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| Soren Kierkegaard |
E' una settimana che faccio tardi la notte: succede infatti che quando inizio a leggere Soren Kierkegaard faccio un'enorme fatica a mettere giù il libro. A partire dalla prima lezione in classe sul filosofo danese, ho subito capito di avere di fronte un uomo ferito che parla al mio cuore. Il pomeriggio stesso ho comprato "Aut-aut" e ordinato altri libri.
E' un vero e proprio incontro, e del tutto inaspettato per di più; l'incontro con un uomo e la sua esperienza del mondo, un incontro ricco di mistero e di passione per l'umano. L'estetica e il seduttore, l'etica e il marito, lo stadio religioso e Abramo; la disperazione come riconoscimento del proprio limite e della propria inadeguatezza e quindi l'amore a Dio. Come ho detto oggi in classe, ho trovato un amico e attraverso il suo percorso sto arricchendo e riguadagnando da altre profondità e punti di vista il mio incontro con Cristo.
Non c'è pagina della mia copia di "Aut-aut" che non abbia sottolineature. Il primo estratto che propongo si colloca nella prima parte, dove sono messi a nudo tutti gli inganni dell'esteta seduttore e di come la sua non-scelta di vivere la vita esteticamente non corrisponda alla sua natura.
Il secondo, uno degli efficaci esempi di Kierkegaard, si colloca invece nella trattazione della disperazione come passaggio dallo stadio estetico a quello etico, grazie alla quale l'uomo sceglie se stesso nel suo eterno valore di uomo.
"Non ti turba vedere tutti gli splendori del mondo, perché col pensiero sei sopra di essi; se te li offrissero diresti come sempre: "Sì, una giornatina la potrei dedicare a queste cose". Non ti preoccupa non esser diventato milionario, e se te lo offrissero probabilmente risponderesti: "Sì, sarebbe abbastanza interessante l'esserlo stato, e un mesetto lo potrei occupare così". Anche se ti offrissero l'amore della più bella fanciulla risponderesti: "Sì, per un mezz'annetto potrebbe andare bene". Io non voglio ora unirmi alle critiche che sento spesso fare sul tuo conto, che sei insaziabile; preferisco dire: in un certo senso hai ragione; nulla di finito, infatti, nemmeno l'intero mondo può soddisfare l'animo umano, che sente il bisogno dell'eterno".
da Aut-aut, pag. 58 ediz. Mondadori
"La condizione della tua disperazione é bella, eppure ve ne é una più bella ancora. Immagina un giovane intelligente come te. Supponiamo che ami una fanciulla, che l'ami tanto quanto egli ama se stesso. Supponiamo che in un'ora di raccoglimento egli mediti su quali fondamenti egli abbia costruita la sua vita e su quali essa debba costruire la sua. Hanno l'amore in comune, ma egli sentirà che vi sono delle differenze. Essa forse ha il dono della bellezza, ma per lui non ha importanza, é tanto effimera; essa forse ha l'animo allegro della gioventù, ma quella gioia non ha una vera importanza per lui. Egli invece ha i doni dello spirito (le capacità del seduttore, nda) e ne sente il potere. Egli la vuole amare in verità e perciò non gli verrà mai in mente di darglieli, e nemmeno l'umile animo di lei li vorrebbe da lui. Ma vi é una differenza, ed egli sentirà che questa deve sparire per poterla veramente amare. Allora egli sentirà l'animo suo precipitare nella disperazione. Non dispera per se stesso ma per lei, eppure anche per se stesso; così il potere della disperazione corroderà tutto, finché egli troverà se stesso nel suo eterno valore; ma in questo modo egli avrà trovato anche lei; e nessun cavaliere sarà mai ritornato dalle sue più pericolose spedizioni più felice e più beato di lui al ritorno da questa lotta colla carne e col sangue e colle vane differenze della finitezza. Poiché colui che dispera trova l'uomo eterno".
da Aut-aut, pag. 66 ediz. Mondadori

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