IL CASO/ Abolire Dante islamofobo e antisemita? Prima sbarazziamoci dell'Onu
Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo. S. Caterina da Siena
Il “Cortile dei gentili”, tre giorni di colloqui tra credenti e non credenti organizzati dal 24 al 26 marzo, a Parigi, dal Pontificio consiglio della cultura presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi, ha avuto il suo momento più solenne con il messaggio di Papa Benedetto XVI, proiettato venerdì sera, a conclusione dell’iniziativa, di fronte alla cattedrale di Notre Dame. “Credo profondamente che l’incontro tra la realtà della fede e quella della ragione permetta all’uomo di trovare se stesso”, ha detto il Pontefice. Il quale ha voluto sottolineare, “nel cuore della città dei Lumi”, che nella costruzione di “un mondo di libertà, di uguaglianza e di fraternità, credenti e non credenti devono sentirsi liberi di essere tali, eguali nei loro diritti a vivere la propria vita personale e comunitaria restando fedeli alle proprie convinzioni, e devono essere fratelli tra loro”. Nelle intenzioni del Papa, la funzione del Cortile dei gentili (è il nome dello spazio accanto al Tempio di Gerusalemme, dove anche chi non condivideva la fede nel Dio di Israele poteva incontrare gli scribi, parlare di fede e pregare il “Dio ignoto”) è “di operare a favore di questa fraternità al di là delle convinzioni, ma senza negarne le differenze”.![]() |
| Dante meets Beatrice at Ponte Santa Trinita, Henry Holiday (1883) |
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| Dante fugge dalle tre fiere (particolare), di William Blake |
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| Disputa del Sacramento, Raffaello, stanze di Giulio II |
La Divina Commedia è stata ripubblicata in Iran, grazie al lavoro di Farideh Mahdavi Damghani, che ha curato la seconda traduzione in persiano dell’opera dantesca. Questa versione, ci dice, è più lavorata nella poetica perché si avvicini alla purezza lessicale dei classici persiani dell’islam, in un’operazione che svela la progressiva rivalutazione di Dante in Iran come poeta legato non solo alla politica, ma anche alla spiritualità. La traduttrice dice di avere mantenuto intatto l’ordine cosmologico cristiano che regge la Commedia, anche se, per poterla pubblicare in un paese come l’Iran, ha dovuto autocensurare i versi ostili all’islam.| Central Park, una mamma insegna al suo bambino a camminare. Foto mia, estate 2009 |


E' questa la tragicità del rapporto fra l'uomo e Dio nella cupa visione protestante, in cui la predestinazione gioca un ruolo fondamentale: non c'è possibilità di scampo.
Subito mi é corsa alla mente la grande storia di Purgatorio V, dove accade esattamente l'opposto: Buonconte di Montefeltro sta andando in riva ad un fiume a morire, colpito a morte in battaglia. Non per una vita degna viene salvato, ma per "una lagrimetta" e per il nome di Maria, l'ultimo pronunciato dalle sue labbra moribonde. E' tutto un'altro mondo: non c'è uomo che non possa essere salvato se anche all'estremo della sua vita non si arrende e riconosce, attraverso il nome di Sua madre, che Cristo é tutto.
L'angelo infernale che festeggiando sbeffeggia Faustus e lo trascina nell'Inferno, si trova qui impotente di fronte all'ultimo grido della libertà dell'uomo che invoca e chiede pietà ad una Madre fedele e a un Dio che é Misericordia.
FAUST: Ah, Faust, hai solo un'ora di vita, poi sarai dannato per sempre.
Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate, che il tempo finisca e mezzanotte non venga mai.
Occhio lieto della natura, sorgi, sorgi di nuovo e fai un giorno eterno, o fai che un'ora duri un anno, un mese, una settimana, un giorno, che Faust possa pentirsi e salvare l'anima.
"O lente lente currite noctis equi".
Le stelle ruotano, il tempo corre, l'orologio suonerà, verrà il demonio e Faust sarà dannato.
Salirò fino a Dio! Chi mi trascina in basso?
Guarda, il sangue di Cristo allaga il firmamento e una sola goccia mi salverebbe, metà d'una goccia. Ah, mio Cristo, non uncinarmi il cuore se nomino Cristo.
Lo dirò di nuovo. Risparmiami, Lucifero.
Dov'è? E' scomparso. Vedo Dio che stende il braccio e china la fronte minacciosa Montagne e colline, venite, franatemi addosso, nascondetemi all'ira terribile di Dio.
No, no?
Allora mi getto a capofitto nella terra:
apriti, terra. No, non mi dà riparo.
Stelle che regnavate alla mia nascita e che mi avete dato morte e inferno, risucchiatevi Faust come una nebbia nelle viscere di quelle nubi incinte, affinché, quando vomitate in aria, il corpo cada dalle bocche fumose ma l'anima salga al cielo.
(L'orologio suona)
Ah, mezz'ora è passata. Presto passerà tutta.
Dio, se non vuoi avere pietà di quest'anima almeno per amore di Cristo il cui sangue mi ha riscattato, assegna un termine alla mia pena incessante:
che Faust resti all'inferno mille anni, centomila, e alla fine sia salvato.
Ma non c'è fine alle anime dannate.
Perché non sei una creatura senz'anima?
Perché la tua dev'essere immortale?
Metempsicosi di Pitagora, fossi vera, l'anima mi lascerebbe, sarei mutato in una bestia bruta.
Felici le bestie che morendo cedono l'anima agli elementi, ma la mia vivrà torturata in eterno.
Maledetti i genitori che mi fecero!
No, Faust, maledici te stesso, maledici Lucifero che ti ha privato del cielo.
(L'orologio suona mezzanotte).
Suona, suona! Corpo, trasformati in aria, o Lucifero ti porterà all'inferno.
Anima, mùtati in piccole gocce d'acqua e cadi nell'oceano, nessuno ti trovi.
(Tuono, ed entrano i diavoli)
Mio Dio, mio Dio, non guardarmi così feroce!
Serpi e vipere, lasciatemi vivere ancora un poco.
Inferno orribile, non aprirti. Non venire, Lucifero.
Brucerò i miei libri. Ah, Mefistofele.
(Escono con Faust. [Escono in alto Lucifero e i diavoli])

«Oh!», rispuos' elli, «a piè del Casentino
traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano,
che sovra l'Ermo nasce in Apennino.
Là 've 'l vocabol suo diventa vano,
arriva' io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.
Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini', e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.
Io dirò vero, e tu 'l ridì tra ' vivi:
l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno
gridava: "O tu del ciel, perché mi privi?
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.
(Dante, Paradiso XXXIII)