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mercoledì 14 marzo 2012

Dante razzista ecc ecc...

Da IlSussidiario.net


IL CASO/ Abolire Dante islamofobo e antisemita? Prima sbarazziamoci dell'Onu

 
martedì 13 marzo 2012

 
IL CASO/ Abolire Dante islamofobo e antisemita? Prima sbarazziamoci dell'Onu  
 
 
È da ieri che i giornali danno spazio all’ultima trovata di alcuni consulenti Onu dell’associazione «Gherush92»: La divina commedia è intrisa di «razzismo», «presenta contenuti offensivi e discriminatori» nei confronti di ebrei, islamici, omosessuali. 
Si tratta di «un’opera che calunnia il popolo ebraico», da Caifa (sommo sacerdote che «consigliò i Farisei che convenia» uccidere Gesù, e che Dante presenta «crocifisso in terra» e calpestato da tutti gli ipocriti), fino a Giuda, conficcato in fondo all’inferno in una delle tre bocche di Lucifero, mentre «’l capo ha dentro e fuor le gambe mena». Maometto, poi, «seminator di scandalo e di scisma», avendo spaccato l’unità del corpo cristiano, si ritrova per contrappasso diviso nel suo stesso corpo, «rotto dal mento infin dove si trulla» (cioè si scorreggia), mentre «tra le gambe pendevan» le interiora e lo stomaco («’l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia»).
Caro Dante, i nuovi moralisti ti insegnano che così tu offendi Caifa, Giuda e Maometto con «termini volgari e immagini raccapriccianti»: «è uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e mussulmani, siano costretti a studiare opere razziste come la Divina Commedia». Da qui la richiesta al ministro dell’Istruzione «di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali»: «la continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani» e fomenta «le persecuzioni antiebraiche» addirittura «fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale».
Dante ha ispirato Hitler, insomma. E in questo mondo in cui ormai siamo tutti tolleranti, va eliminato chi si permette di dire qualcosa di diverso da quanto piace alla mentalità comune. Pazienza se nessun altro più di Dante, proprio descrivendo lo stomaco di Maometto, ci lascia intravedere una possibilità della lingua poetica (ossia della ragione) così sorprendentemente realistica e lontana dai ragionamenti astratti.
Il popolo dei permalosi si offende per ogni parola non approvata dal politically correct: «cieco», «negro», «ignorante», «handicappato» sono state tutte immolate sull’altare degli dèi del bon ton. Dire poi che Giuda ha tradito Gesù, che Caifa lo ha fatto uccidere, che Maometto ha portato divisioni non sarebbero constatazioni ma insulti. Da oggi in poi, se qualcuno mi dirà che non so giocare a basket, non dovrei prenderla più come constatazione bensì come offesa alla mia sensibilità, e chiedere a qualche ministro di proteggere i diritti dei «diversamente giocanti».
C’è qualcuno che vorrebbe assimilare la poesia a una chiacchierata elegante ma vuota fra signorine col cagnolino ai bordi di un campo di golf: una poesia alla John Lennon («no heaven», «no countries», «no religion», «no possessions»), in cui non c’è spazio per nessun altro colore se non per i sette dell’arcobaleno, cioè per quello che la mentalità del momento suggerisce come ben accetto. La storia del messaggio positivo dell’opera d’arte nasconde una precisa ideologia, che cerca nell’altro soltanto la replica di se stesso: una noia mortale!

L’arte invece, come la vita, è un incontro, e non c’è bisogno di essere già d’accordo con chi scrive o con chi parla: porta con sé tutto il gusto del rapporto imprevedibile con qualcosa d’altro. Cosa cerchiamo leggendo Dante? Soltanto la conferma alle nostre idee o – che è lo stesso – la dialettica con esse? È questo il punto debole dei nuovi catechisti dei diritti universali: non riescono ad aprirsi alla possibilità di scoprire qualcosa che è diverso da loro. Ma leggere non è una liturgia, in cui sappiamo già cosa aspettarci, bensì l’incontro con qualcosa che ci sfida: cosa ha scritto Dante? perché lo ha scritto? cosa c’è di vero? Dall’incontro con un’opera non si esce in accordo o in disaccordo, ma sfidati. 
Chi non accetta questa sfida, finisce per blaterare di rispetto per chi è diverso, ma non si accorge di desiderare un pianeta fatto di esseri tutti uguali, anziché ciascuno unico e irripetibile. A quel punto perfino Dante può finire davanti al tribunale delle proprie fissazioni conformistiche, che invocano sovieticamente epurazioni di Stato. Non è una lotta di principio, ma di potere: in fondo, non sono dispiaciuti né per Maometto né per Giuda, non conta la loro colpa né la loro salvezza; semplicemente, non avendo il talento artistico e conoscitivo di Dante, provano a vincerla a colpi di diritti, in modo da mettere nell’inferno non quelli che ci ha messo il poeta ma quelli che ci metterebbero loro. Per favore, però, «smettetela di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere» (Pasolini).
In un mondo di «puritani apostati» (C.S. Lewis), ci è ancor più necessaria la libertà di Dante, che non si è fatto problema di invocare nello stesso poema le Muse e la Madonna, di parlare di Dio e della zanzara, di condannare i papi e di salvare le prostitute. Forse non aveva pensato al sindacalismo dilagante: doveva aspettarsi la querela dei lussuriosi, dei papi, degli omosessuali e dei traditori, perché tutti hanno diritto a esprimere la loro opinione. A Dante, però, non interessava la categoria astratta ma il singolo uomo: chiamava peccato il peccato, ma salvava perfino un indiano che «muore non battezzato e sanza fede». Non si è preoccupato di come schierarsi nei confronti degli ebrei né quando ha fatto di Giuda il peggior peccatore né quando ha messo in Paradiso altri ebrei come Gesù, la Madonna, gli apostoli, Davide ed Ezechia.
Aveva ragione Giorgio Gaber: «Siamo talmente preoccupati per il sopruso fatto su un singolo individuo che non ci preoccupiamo affatto per il sopruso che subiscono tutti gli altri individui costretti a sorbirsi una valanga di cazzate». E «se abbiamo già sperimentato quanto faccia male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa far male la dittatura della stupidità».

 

venerdì 3 giugno 2011

"Così, la mia durezza fatta solla..."



Volsersi verso me le buone scorte;
e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
qui può esser tormento, ma non morte.

Ricorditi, ricorditi! E se io
sovresso Gerïon ti guidai salvo,
che farò ora presso più a Dio?

Credi per certo che se dentro a l'alvo
di questa fiamma stessi ben mille anni,
non ti potrebbe far d'un capel calvo.

E se tu forse credi ch'io t'inganni,
fatti ver' lei, e fatti far credenza
con le tue mani al lembo d'i tuoi panni.

Pon giù omai, pon giù ogne temenza;
volgiti in qua e vieni: entra sicuro!».
E io pur fermo e contra coscïenza.

Quando mi vide star pur fermo e duro,
turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
tra Bëatrice e te è questo muro».

Come al nome di Tisbe aperse il ciglio
Piramo in su la morte, e riguardolla,
allor che 'l gelso diventò vermiglio;

così, la mia durezza fatta solla,
mi volsi al savio duca, udendo il nome
che ne la mente sempre mi rampolla.

Ond' ei crollò la fronte e disse: «Come!
volenci star di qua?»; indi sorrise
come al fanciul si fa ch'è vinto al pome.


Purgatorio XXVII, 19 - 45



A tutti gli amici dantisti del venerdì sera: per la strana e incredibile avventura di questi mesi, grazie.

martedì 29 marzo 2011

Signori, é arrivato il momento di scegliere fra Dante e Julian Huxley

Da IlFoglio.it, quanto dobbiamo tenerci care persone come Hadjadj: uomini stupiti dalla realtà che sanno godere del mistero e del bello difendendo la ragione e quindi l'uomo.





Il filosofo Hadjadj, Dante e l’Unesco

A Parigi l’inaugurazione del “Cortile dei gentili” è diventata, a sorpresa, una tribuna contro la cultura antinatalista che ha segnato origini e pratiche dell’agenzia Onu per l’educazione e la cultura

Il “Cortile dei gentili”, tre giorni di colloqui tra credenti e non credenti organizzati dal 24 al 26 marzo, a Parigi, dal Pontificio consiglio della cultura presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi, ha avuto il suo momento più solenne con il messaggio di Papa Benedetto XVI, proiettato venerdì sera, a conclusione dell’iniziativa, di fronte alla cattedrale di Notre Dame. “Credo profondamente che l’incontro tra la realtà della fede e quella della ragione permetta all’uomo di trovare se stesso”, ha detto il Pontefice. Il quale ha voluto sottolineare, “nel cuore della città dei Lumi”, che nella costruzione di “un mondo di libertà, di uguaglianza e di fraternità, credenti e non credenti devono sentirsi liberi di essere tali, eguali nei loro diritti a vivere la propria vita personale e comunitaria restando fedeli alle proprie convinzioni, e devono essere fratelli tra loro”. Nelle intenzioni del Papa, la funzione del Cortile dei gentili (è il nome dello spazio accanto al Tempio di Gerusalemme, dove anche chi non condivideva la fede nel Dio di Israele poteva incontrare gli scribi, parlare di fede e pregare il “Dio ignoto”) è “di operare a favore di questa fraternità al di là delle convinzioni, ma senza negarne le differenze”.

Un saggio imprevisto di quelle differenze si è avuto durante l’apertura ufficiale del “Parvis des Gentils”, organizzata nella sede principale dell’Unesco, di fronte a una platea di funzionari dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione e la cultura, di diplomatici, di prelati, di accademici. Una scelta, considerate le molte occasioni di contrasto che da sempre segnano i rapporti tra Santa Sede e Onu, fata in omaggio al valore di apertura e di dialogo del Cortile dei gentili. Nessuno però si aspettava che uno dei relatori, il filosofo Fabrice Hadjadj (nato quarant’anni fa in una famiglia ebrea laica, figlio di sessantottini maoisti, convertito al cattolicesimo dopo una giovinezza da ateo), evocasse un convitato di pietra piuttosto ingombrante, responsabile di certi peccati originali dell’organizzazione, proprio in casa sua e in una circostanza così ufficiale.

Di fronte a un pubblico che non è difficile immaginare – almeno in parte – basito, Hadjadj ha ricordato che colui che fu dal 1946 al 1948 il primo direttore generale dell’Unesco, Julian Huxley, nello stesso 1941 in cui Hitler eliminava con il gas malati mentali e “difformi”, scriveva che “l’eugenismo diventerà senza dubbio una parte della religione del futuro”. Un parere pubblicato in Francia, senza modifiche, nel 1947. Julian, fratello del creatore dell’utopia totalitaria del “Mondo Nuovo”, lo scrittore Aldous Huxley, non per questo si dimostrò vaccinato contro la seduzione eugenista, ha aggiunto Hadjadj. Sviluppando il darwinismo, ha semmai sostenuto la possibilità di “migliorare la qualità degli esseri umani, come fossero prodotti”, a detrimento della loro quantità. La “religione” sostenuta dal primo direttore generale dell’Unesco (negli anni Trenta tra i fondatori della Eugenics Society) si è cercata un nuovo nome dopo la Seconda guerra mondiale, perché su “eugenetica” pesava ormai l’ipoteca nazista. Julian Huxley ricorse a “transumanismo”, ha ricordato Hadjadj, assonante ma opposto, nel significato, al “trasumanar” dantesco. Il quale indica l’apertura verso il divino che nasce dallo “stupore dell’esistenza” provato, tra tutti gli esseri viventi, solo dall’uomo.

Quanto di più lontano, quindi, dall’idea di redenzione attraverso la tecnica che sfocia (nelle intenzioni di Huxley, mai smentite dall’Unesco) nelle politiche antinataliste. E’ arrivato il momento di scegliere tra Dante e Julian Huxley, ha affermato Hadjadj: “La nostra modernità è arrivata a un punto estremo, perché non si tratta tanto di dialogare tra credenti e non credenti, quanto di porre la questione di chi è l’uomo, di riconoscere che la sua specificità non è quella di un super animale più potente degli altri”. Non “scimmia evoluta”, dotata di massime “capacità di adattamento”, ma colui che “decifra il mondo come una foresta di simboli”, che “cerca un al di là. Non significa necessariamente un altro mondo, ma un modo di penetrare il mistero del mondo e di bere a quella sorgente”.


Guarda l’apertura ufficiale del “Parvis des Gentils”, l'itervento di Fabrice Hadjad è dal minuto 120 al 138.

lunedì 21 marzo 2011

La realtà, lo stupore, la poesia

Ecco un estratto da un prezioso articolo sul valore dell'arte e della bellezza: risvegliare l'uomo e il suo stupore per la realtà.




(...)

Per Dante l’uomo deve guardare la bellezza e la gloria del creato. Il verbo «guardare» e la parola «sguardo» sono fra i termini più presenti nella Commedia. Una visione simile ha Manzoni che nel De inventione afferma che il poeta non inventa mai nulla, ma trova nel reale le impronte e le orme di Dio, si sorprende e l’arte scaturisce da questa meraviglia.

La grande poesia, anche quando non scaturisce da un’esperienza religiosa in senso stretto (come quella di Dante), è, comunque, esito e prodotto di quella potente domanda che risiede nel cuore dell’uomo e che si spalanca alla realtà con un anelito fortissimo di bellezza, di amore e di felicità. Per questo il poeta legge nel reale il segno di qualcosa che sta oltre, coglie la provocazione e la sollecitazione che la realtà è per lui. In questo senso la poesia è sempre religiosa o «metafisica» come la definirà T. S. Elliot, perché ci interroga sul Mistero e risollecita ogni volta la profondità del cuore dell’uomo. 

(...)


domenica 6 marzo 2011

La realtà, perché gli uomini Lo cercassero

Cristo architetto dell'universo



"Quello che voi adorate senza conoscere, io ve l'annunzio. Dio ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché gli uomini Lo cercassero, se mai arrivino a trovarLo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: di Lui noi siamo la stirpe".

At 17,23.27s



"Il povero Ludvig non era mosso dalla religione, ma dal misticismo, perché la particolarità del misticismo non é la religiosità ma l'isolamento col quale l'individuo si vuol mettere in rapporto immediato con Dio senza tener conto di alcuna relazione con la realtà data".

Aut-aut, Kierkegaard 



"La cittade ove la donna mia fu posta dall'Altissimo Sire".

Vita Nova  2.11, Dante

venerdì 4 febbraio 2011

Guardare con Dante dove guarda Dante


Dante meets Beatrice at Ponte Santa Trinita, Henry Holiday (1883)

Si é appena conclusa una grande settimana di Grazia. Ieri ed oggi, a scuola, sono stati due giorni di cogestione nelle quali le varie classi hanno potuto organizzare approfondimenti,  visioni di film, incontri, oltre a strani esperimenti di teatro mitologico-filosofico (ho trovato Socrate in corridoio, Danae alla macchinetta, per non parlare di Zeus al banco dei bidelli). Sono stato invitato in due classi, I A e I B, a parlare di Dante; giovedì (in I A) ho affrontato Inferno XXVI, il viaggio di Ulisse e il viaggio di Dante, mentre oggi (in I B) il tema era un'introduzione generale al viaggio della Commedia
Una settimana di Grazia innanzitutto per me; lunedì ho iniziato a preparare i due incontri, in un lasso di tempo che va dalle dieci fino a mezzanotte e mezza, ogni sera. Ho potuto rientrare nel testo, confrontarmi ancora una volta, porre domande, giudicare e cogliere l'infinita Bellezza del cosmo che così fresca trapela dai quei versi così umani e così eterni. Per fare un esempio, visto che un incontro sull'Ulisse dantesco già lo tenni il maggio scorso, ho rivissuto il riaprirsi costante di una ferita, lasciandomi ri-soprendere dal mistero di quei versi: a separarmi da quel primo incontro c'è infatti un anno di vita, scoperte, battaglie e cammino nonché di lettura della Commedia che mi ha costretto a rivedere, correggere,  confermare, approfondire e tornare a stupirmi. Una ferita sempre aperta, oltre ogni schema, che non si potrà mai chiudere. 
Ho avuto modo di raccontare come nella mia vita "poca favilla gran fiamma seconda": il mio incontro con Dante e la Commedia, le domande che essa pone e il viaggio che ci propone; a dire il vero il secondo incontro non ho avuto modo di prepararlo come avrei voluto, visto che fare nuovamente dalle dieci a mezzanotte avrebbe voluto dire non alzarsi più al mattino. 
Tutto questo beato lavoro mi ha abbastanza felicemente consumato, per questa settimana.

Ho imparato nuovamente, specie la sera di mercoledì prima dell'incontro, come nemmeno Dante basti al mio cuore, ma come mi sia padre perché io guardo non a lui, ma con lui e dove guarda lui. E ho avuto infine modo di raccontare il mistero di Dante e Beatrice, e di poterlo fare in un certo modo, come solo quattro mesi fa non avrei potuto.
Da Chesterton a S. Francesco, da Eliot ad Al Pacino (nel film Profumo di donna pronuncia infatti una frase che é per me sintesi della concezione dantesca della bellezza femminile e di Dio...) ho riscoperto inoltre dei compagni di viaggio. 

La possibilità di proporre e comunicare noi stessi al mistero degli altri attraverso ciò che amiamo é una grazia inestimabile: in fondo vale sempre la pena parlare ad una persona sola, nel senso di ciascuno di coloro che abbiamo di fronte, perché una sola persona, diceva Moeller, "é un mondo intero, il mondo della grazia e della libertà che chiede di vivere e risplendere in lui".


 
Questo video invece é una riuscita combinazione di grande arte: l'Inferno di Dante raccontato con le incisioni di Gustave Doré e un brano dal Requiem di Mozart.

martedì 18 gennaio 2011

Omero, Dante, Tolkien questo venerdì al mio liceo



A ormai quattro giorni dall'evento, torno a segnalare l'incontro che si terrà venerdì 21 gennaio nella mia scuola, il Liceo G&Q Sella di Biella, dal titolo "Verso casa. Il viaggio dell'uomo in Omero, Dante, Tolkien"; relatore sarà il carissimo amico Edoardo Rialti, che i lettori di questo blog conoscono bene per i suoi articoli su Chesterton e non solo. Non c'è nient'altro da dire, se non che sarà un'occasione unica da non perdere, per chi potrà essere presente. 
A me, infine, l'onore e la gioia di presentare una serata così eccezionale, una chiacchierata fra uomini liberi con Omero, Dante e il buon Tolkien a cui siete tutti invitati.

martedì 11 gennaio 2011

Il segno dei segni che l'universo offre


Dante fugge dalle tre fiere (particolare), di William Blake

Era da tempo che avevo messo da parte quella che é la mia compagna di sempre da ormai quasi tre gloriosi anni, vale a dire la lettura della Divina Commedia. Terminata or ora l'Eneide del grande Virgilio e incalzato dall'imponente e spledida strada riapertasi con la tre giorni di Centocanti, torno a immergermi nel mondo dantesco, pur impegnato in mille altre battaglie. Ho iniziato la lettura di "Dante e Beatrice" (Medusa), una raccolta di saggi danteschi del grande studioso di filosofia medievale Etienne Gilson; spunti molto interessanti, sebbene qualche tesi sia a mio giudizio un po' azzardata. Ad ogni modo riporto di seguito una citazione in nota nella Prefazione di Bianca Garavelli dal libro "Dante. Una vita" di Jacqueline Risset (Rizzoli), una citazione che é stata per me un caldo ed indescrivibile abbraccio di bentornato, e non solo.
Riguardo all'incontro decisivo avvenuto nella giovinezza di Dante, Risset scrive

"L'aver iniziato la propria vita con l'apparizione della piccola Beatrice non lo confina tra amori e riflessioni sentimentali, liriche o religiose... anzi. Ciò che quell'apparizione gli comunica, che che gli fa percepire all'improvviso, fisicamente, oltre la grazia di quella fanciulla, é la bellezza dell'universo, é il rapporto immediato, indissolubile, tra l'universo e la sua vita. Beatrice non é un segno tra i segni, ma il segno dei segni che l'universo offre".

La grazia di sentire i brividi nel guardare a queste parole é davvero inestimabile, per un lettore di Dante e per qualsiasi uomo. 



domenica 9 gennaio 2011

Fra noi e i Greci

Disputa del Sacramento, Raffaello, stanze di Giulio II
Dopo il Corso di formazione di Centocanti a Roma, un enorme grazie a tutti.
Qui trovate la lezione del prof. Motta dal titolo La Chiesa, il Rinascimento, l'antico, tenuta la sera del 6 gennaio come introduzione alla visita ai Musei Vaticani la mattina succesiva.
Se volete poi visitare la Cappella Sistina direttamente dalla vostro computer non avete che da andare qui.
Di seguito invece una scena dal film "Il tormento e l'estasi", con Charlton Heston, proiettato la sera del 7 dopo un pomeriggio di lavoro sulla lezione di Maria Segato sul Limbo dantesco e il problema della salvezza del mondo antico in Dante. Il film narra del rapporto fra Michelangelo e Giulio II, il Papa che commissionò all'artista fiorentino la volta della Cappella Sistina. E' un film sul genio e sull'arte, molto bello anche se con qualche distinguo rispetto alle solite frecciate anti-Chiesa proprie del cinema.
In particolare, in una scena di dialogo fra Michelangelo e una dama dei Medici che egli ama, con a tema il genio, l'arte e l'amore, i tratti dell'artista fiorentino hanno una straordinaria somiglianza con quelli della figura di Pietro di Craon de L'Annuncio a Maria di Paul Claudel.

Grazie ancora a tutti per questi giorni di lavoro, letteratura, arte, amicizia, passione per il vero e il bello, fino in fondo, fino a Cristo.
E buon lavoro.



giovedì 16 dicembre 2010

"Verso casa: il viaggio dell'uomo in Omero, Dante, Tolkien": incontro con Edoardo Rialti

Siete tutti invitati all'incontro organizzato nella mia scuola con il professore nonché carissimo amico Edoardo Rialti, dal titolo "Verso casa: il viaggio dell'uomo in Omero, Dante, Tolkien".
Il sottoscritto, con grande onore, introdurrà e modererà la serata.
Accorrete numerosi!
 


mercoledì 1 dicembre 2010

"Per noi persiani leggere Dante é come leggere l'Amore, in senso assoluto, e poi, conoscere Dio"

Da IlFoglio.it. Occorre però ricordare, rispetto al rapporto di Dante con l'Islam come citato nell'articolo, che il suo avo Cacciaguida, figura centrale del poema ed ancor di più nella terza cantica, in quanto a lui é affidato il compito di svelare a Dante le profezie sul suo futuro terreno, che insomma Cacciaguida é un crociato, un uomo che ha cinto "il ferro per Cristo sempre", direbbe Tasso, ed ha combattuto in Oriente; inoltre, vado a memoria, in Paradiso X, attraverso la figura biblica di Raab, Dante riprende i Papi del tempo perché non più memori di "Nazzarette", cioé dell'ideale della liberazione della Terra Santa.
Al di là di queste dovute precisazioni, sicuramente Dante farà del gran bene anche in terra d'Iran. I frutti eterni di un sì a Gesù superano i secoli e le nazioni, oltre che qualsiasi immaginazione; chissà che qualcuno non si innamori di Lui, sotto il sole cocente di Persia, leggendo le terzine di un poeta innamorato nell'Italia di settecento anni fa.
E' accaduto a me e a molti altri, perché non a un giovane iraniano?

"Nulla é impossibile a Dio".



Consigli per innamorarsi di Dante (e tradurlo) nell’Iran degli ayatollah

La Divina Commedia è stata ripubblicata in Iran, grazie al lavoro di Farideh Mahdavi Damghani, che ha curato la seconda traduzione in persiano dell’opera dantesca. Questa versione, ci dice, è più lavorata nella poetica perché si avvicini alla purezza lessicale dei classici persiani dell’islam, in un’operazione che svela la progressiva rivalutazione di Dante in Iran come poeta legato non solo alla politica, ma anche alla spiritualità. La traduttrice dice di avere mantenuto intatto l’ordine cosmologico cristiano che regge la Commedia, anche se, per poterla pubblicare in un paese come l’Iran, ha dovuto autocensurare i versi ostili all’islam.

Nella nota all’autocensura, Farideh Mahdavi Damghani specifica che non ha tradotto le terzine “troppo divergenti dalla fede e dal diritto islamici”, come quelle in cui, nel Canto XXVIII dell’Inferno, Dante scrive: “Vedi come storpiato è Maometto! / Dinanzi a me sen va piangendo Alì, / fesso nel volto dal mento al ciuffetto”– la pubblicazione della descrizione della pena di Maometto e Alì in qualità di “seminator di scandalo e di scisma” sarebbe incompatibile con le politiche iraniane di punizione per le invettive contro l’islam.
La traduttrice si spinge più in là e giustifica la sua visione dicendo che “Dante non avrebbe mai voluto offendere il puro islam, e se l’ha fatto è stato soltanto perché la totalità della popolazione europea nutriva paura nei confronti dei musulmani come risentimento per le crociate”. La lettura della traduttrice, che dimostra la sua volontà di comprendere la visione dantesca, è in linea con le considerazioni di Edward Said, che, nel suo libro “Orientalismo”, aveva sottolineato l’“inevitabilità cosmologica” di quelle terzine. L’autocensura era già stata attuata anche nella prima traduzione della Commedia, antecedente alla rivoluzione del ’79, pubblicata da Shoja’oddin Shafa – a cui Farideh Mahdavi Damghani rimprovera l’uso di un lessico prosaico, senza slancio poetico, e di un periodare che fa trasparire Dante soprattutto come poeta politico.

La traduttrice, che paragona Dante a Rumi, il massimo poeta della mistica islamica, si dice entusiasta della “ritrovata” religiosità dantesca: “Per noi persiani leggere Dante è come leggere l’Amore, in senso assoluto, e poi, conoscere Dio”. La Commedia era un testo praticamente bandito, reso inaccessibile e venduto a un prezzo esorbitante. Ora, per diffondere un’opera così controversa, bisogna giocare la carta della spiritualità. Tuttavia, la volontà della traduttrice di conferire a Dante uno slancio spirituale sempre maggiore e la grande diffusione della sua edizione della Commedia dimostrano una nuova predisposizione della classe erudita iraniana alla ricezione della cultura religiosa europea, nonostante le attuali censure politiche.

di Omar Ghiani

lunedì 4 ottobre 2010

"E' un romanzo trasgressivo!": c'è un uomo che ama il suo lavoro, c'è il dolore e c'è Dio

Da IlGiornale.it,  preziosa intervista ad Alessandro D'Avenia, uno scrittore da tenere d'occhio.




"Nel massacro odierno di identità aiuto i ragazzi ad essere se stessi"



Con Bianca come il latte rossa come il sangue Alessandro D'Avenia ha scalato le classifiche. Ma continua a aiutare i "suoi" ragazzi a stupirsi e a tener desti i desideri 

 
Bergamo - "Sta tutto nell'amore. Una volta mia madre mi disse: io e tuo papà volevamo un bambino, Dio ha voluto te". Alessandro D'Avenia, imperdibile astro nascente della letteratura italiana, racconta così ("con un po' di imbarazzo") il succo del suo Bianca come il latte rossa come il sangue, un romanzo che non racconta solo di adolescenti ma che apre gli occhi su quell'amore "bianco vermiglio" che salva l'uomo.
Ieri pomeriggio, a Bergamo incontra, centinaia di giovanissimi e di adulti si sono lasciati rapire da questo professore di origini siciliane che raccontava di Leo, Beatrice e Silvia. Tutti protagonisti di un romanzo che, nel giro di pochi mesi, ha stupito e rapito i lettori. D'Avenia raccontava risvegliando quel desiderio di bellezza e di verità presente nel cuore di ogni uomini. Proprio come è riuscito a fare in Bianca come il latte rossa come il sangue (Mondadori). "In una casa di produzione interessata a realizzare il film tratto dal libro mi dicono: 'Ha scritto un romanzo trasgressivo!'. 'Perché?' - chiedo. 'Perchè c'è un professore che ama il suo lavoro, si parla di dolore e di Dio'". Ed è proprio così. In una società in cui tutti trasgrediscono, quello che più stupisce è la normalità. 

D'Avenia, in una società urlata e sempre alla ricerca della trasgressione, come riesce a fare successo un libro che racconta la quotidianità degli adolescenti?
"Trasgredire oggi è essere normali: amare il proprio lavoro, la vita quotidiana con le sue luci e ombre. Il libro ha successo perché la gente tutti i giorni nasce, lavora, ama, soffre, muore e nel profondo ha sete di guardare dentro al senso del quotidiano, non di essere frastornata dalle grida, come fa credere la sovraesposizione mediatica di quelli che urlano o di quelli che rispondono alle logiche di audience della televisione. Se fossi un professore transessuale probabilmente tutti mi inviterebbero in televisione, ma sono solo un professore che ama il suo lavoro..." 

In quanto professore, ha avuto un punto di vista privilegiato per "documentare" i giovani. Cosa significa stare dall'altra parte della cattedra?
"Avere una fortuna straordinaria. I ragazzi sono il mio stipendio (l'altro scarseggia...). Stare dall'altra parte della cattedra vuol dire avere la fortuna di vedere meglio: un professore scorge i segni tenui al presente di quello che sarà un giorno il punto di forza di un uomo e una donna. Custodire e far crescere quei segni significa difendere i ragazzi. 'Salvare' significa conservare: aiutare i ragazzi ad essere se stessi nel massacro odierno di identità. Il professore è come il computer: devi 'salvare col nome' aiutare ogni singolo ragazzo ad essere se stesso, altrimenti si perde come i file non salvati..." 

Colpisce nel suo romanzo l'importanza che lei dà ai colori. Inizialmente il rosso e l'amore sono un fuoco che brucia indistinto. Tuttavia, nel corso del romanzo l'amore di Leo sembra trasformarsi e maturare: l'amore diventa carità. Cosa cambia?
"L'amore tutto intero ha due colori: il rosso della passione e il bianco del dono di sé. È un circolo dinamico e inesauribile in cui il desiderio alimenta il dono e il dono il desiderio. Ho provato a raccontare l'amore tutto intero, l'amore che è 'per sempre' perchè sa inventarsi 'ogni 24 ore'. Leo impara che 'eternità' è sinonimo di 'ogni 24 ore'." 

Il Mistero si rivela sempre in un incontro. Possiamo dire che è uno protagonisti principali?
"Il grande assente nella cultura di oggi è il senso del mistero. Per Aristotele lo stupore, reazione umana di fronte al mistero, è l'inizio della conoscenza. Senza senso del mistero non c'è vera conoscenza. I ragazzi non hanno fame di conoscere a scuola, perchè noi adulti per primi non ci stupiamo della nostra materia, della nostra e della loro vita; e quindi non li stupiamo. Aristotele aveva ragione, ma Dante lo supera: lo stupore di fronte al mistero non è solo punto di inizio, domanda, ma è anche punto di arrivo, risposta. Risposta a cosa? A qualcuno che sta dietro a quella meraviglia che 'per l'universo si squaderna'." 

Cosa significa essere professori? Quali i compiti di questa vocazione?
"Significa essere in una stessa persona padre e madre dei ragazzi. Quando un padre lancia il figlio in aria, la madre si preoccupa e chiede al marito di mettere giù il figlio. La madre tiene il figlio ancorato a terra, lo protegge, il padre lo lancia nel futuro, nell'ignoto, lo spinge a credere nelle proprie capacità. Solo questo sguardo duplice rende i ragazzi capaci di stare al mondo essendo sé stessi: comprensione e sfida, attenzione e slancio. Come? Attraverso la materia che insegni, renderli 'cuori pensanti'." 

Bianca come il latte rossa come il sangue racconta di una scuola lontana dalla politica e dalle contestazioni che, invece, abbondano sempre. Per quale motivo?
"Abbondano nella scuola raccontata dai media. C'è un'altra scuola che nessuno racconta: quella di professori che amano i ragazzi e la loro materia e si fanno in quattro tutti i giorni, quella di professori che collaborano con i genitori per far crescere i figli, quella di ragazzi che vogliono studiare. Ho insegnato in contesti molto diversi: doposcuola di quartieri disagiati di Palermo, scuole pubbliche di Roma, scuole private di Milano... Dappertutto c'è una scuola fatta di gente che ama lavoro e ragazzi: ma la gente normale non fa notizia..." 

Leggendo il suo blog mi sembra di aver capito che la parola d'ordine è "stupire" i giovani. Perché questo inno alla vita nova?
"Perché mi stupisco io tutti i giorni, amo la vita quotidiana: capace di darci tutto il materiale di cui abbiamo bisogno per essere felici, capace di donarci estasi continue in un volto, in un amore, in una pagina, in una sfida, in un dolore... Ma come insegna Dante la vita è nuova quando se ne approfondisce il senso, quando c'è una Beatrice che le dà senso. Altrimenti cerchiamo il nuovo in ciò che viene dall'esterno: cose straordinarie, vacanze esotiche, tecnologie... Ma questo nuovo è sempre già vecchio. Il nuovo della vita quotidiana è la scoperta della profondità che disseta, non lo scintillio di continue superfici che cambiano senza soddisfare mai..." 

Un consiglio per i suoi colleghi che stanno iniziando il nuovo anno scolastico?
"Immaginate che il mondo finisca e che per una fortunata (!) coincidenza la vostra classe sia l'unico pezzo di umanità sopravvissuto: che mondo sarà quello che avete preparato? Gente innamorata delle uniche tre cose che servono a vivere: bene, bellezza, verità o un gruppo di furbi che lotta per fregare gli altri pur di sopravvivere? I giovani sono ad immagine della cultura di chi li educa e come dice Paolo Conte in una canzone: il maestro è nell'anima e dentro all'anima per sempre resterà." 

E per gli studenti?
"Siete in un'età fatta per scoprire la storia unica e irripetibile che siete venuti a raccontare. Appassionatevi a tutto quello che vi fa sussultare il cuore: sono i nostri amori che ci rivelano chi siamo, non i nostri umori. Ma ricordatevi che passione vuole dire anche patire. Ogni vera passione è dolore e amore insieme, e solo questo miscuglio rende la vita meravigliosa."

martedì 28 settembre 2010

Il "segno di maggior disio" e la conversione: io sono Tu

Central Park, una mamma insegna al suo bambino a camminare. Foto mia, estate 2009


""Un bambino, che é lì solo, guarda in giro tutto spaventato e piagnucola - se non piange, se non frigna, se non grida -; ma appena sente la voce della madre (o del papà) corre verso di lei, si converte, convertit, si gira verso di lei", e in quel momento il pianto é come abbracciato. Il pianto é proprio quello che lo mette in rapporto con la mamma. (...). Non é qualcosa di astratto, é una presenza che quando entra nell'orizzonte del bambino lo converte: accade la liberazione. "Analogamente, la conversione é il riconoscimento che "io sono Tu", che Ti appartengo, appartengo a questa realtà in cui Tu sei, che é perché Tu sei. (...). Perciò nonostante tutta la fragilità, la contingenza, l'effimero della cosa, é proprio questa appartenenza alla nostra compagnia in quanto luogo del nostro rapporto con Cristo e col mondo attraverso Cristo, é proprio questa coscienza d'appartenenza la conversione.Tutto il resto deriva da lì, tutto il comportamento con le cose, con le persone, con se stessi, tutti i rapporti vengono generati da questo soggetto".

Julian Carròn, "Vivere é la memoria di Me", pag. 41 - 42




La vista mia, (...)/ (...)/
volsesi al segno di maggior disio,

e a Beatrice tutta si converse

Paradiso III, vs 124 - 127

venerdì 9 luglio 2010

Ha ragione Umberto Eco (!)

Verve langoniana da IlFoglio.it 




9 luglio 2010

Ha ragione Umberto Eco: “Dante era un intellettuale di destra (pensate, predicare il ritorno all’Impero mentre stavano fiorendo i liberi comuni!)”. Ma nella sua affermazione c’è un errore di grammatica: Dante non era (tempo imperfetto), Dante è (tempo presente) un intellettuale di destra. Dante è vivo ed è lui che ogni giorno mi sprona a combattere il multietnico (“diverse lingue, orribili favelle”), il multireligioso (“dei falsi e bugiardi”), il globalismo (“Pluto, il gran nemico”), i costruttori di grattacieli (“principio del cader fu il maladetto superbir”), i negatori dell’inferno (“Dio vuol che ‘l debito si paghi”), Vito Mancuso (“seminator di scandalo e di scisma”).

lunedì 3 maggio 2010

Il Paradiso può attendere, Gerusalemme un po' meno


Un angelo guida i Crociati a Gerusalemme
in un'incisione di Gustave Doré



Dopo il ritiro di Centocanti lo scorso weekend a Settignano (Firenze), sul quale non intendo qui spendere una parola se non "immenso", ho capito la strada da seguire nell'immediato. Da tempo ho terminato la lettura del Purgatorio dantesco, il lunedì dopo Pasqua, e ho già acquistato il Paradiso, ed eccolo lì, intonso sullo scaffale in alto a sinistra della mia libreria.
Al ritiro però, dopo l'incontro di sabato sera tenuto da Edoardo Rialti sulla Gerusalemme di Tasso, ho capito che prima di seguire Dante e Beatrice nella Gerusalemme celeste é necessario liberare quella terrestre.
Il Paradiso può attendere, prima s'ha da liberare il Sepolcro.

sabato 17 aprile 2010

Era primavera eterna



"Ver erat eternum" (Met. I, vs 107)


"qui primavera sempre e ogne frutto" (Purg. XXVIII, vs 141)



"Nonostante si succedano i secoli infatti il fascino che emana Gesù di Nazaret non diminuisce, ma ingigantisce. Ed é sempre la sua stessa storia che accade, eppure sempre nuova, la stessa avventura, ma che si presenta in forme imprevedibili e inimmaginabili: chi infatti avrebbe mai potuto immaginare - dopo San Paolo e san Benedetto e dopo sant'Agostino e san Bonifacio - che qualcuno potesse "inventare" Francesco d'Assisi o Ignazio di Loyola e i suoi compagni? Chi poteva prevedere Caterina da Siena o Teresa d'Avila o padre Pio o Madre Teresa? O Bernadette o Giovanna d'Arco? Un'eterna giovinezza, una serie infinita di primavere, tutte egualmente luminose e tutte con colori diversi".

Indagine su Gesù, Antonio Socci pag. 124-125




mercoledì 17 febbraio 2010

Dante e un insolito approccio: "Ancora non vi rendete conto di quel che state facendo"

Mi sarebbe piaciuto esserci, ma é come se ci fossi. Viva Dante. Da Tracce.it

DANTE A MILANO Quando un maestro si lega a uno studio vivo

di Stefano Regondi
16/02/2010 - Riparte a Milano il ciclo d'incontri sulla Divina Commedia, con la lettura del Paradiso. Ad inaugurarlo, il dantista Robert Hollander. Che ha scelto di fermarsi una settimana intera, perché «qui vedo un modo di studiare straordinario»
Robert Hollander a Esperimenti Danteschi 2008.

Robert Hollander a Esperimenti Danteschi 2008.


Il cliché prevede che un professore invitato a un ciclo d’incontri dopo la lezione ceni con gli organizzatori e riparta. Lui ha deciso di arrivare quattro giorni prima della sua conferenza e ripartire due giorni dopo. Il motivo? Stare con gli studenti. È Robert Hollander, docente di letteratura europea all’Università di Princeton e dantista di fama internazionale, in Italia per l’annuale lezione di Esperimenti Danteschi. Un ciclo d’incontri ideato dall’associazione Studenti Universitari Milanesi (SUM) che da sei anni presenta la lettura integrale della Divina Commedia. La squadra degli “sperimentatori” è composta da una trentina di studenti, per lo più di Lettere, che di volta in volta si impegnano a studiare la cantica, trovandosi insieme per preparare le introduzioni alle lezioni e per riprendere il valore e le provocazioni di quelle precedenti. L’accademico statunitense è alle prese con la lettura del primo e del secondo canto del Paradiso, mercoledì 17 febbraio.
È atterrato in Italia con la moglie già sabato pomeriggio. Un fatto insolito che si spiega guardando al passato. Stupito per ciò che ha visto nelle scorse edizioni grazie a questo “appuntamento dantesco”, Hollander ha deciso quest’anno di prolungare il soggiorno italiano per condividere pranzi e cene insieme agli “sperimentatori”. A tavola gli universitari hanno parlato insieme con l’accademico di Dante, dello studio e dell’università. Poi il professore ha avuto modo di visitare la città meneghina sotto la guida di alcuni studenti. Dall’istituto Sacro Cuore a Brera, dove il docente americano ha girato per i corridoi della pinacoteca. «Del vostro lavoro mi colpisce la serietà, anche nell’organizzazione, nella cura di tutti i dettagli».
Ricomincia da qui, da un professore affascinato, un’iniziativa unica nel panorama accademico, ideata e organizzata interamente dagli studenti. Che propone per questa edizione la lettura del Paradiso, terminando così il secondo ciclo (cominciato nel 2005 con la prima lettura de l’Inferno). Il punto di forza di questi appuntamenti consiste nell’alto profilo scientifico delle lezioni, che non scoraggia la partecipazione, anzi la alimenta, radunando attorno a sé non solo studenti delle facoltà umanistiche ma anche fisici, architetti, liceali e appassionati di ogni età. Ogni mercoledì riparte, alle ore 17, in aula 211 della Statale di Milano, la lettura del Paradiso.
Esperimenti Danteschi ha già all’attivo la prima pubblicazione del ciclo sull’Inferno (a cura di Simone Invernizzi) e in uscita quella sul Purgatorio (a cura di Benedetta Quadrio). Ora non resta che andare, spinti anche dalle parole di Hollander: «Ho visto rarissime volte un modo di studiare come il vostro. Gente che studia la letteratura insieme. Esperimenti è straordinario per la serietà e la qualità del lavoro. E poi le pubblicazioni: ancora non vi rendete conto di quel che state facendo».

Per informazioni: www.esperimentidanteschi.it

sabato 9 gennaio 2010

Per Mariam

Leggendo il soliloquio finale del dramma teatrale "La tragica storia del Dottor Faustus" per i compiti di inglese, non ho potuto fare a meno di lasciarmi colpire dalla tragicità di questi versi: Faustus, che aveva stretto un patto con il Diavolo il quale gli avrebbe regalato ventiquattro anni di servizio ai suoi ordini, dandogli un delirio di onnipotenza, al fine dei quali gli avrebbe però dovuto cedere l'anima per sempre, si trova ora ad appena un'ora dallo scadere del tempo. Emerge qui tutto il suo dramma di uomo predestinato alla dannazione, per il quale neanche il pentimento può fare qualcosa; egli sente di correre verso un'inesorabile destino di tormenti infernali e non può fare altro che disperarsi. Spera nel sangue di Cristo, in una sua sola goccia (l' una stilla dell'Adoro te devote di Tommaso d'Aquino), ma sente lo sguardo feroce di Dio su di lui; vorrebbe raggiungere il cielo ma non può e invoca le stelle di assorbirlo come una nube; e infine si contorce nel desiderio di non possedere un'anima immortale, come gli animali, per dissolversi con la materia.

E' questa la tragicità del rapporto fra l'uomo e Dio nella cupa visione protestante, in cui la predestinazione gioca un ruolo fondamentale: non c'è possibilità di scampo.
Subito mi é corsa alla mente la grande storia di Purgatorio V, dove accade esattamente l'opposto: Buonconte di Montefeltro sta andando in riva ad un fiume a morire, colpito a morte in battaglia. Non per una vita degna viene salvato, ma per "una lagrimetta" e per il nome di Maria, l'ultimo pronunciato dalle sue labbra moribonde. E' tutto un'altro mondo: non c'è uomo che non possa essere salvato se anche all'estremo della sua vita non si arrende e riconosce, attraverso il nome di Sua madre, che Cristo é tutto.

L'angelo infernale che festeggiando sbeffeggia Faustus e lo trascina nell'Inferno, si trova qui impotente di fronte all'ultimo grido della libertà dell'uomo che invoca e chiede pietà ad una Madre fedele e a un Dio che é Misericordia.




FAUST: Ah, Faust, hai solo un'ora di vita, poi sarai dannato per sempre.

Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate, che il tempo finisca e mezzanotte non venga mai.

Occhio lieto della natura, sorgi, sorgi di nuovo e fai un giorno eterno, o fai che un'ora duri un anno, un mese, una settimana, un giorno, che Faust possa pentirsi e salvare l'anima.

"O lente lente currite noctis equi".

Le stelle ruotano, il tempo corre, l'orologio suonerà, verrà il demonio e Faust sarà dannato.

Salirò fino a Dio! Chi mi trascina in basso?

Guarda, il sangue di Cristo allaga il firmamento e una sola goccia mi salverebbe, metà d'una goccia. Ah, mio Cristo, non uncinarmi il cuore se nomino Cristo.

Lo dirò di nuovo. Risparmiami, Lucifero.

Dov'è? E' scomparso. Vedo Dio che stende il braccio e china la fronte minacciosa Montagne e colline, venite, franatemi addosso, nascondetemi all'ira terribile di Dio.

No, no?

Allora mi getto a capofitto nella terra:

apriti, terra. No, non mi dà riparo.

Stelle che regnavate alla mia nascita e che mi avete dato morte e inferno, risucchiatevi Faust come una nebbia nelle viscere di quelle nubi incinte, affinché, quando vomitate in aria, il corpo cada dalle bocche fumose ma l'anima salga al cielo.

(L'orologio suona)

Ah, mezz'ora è passata. Presto passerà tutta.

Dio, se non vuoi avere pietà di quest'anima almeno per amore di Cristo il cui sangue mi ha riscattato, assegna un termine alla mia pena incessante:

che Faust resti all'inferno mille anni, centomila, e alla fine sia salvato.

Ma non c'è fine alle anime dannate.

Perché non sei una creatura senz'anima?

Perché la tua dev'essere immortale?

Metempsicosi di Pitagora, fossi vera, l'anima mi lascerebbe, sarei mutato in una bestia bruta.

Felici le bestie che morendo cedono l'anima agli elementi, ma la mia vivrà torturata in eterno.

Maledetti i genitori che mi fecero!

No, Faust, maledici te stesso, maledici Lucifero che ti ha privato del cielo.

(L'orologio suona mezzanotte).

Suona, suona! Corpo, trasformati in aria, o Lucifero ti porterà all'inferno.

Anima, mùtati in piccole gocce d'acqua e cadi nell'oceano, nessuno ti trovi.

(Tuono, ed entrano i diavoli)

Mio Dio, mio Dio, non guardarmi così feroce!

Serpi e vipere, lasciatemi vivere ancora un poco.

Inferno orribile, non aprirti. Non venire, Lucifero.

Brucerò i miei libri. Ah, Mefistofele.

(Escono con Faust. [Escono in alto Lucifero e i diavoli])





«Oh!», rispuos' elli, «a piè del Casentino
traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano,
che sovra l'Ermo nasce in Apennino.

Là 've 'l vocabol suo diventa vano,
arriva' io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.

Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini', e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.

Io dirò vero, e tu 'l ridì tra ' vivi:
l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno
gridava: "O tu del ciel, perché mi privi?

Tu te ne porti di costui l'etterno
per una lagrimetta che 'l mi toglie;
ma io farò de l'altro altro governo!".

martedì 8 dicembre 2009

"Liberamente al dimandar precorre"




«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.


(Dante, Paradiso XXXIII)