbianise, Mons. Gino Polenzi, ha fortemente stigmatizzato "un avvenimento che ci riporta ai tempi del medioevo e non tiene minimamente conto della dialettica pastorale". "Fatti come questo", ha aggiunto, "mandano indietro di cent'anni il dialogo ecumenico".
L'operato divino è sotto indagine anche da parte del parlamento e della magistratura. "Insomma", è il commento di un parlamentare che intende restare anonimo, "questo Dio chi si crede di essere?".







