lunedì 26 dicembre 2011

About desire of the most noble form





"Alex decided to address her in English, not so much because he wished to cover his feelings with deceit, but because if he were to have spoken the words in Russian she might have misunderstood his intention and drifted away into studied indifference or abruptly left and found a safer seat. In fact, he wished to unburden his heart without consequences in a fashion that would neither captivate nor alienate. In this sense it was an exercise for himself alone - or at least the literal content of the message was for his hears only. It was not entirely self-serving. The act of dramatic recitation, which involved elements of entertaiment and the release  of indecipherable music into the atmosphere,  would serve her needs by distracting her from her own wound. There was no desire for conquest in his motivation, nor even a schoolboy infatuation. He felt his admiration was of the most noble and purified sort. If he resembled any other lover in the long history of love, he was sure that he was most like Dante. (...)
If the root of it was sexual, it was only partly so, for what was pouring from the fracture in his chest was of such great strength that he knew it was more than simple carnality or even romanticized, idealized carnality. If he had met her in other circumstances, free of his loneliness and natural attraction, he would still have loved her. So he told himslef".



from The Father's Tale, by Michael D. O'Brien, Ignatius Press, pag. 559-560

sabato 24 dicembre 2011

Gratitudine, umiltà, attesa drammatica. E allegria da trincea. Buon Natale


Nativià, Lorenzo Lotto


"Il Natale, per noi, nel Cristianesimo é diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso é, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota é che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. E' non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; é non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma é il sapore é nettamente riconoscibile; é qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace".  La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo é vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo é vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico".


GKC, L'uomo eterno



Questa notte é l'inizio dell'unica vera rivoluzione, dell'unica vera ribellione per cui valga la pena vivere: portare ciò che ci é accaduto, portare Cristo nel mondo.

Buon Natale.

domenica 18 dicembre 2011

Pillole clanDestine

Un paio di pillole dall'ultima newsletter di ClanDestinozoom



Sei pronto per la felicità?
 
San Benedetto aveva scritto, lo ripetiamo, "c'è un uomo che ama la vita e desidera giorni felici?" Sulla base di questo ha coi suoi fratelli salvato tante cose del passato - in un tempo di malora peggio di questo - e inventato cose nuove.
Ora si tratta di fare lo stesso. Ma senza desiderare davvero la felicità - più e dentro ogni altra cosa - non si ripara nulla dalla malora, pur nelle difficoltà e nelle ferite, e soprattutto non si inventa nulla di nuovo.
A chi si sforza di tener su ciò che crolla diciamo: fatica sprecata. A chi si lamenta diciamo: aggravi il peso dei già afflitti. A chi ha il fuoco negli occhi diciamo: vieni con noi. A chi si guarda intorno smarrito e insicuro diciamo: stai perdendo la vita.
dr


A proposito del suicidio assistito di Magri, un lettore ci scrive: "“Val la pena vivere” è un'affermazione soggettiva e ovviamente non una verità incontrovertibile sulle singole esistenze di ciascuno di noi. Detta così è poco più di uno slogan e con gli slogan non sempre si vince la battaglia. C’è chi “la pena” non la trova adeguata alla fatica di proseguire e basta. Non è un esempio, non merita il nostro applauso o il nostro bravo dalle tribune, non è ciò che vorremmo per i nostri i nostri figli, né ciò che gli insegniamo. Chiunque potrebbe facilmente dimostrarci piuttosto che è una follia. Eppure questa storia di morte, che prima era stata anche la storia di un'esistenza vissuta con profondità e impegno, mi ha fatto ricordare una cosa che da tempo avevo dimenticato e che è invece l'unico messaggio di speranza che posso lasciare ai miei figli: eppure la vita è tua. ap". Vorremmo solo rispondergli, all'amico lettore, che la vita non ci appartiene, all'inizio non è nostra, ma ci è misteriosamente data. Non ne siamo padroni. E questo è un fatto, non una opinione. Poi, certo, è nostra, unica, possiamo viverla solo noi e ne rispondiamo. A noi stessi per primi. Tuttavia c'è allora forse un altro e più straordinario modo di invitare i nostri figli ad abbracciare la vita, con tutto quel che può comportare di misterioso e non facile: la vita è dono.

sabato 17 dicembre 2011

La vera pace (Agnus Dei, Berlioz - The Tree of Life)





Ricevere ancora un volta dentro di me l'immensa opera d'arte che é The Tree of Life, di cui ho già più volte parlato in questo blog, é stato coglierne, sempre e ancora, la sua freschissima novità. Anche dopo la nona volta (non é un numero simbolico) in questi mesi, dopo la mia prima visione al cinema pochi giorni dopo la maturità.
Nuovi spunti, nuove immagini, nuove vie intraviste. Ho prestato questa volta uno sguardo più particolare al percorso della madre, la via della Grazia, e al tremendo mistero che essa comunica: colei che più é esposta al riconoscimento dello splendore e della magnificenza della realtà, colei che più vive la sua apertura al Mistero sotteso in ogni volto e in ogni albero, e che quindi gode della presenza di Dio, é colei che vive il dolore più lancinante, la domanda più drammatica, la tensione più gravosa. Come Giobbe. Come i santi, a dire il vero come tutti i cristiani, sia pure in misura gloriosamente diversa. 
Come recita Claudel ne L'Annuncio a Maria: "La pace, chi la conosce, sa che la gioia e il dolore in parti uguali la compongono".
L'unica, vera pace.

L'incredibile Agnus Dei del Requiem di Berlioz, questa volta, mi ha sorpreso particolarmente, così come tutta la sequenza finale, con il suo senso di compimento e distensione. Riascoltarlo integralmente non fa che approfondire l'inesauribile esperienza proposta dal film.









mercoledì 14 dicembre 2011

24.5.12 Coldplay a Torino









martedì 6 dicembre 2011

An attack of wonder, simply because you are alive

Segnalato dal blog della SCI, un immaginario e straordinario monologo di Chesterton dal sito dei Gesuiti britannici. Per leggerlo (e capirlo) basta stare seduti su una sedia.






You can be sitting quietly in a chair and suffer an attack of wonder, simply because you are alive. One moment everything seems boringly ordinary and the next it is suddenly and rapturously extraordinary. One moment you are sitting there with your daily but undramatic nihilism, where nothing seems very special, and the next a chink in your armour lets in a flood of novelty. You break out of the tiny theatre in which your own familiar plot is being played. This is the blessing of the sunrise of wonder. Indeed my main worry about people is that they might stay prisoners, stuck within all that seeming boredom. I wonder about their not wondering enough. You don’t have to be some special Alice to discover wonderland. You are in it all the time. It only needs ordinary imagination to see it. 

So the first fruit of an attack of wonder is the birth of gratitude, even of humility. All the saints in their different ways lived a bottomless abyss of thanks. And then they made their lives into divine poetry, a poetry that opens to an infinite ocean. I exist, I am alive, what a shock, but more so, what a gift. I am given to myself. Life is given to me. 

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