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Per Dante l’uomo deve guardare la bellezza e la gloria del creato. Il verbo «guardare» e la parola «sguardo» sono fra i termini più presenti nella Commedia. Una visione simile ha Manzoni che nel De inventione afferma che il poeta non inventa mai nulla, ma trova nel reale le impronte e le orme di Dio, si sorprende e l’arte scaturisce da questa meraviglia.
La grande poesia, anche quando non scaturisce da un’esperienza religiosa in senso stretto (come quella di Dante), è, comunque, esito e prodotto di quella potente domanda che risiede nel cuore dell’uomo e che si spalanca alla realtà con un anelito fortissimo di bellezza, di amore e di felicità. Per questo il poeta legge nel reale il segno di qualcosa che sta oltre, coglie la provocazione e la sollecitazione che la realtà è per lui. In questo senso la poesia è sempre religiosa o «metafisica» come la definirà T. S. Elliot, perché ci interroga sul Mistero e risollecita ogni volta la profondità del cuore dell’uomo.
La grande poesia, anche quando non scaturisce da un’esperienza religiosa in senso stretto (come quella di Dante), è, comunque, esito e prodotto di quella potente domanda che risiede nel cuore dell’uomo e che si spalanca alla realtà con un anelito fortissimo di bellezza, di amore e di felicità. Per questo il poeta legge nel reale il segno di qualcosa che sta oltre, coglie la provocazione e la sollecitazione che la realtà è per lui. In questo senso la poesia è sempre religiosa o «metafisica» come la definirà T. S. Elliot, perché ci interroga sul Mistero e risollecita ogni volta la profondità del cuore dell’uomo.
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