venerdì 16 luglio 2010

Back to New York City






Oggi, dopo una puntata dal barbiere e un'altra in libreria a comprare l'ultimo libro di Socci ("Caterina", per cui vedi post qui sotto), pur oppresso da una calura non da poco ho deciso di prendere la funicolare ed andare nell'amato centro storico della mia città, il Piazzo. Ci sono andato per respirare aria di casa, fra le splendide viuzze medievali e la preziosa cappellina di San Rocco sempre aperta, dove con gran mia gioia hanno da poco rimesso il Santissimo.

Tutto questo perché domani parto per la terza volta per gli States. Esattamente. Torno a New York per due settimane, poi prenderò l'aereo per San Francisco dove mi raggiungerà la mia famiglia per un giro in California (Las Vegas, elicottero, canyon, grotte marine, Death Valley e quant'altro). Ventotto giorni USA.
E' la terza volta per me Oltreoceano direzione NYC. Sempre solita formula, sempre Wagner College, ma con molti vecchi nuovi amici e grandi sorprese. Torno per la terza volta fra avenue e grattacieli portando con me tutto quest'anno: cresciuto, più maturo, più attento, ferito, innamorato, cosciente come non mai di essere bisognoso di tutto e di essere sostenuto da un abbraccio grande che é il Suo, che é tutta la mia storia. 
Chissà cosa mi aspetta! Dopo l'incontro coreano fra gli scaffali di libri sulla Fifth, e molto altro, ci si può aspettare di tutto; anzi, con Lui ci si può sempre aspettare di tutto.
Per cui riprenderò a scrivere su questo blog a partire da agosto.
Vi lascio, more solito, con un allegra e scanzonato brano dei miei amati Coldplay. Anzi, il brano in questo video non c'è, si chiama Death Will Never Conquer ed ha un testo bellissimo, qui ci si giostra con brio fra un'armonica e una chitarra.
Buon tutto!



Francia 1790. Appunti di viaggio


Contadino vandeano in preghiera, vetrata della Cappella dei martiri di Saint Martin des Tilleuls



Credo che molti di voi si stiano ponendo domande riguardo al mio viaggio all'interno delle persecuzioni della Rivoluzione francese alla Chiesa e in particolare all'eroica insorgenza cattolica in Vandea. Le sorprese sono davvero molte, e si sta manifestando sempre più la grazia di essere stato messo su questa strada.
Fin da subito si é chiarito l'orizzonte del mio lavoro, e cioé che tutte le mie letture, ricerche, il tempo speso sono per una gratuità nata dal mio rapporto con Cristo vivo.  E' un impegno culturale la cui radici é l'appartenenza a Lui. Sto approfondendo questo santo periodo per la Chiesa esclusivamente perché desidero conoscerLo di più attraverso la storia della Sua compagnia, la Chiesa appunto. Neanche l'intento apologetico potrebbe giustificare l'immersione che ho dovuto fare  nella pura follia di un secolo, fra citazioni di Voltaire, Diderot, Danton e l'aggravarsi della situazione all'indomani dell' 89. 
La realtà é sempre più grande dei propri pur doverosi progetti. Sono arrivato a circa 20 pagine, avendo cercato di dare un'affresco dell'ideologia illuminista (le citazioni sono la nervatura di questo passaggio) specie a livello filosofico e politico; poi mi sono soffermato sulla situazione della Francia a livello sociale ed ecclesiale e sono entrato nel vivo della Rivoluzione. Per ora sono fermo alla Costituzione Civile del Clero.
Tra poco introdurrò le vite dei beati martiri. Tra l'altro, luglio é un mese ricco delle loro memorie: domani 17, le sedici carmelitane di Compiegne; il 18 muore Jacques Cathelineau, generalissimo vandeano.
Riprenderò il lavoro a metà agosto spero, cercando di pubblicare il primo dossier in LC di settembre. Ma non prendo impegni. Certo é che per trattare dell'amata Vandea ci vorrà ancora tempo, ma io non ho fretta. 
In America inoltre cercherò di sfruttare la pubblicistica inglese per ampliare le mie fonti.

E' un viaggio entusiasmante, come sto leggendo in "L'io rinasce in un incontro" di Giussani, la storia della Chiesa é la vera unica grande epopea. Ho promesso, come ricorderete dagli altri post ( vedi etichette: Rivoluzione Francese) di fare di tutto per far conoscere queste incredibili storie. La maglietta con il quadro di Cathelineau e la prima strofa di Vexilla Regis, come alcuni di voi sanno, mi aiuta molto. "Chi é quello lì?"; "Se hai tempo ti racconto la sua storia". 
Vi chiedo ancora delle preghiere perché tutto ciò sia per me una verifica e un'approfondimento continui del perché vivere (e pure morire, come Noel Pinot e tutti gli altri) per Cristo significa portare nel mondo l'umano vero. 
Dimenticavo. Il titolo del primo dossier dovrebbe essere "Lumi, Rivoluzione, Chiesa: il '700 fra ideologia e martirio"; ho messo apposta parole chiave in modo da essere facilmente trovato via Internet.
Affinché, God willing, porti frutti oltre ogni calcolo.

 

Giornate di Passione

Quando sarò tornato dall'America (parto domani, vedi post a breve) scriverò cosa sta accadendo agli spettacoli della Passione di Sordevolo, vissuti da soldato di Roma.
Scriverò di cosa voglia dire trascinare e strattonare il Cristo da Erode, catturare Barabba e i ladroni in una zuffa, resistere alle cariche della folla infuriata che urla "Crocifiggilo!" sotto il pretorio di Pilato e darle di santa ragione, stare sotto la Croce anche sotto la pioggia torrenziale, dare da bere a Cristo con una spugna sulla lancia. O ancora, tirarlo per il cordone fino alla fine della Passione, legarlo al ceppo e stare a un metro mentre é lì, flagellato davanti ai tuoi occhi, farsi carico del Suo corpo insanguinato e trascinarlo di nuovo sulle scale del pretorio, davanti a Pilato.
"Chiunque verità conosce ed apprezza, ode la voce mia con allegrezza!"; e stare lì, mentre é giudicato, e vedere le facce della folla incattivite. E mettergli pure a posto il microfono, facendo finta di niente.
Lungo la via Crucis poi significa essere la Sua guardia del corpo contro chi cerca di sputare e spingere, strattonarLo con la Croce in spalla, come un aguzzino, dicendo però fra i denti "Forza!", come un povero peccatore innamorato. Il momento che forse più mi commuove però é quando Maria mi passa davanti correndo per abbracciare i piedi di Suo Figlio in croce; e poco più tardi, col terremoto, anche noi soldati abbiamo il riscatto, inginocchiati davanti a Lui.
Tutto questo e molto di più. Come comparsa reciterò ancora da metà agosto fino alla fine, cioè a metà settembre, ogni weekend. Per informazioni e date visitate il sito www.passionedicristo.org
Ho detto che scriverò anche se in realtà ho già scritto molto.
E in attesa delle spettacolari fotografie ufficiali, cominciamo con queste
 

Durante la parata iniziale, foto del nonno


Io e il mio compagno stiamo riportando il Cristo al pretorio, dopo la flagellazione e l'incoronazione di spine. Siamo la coppia dietro gli altri soldati, io quello rivolto verso il pubblico
E' iniziata la Via Crucis: io sono il soldato dietro al Cavaliere, che tiene Cristo per la corda
Saluti ad un'amica del Clu di Torino e al moroso dopo una "prima" dal Calvario in poi sotto il diluvio, 13 giugno
Con Samu


Con la mamma
Con la sorella

giovedì 15 luglio 2010

Perché possa essere un abbraccio

Davvero da un male apparente e doloroso, Dio può tirare fuori un bene infinito come Lui stesso.
Questa é la prefazione del nuovo libro di Antonio Socci "Caterina, diario di un padre nella tempesta".






Quei bambini del lebbrosario…

Tante persone – scrivendo al mio blog – hanno continuato, nel corso dei mesi, a chiedermi come sta Caterina e come si evolve la sua situazione. Alcuni mi parlano delle proprie afflizioni, delle prove che devono vivere e mi domandano come riuscire a non restarne schiacciati.
Ho scritto questo libro per loro e per ringraziare i moltissimi che hanno pregato e pregano per Caterina. Ma oso (sfacciatamente) mendicare ancora preghiere ardenti perché restiamo nella tempesta o – almeno – siamo ancora in cammino. Un cammino lunghissimo, drammatico e pieno di pericoli e incognite.
Questo libro vuole essere anche un atto di fede in Gesù che ci esorta a pregare come se avessimo già ottenuto ciò che chiediamo. E quindi un atto di ringraziamento.
Insieme vuole essere il mio ringraziamento a Dio per averci dato Caterina. Lo ringrazio di averla creata e fatta cristiana. Lo ringrazio di averla fatta così buona e bella, anche nell’anima.
Lo ringrazio dello splendido popolo cristiano in cui è cresciuta e che l’ha sostenuta nella terribile prova presente. A questo popolo chiedo, con gratitudine, ancora preghiere per la nostra principessa…
Voglio testimoniare infine ciò che ha sostenuto me finora, ciò che mi ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia, pur fra le lacrime. Perché forse può essere un conforto e un abbraccio per altri che si trovano nella prova.
È un gesto d’amore che voglio fare con Caterina e per Caterina, verso molti sofferenti che sono soli, che non hanno la fortuna di avere tanti amici accanto, come abbiamo noi. Vorrei che ci sentissero vicini.
La Madonna ci esorta ad aver compassione della sofferenza di tutti come l’abbiamo per il dolore dei nostri figli. Come se fossero tutti nostri figli.
Tentare di dare anche un soccorso materiale, concreto, è una delle cose che abbiamo deciso di fare, fin dall’inizio del dramma di Caterina.
Abbiamo aiutato i bambini del lebbrosario di un Paese del Terzo Mondo (non posso essere più preciso perché il regime di quel Paese non tollera che si parli di lebbra: ne pagherebbero le conseguenze i missionari) che ci hanno sciolto il cuore facendoci sapere, tramite un meraviglioso missionario, di aver pregato per Caterina.
Li sentiamo come parte della nostra famiglia e della nostra compagnia.
Il dolore del mondo è un oceano sconfinato. Se noi facciamo la nostra piccola parte, il possibile, al resto pensa Lei, la Madre dolce e benedetta. Anche con i diritti d’autore di questo libro, dunque, voglio continuare aiutando – finché avrò respiro – altre opere missionarie e di carità per i più poveri e abbandonati.
Per esempio sosterremo il Meeting Point International (partner dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, AVSI) della splendida Rose Busingye[1] che a Kampala rappresenta una luminosissima speranza per tante donne poverissime e ammalate di Aids.[2]
Vorremmo aiutare anche – in ricordo di Andrea Aziani (di cui parlo nel libro) – i ragazzi più poveri delle disastrate periferie di Lima in Perù, per metterli in condizione di poter studiare.
E anche una grande opera come Radio Maria, che sta compiendo un mirabile sforzo missionario in Africa.
Infine vorremmo aiutare, con adozioni a distanza, le povere ragazzine cristiane del Pakistan, dove essere cristiani condanna a una sorte pesantissima, a volte orrenda.
Cosicché da un grande male che ha colpito la nostra famiglia, per grazia di Dio, possano nascere un bene e un conforto per tanti che sono sottoposti a dure prove.
Con Caterina, offriamo le nostre sofferenze per la gloria di Gesù, perché sia visibile la sua misericordia già quaggiù e per la salvezza dell’umanità intera (a cominciare da coloro che odiano).
Antonio Socci


[1] Per capire chi è Rose consiglio di leggere Un’avventura per sé (a cura di Paola Brizzi e Alberto Savorana), BUR 2008, pp. 17-25.
[2] Nel 2008 è stato presentato al festival di Cannes un documentario su Rose e le donne del Meeting Point, Greater, che è stato premiato dalla giuria presieduta da Spike Lee.

martedì 13 luglio 2010

Il bacio mondiale e altri idilli




E va bene, anche il mio cuore neo - olandese ha ceduto di fronte all'idillico bacio mundial di Iker Casillas alla sua bella donna reporter Sara Carbonero, con il capitano reduce dalle lacrime e la giovine sorpresa per questo bacio in diretta mondiale. Finale epico, hollywodiano, con il comandante eroe, neo campione del mondo, bello e possente, il volto rigato dalle lacrime che stringe e bacia la sua musa splendente.
Ma é l'unica concessione che faccio alla Roja! Con buona pace dei cari lettori spagnoli s'intende, e delle lettrici di tutti i gusti (senza stare a fare la classifica, cadrei molto in basso, ma guardi Iker e capisco ancora, poi vedi Puyol e per forza tifi Olanda, in tutti i sensi... basta così).
Dall'altra parte invece, Wesley Sneijder si sposerà la prossima settimana con un'altra bella giovine (guarda caso spagnola) in un convento toscano, a Siena. Altro idillio, in una cornice collinare da egloga virgiliana e paeselli col campanile, dove un altro eroe si ritirerà ad arare i campi nel silenzio, con la sua famiglia, fino a quando sarà richiamato alla ribalta per un probabilissimo Pallone d'Oro. Anche se questa é la storia di Cincinnato, ma non importa.

Quindi, fra corsari e conquistadores, tutto é bene quel che finisce bene.


P.S. Ad ogni modo mi ha fatto pensare l'immagine del figlio down dell'allenatore del Bosque con in mano la Coppa affianco a Zapatero,  uno che certe idee in tema di vita le ha purtroppo ben chiare.

lunedì 12 luglio 2010

Autorizzato uso improprio delle vuvuzelas

L'infame polpo profeta


Che dire dopo Olanda - Spagna, se non si fotta il polpo Paul o Paolo che dir si voglia, si fottano il panda, l'aragosta, il pappagallo e tutti gli animali profeti. Che tornino a fare il proprio lavoro, chi il fenomeno da baraccone chi l'animale in via d'estinzione. Fra polpi drogati e astrologi non é un caso che la Coppa sia andata alla nuova nazione neopagana, la Spagna (il post precedente parla di una pregevole eccezione). E si fotta pure Zapatero, che preoccupato per l'incolumità di Paul il polpo profeta, vorrebbe adottarlo.
Peccato per l'Olanda, per Sneijder e compagnia. In ogni caso io non sono mica un calciatore, sono un atleta, e eccetto i mondiali, il calcio ho smesso di seguirlo anni fa (quando giocavo alla play station e Diego Forlàn era nelle riserve del mio Manchester United, motivo per cui mi sta ancora simpatico).

Come dice una pubblicità nella metrò di Milano: e ora che farai con la tua vuvuzelas?

Il voto



Le rovine dell'oracolo di Delfi, Grecia




Sono reduce dalla lettura di due grandi opere, la Gerusalemme Liberata di Tasso e l'Odissea di Omero. Oggi in spiaggia, mentre terminavo le ultime pagine di uno dei capolavori dell'antichità, l'Odissea appunto, mi colpivano alcuni versi del libro XXIII:

"Ma vieni, che finalmente la gioia raggiunga
il vostro cuore, d'entrambi, perché molti mali soffriste.
Ormai ecco che il lungo voto é compiuto:
é ritornato, é vivo, siede al suo focolare, te in casa
e il figlio ha trovato; e quelli che gli facevan del male,
i pretendenti, li ha tutti puniti nella sua casa"

(Odissea, XXIII vs 52 - 57)

E' la nutrice Eurìclea che annuncia a Penelope che l'amato sposo, Odisseo, il Re e il padre, é finalmente tornato e ha ripreso possesso di ciò che era suo, liberando il palazzo, lei stessa e il loro figlio dalle mire dei pretendenti. 
Io non sto studiando quest'opera, come alcuni lettori di questo blog, bensì soltanto leggendo, per cui potrebbe essermi sfuggito l'accenno a un voto riguardo al ritorno nei libri precedenti; in ogni caso questi versi mi hanno richiamato ad un altro grande finale, quello della Gerusalemme di Tasso:      

Cosí vince Goffredo, ed a lui tanto
    avanza ancor de la diurna luce
    ch'a la città già liberata, al santo
    ostel di Cristo i vincitor conduce.
    Né pur deposto il sanguinoso manto,
    viene al tempio con gli altri il sommo duce;
    e qui l'arme sospende, e qui devoto
    
il gran Sepolcro adora e scioglie il voto.

(Gerusalemme Liberata, XX 144)


Anche il finale del Tasso fa esplicito riferimento ad un voto, di cui si parla fin dalle prime ottave del canto I, il voto di liberare il Sepolcro di Cristo. 

Si parla di due promesse.
E' come se profeticamente quei versi di Omero sintetizzassero tutta l'attesa di un mondo, inespressa ma viscerale, che trova nel racconto dell'Odissea una delle più grandi espressioni: la promessa del ritorno del Re, del ritorno del padre, finalmente venuto a riprendere possesso di ciò che é suo.
Dall'altra parte invece c'é la promessa fatta da uomini di consacrare la loro vita a questo Re e Padre, che mostra in Cristo il suo vero volto, facendosi suoi cavalieri; e' l'uomo che cosciente e grato della sua Presenza lotta per e con Uno più grande, che é già vincitore. 






sabato 10 luglio 2010

Tra le braccia di San Giacomo

Ringrazio con commozione e infinita gratitudine Dio, mamma e papà per questo mio nome che amo così tanto: Giacomo "Colui che segue Dio". E mi unisco alla preghiera qui sotto.

Da Tracce.it



Tra le braccia di san Giacomo

09/07/2010 - Per l’Anno Santo, la comunità spagnola di Cl ha proposto un pellegrinaggio a Santiago di Compostela. E in mille hanno salutato l’Apostolo, amico di Gesù. Pregandolo con queste parole...

San Giacomo: ricordando quel primo pellegrinaggio dell’estate del 1982, ci presentiamo di nuovo qui, davanti alle tue spoglie mortali e davanti a Te, che sei in cielo e per questo conosci molti fra i nostri familiari e amici del movimento di Comunione e Liberazione che già condividono con te questa esperienza misteriosa dell’oltre la morte. Quanti siamo qui, siamo un piccolo campione di quel piccolo gruppo di servitori di Cristo che camminano con Lui e verso di Lui lungo il sentiero che ha tracciato il carisma di don Luigi Giussani, il nostro fondatore, e che continua a esserci indicato oggi da don Julián Carrón. Siamo persone che si sono messe insieme nella vita, attratti dalla figura di Gesù Cristo e dalla sua presenza personale e misteriosa fra noi, come frutto di un incontro che ha suscitato in ciascuno la curiosità e il desiderio di conoscerlo meglio e seguirlo, proprio come è capitato a te una mattina di 2000 anni fa sulle rive del lago di Genezaret. Non abbiamo altre credenziali. La nostra esperienza è una semplice amicizia che opera nel quotidiano e si alimenta in una compagnia guidata al Destino grande che tu già hai raggiunto.
Tu conosci la situazione della Spagna. Questa Spagna in cui tu e Paolo seminaste, irrigaste e coltivaste i primi germogli della fede cristiana. La Spagna della quale sei diventato simbolo, patrono della sua rifondazione a partire dall’anno 800 e della sua espansione nel mondo, nel quale ha portato l’annuncio di Cristo e la fede fino al XVII secolo. Ma come sai, tutto ha iniziato a corrompersi allora per l’Europa cristiana e per la Spagna. E siamo giunti, nel XX secolo, a un nuovo tempo di abdicazione, di emarginazione e perfino di vero e proprio odio nei confronti del cristianesimo. Attraverso percorsi strani, e non facili, alcuni di noi hanno incontrato una luce nuova, un’energia in cui tornava a risuonare con una forza esistenziale - anche se marcata da trecento anni di crisi - la tradizione cristiana ricevuta dai nostri padri. Una luce che brillava e veniva da Milano. Essa ci ha permesso di superare la riduzione del cristianesimo a un rigido moralismo e sentimentalismo. Ha riaperto il cammino della ragione verso la fede, proponendoci la fede stessa in una forma persuasiva e attraente per la vita. A questa luce ci siamo aggrappati con decisione per viverla e diffonderla qui, in tutta la Spagna. In quest’opera stiamo vedendo - lentamente ma con continuità - rinascere e crescere un popolo che si è diffuso in quasi tutta la Spagna. Ti chiediamo che tu benedica il successore di Pietro, il nostro Papa Benedetto XVI, la cui guida cerchiamo di servire fedelmente, e l’Arcivescovo di Compostela Julián Barrio Barrio, che ci accoglie oggi e che accoglierà presto il Santo Padre pellegrino. E che tu benedica le nostre vite e ci aiuti a comprendere meglio, Tu che hai informato i secoli più grandi della storia spagnola, come rendere più fruttuoso per Cristo e per la Sua Chiesa il nostro peregrinare per questa terra addolorata e confusa, fedeli al carisma di don Giussani, che divide con te la gioia di questa giornata.


(Testo letto da José Miguel Oriol durante la messa dei pellegrini a Santiago de Compostela, 4 luglio 2010)

venerdì 9 luglio 2010

Ha ragione Umberto Eco (!)

Verve langoniana da IlFoglio.it 




9 luglio 2010

Ha ragione Umberto Eco: “Dante era un intellettuale di destra (pensate, predicare il ritorno all’Impero mentre stavano fiorendo i liberi comuni!)”. Ma nella sua affermazione c’è un errore di grammatica: Dante non era (tempo imperfetto), Dante è (tempo presente) un intellettuale di destra. Dante è vivo ed è lui che ogni giorno mi sprona a combattere il multietnico (“diverse lingue, orribili favelle”), il multireligioso (“dei falsi e bugiardi”), il globalismo (“Pluto, il gran nemico”), i costruttori di grattacieli (“principio del cader fu il maladetto superbir”), i negatori dell’inferno (“Dio vuol che ‘l debito si paghi”), Vito Mancuso (“seminator di scandalo e di scisma”).

giovedì 8 luglio 2010

Boeri

Robben e Sneijder

Gli Orange di Sneijder e Robben puniranno la Spagna; un Europeo forse, ma un Mondiale non é ammissibile che venga vinto da una squadra di checche e sbarbatelli (su tutti Torres e Villa). Olanda - Spagna domenica 11 luglio. E' da un po' che qui dal mio ritiro sardo volevo scribacchiare due righe sui Mondiali; partite come la finalissima che sarà si prestano ad interpretazioni di teologia calcistica, ma altri già lo fanno, e alla teologia del pallone mi dedico solo quando mi fa comodo. E poi ho sempre subito il fascino degli Orange, quindi forza Olanda. L'Italia, (leggi: questa Italia) é presto dimenticata.

Chi non legge il Foglio, intanto, si sta perdendo degli spassosissimi inserti mondiali, fra tutti la rubrica "Bar sport il Foglio" oppure i deliri di Lanfranco Pace.
Senza contare che leggere il Foglio quotidiano in spiaggia é proprio ganzo.