Sei
pronto per la felicità?
San Benedetto aveva scritto, lo ripetiamo, "c'è
un uomo
che ama la vita e desidera giorni felici?" Sulla base di
questo ha coi suoi fratelli salvato tante cose del passato - in un
tempo di malora peggio di questo - e inventato cose nuove.
Ora si tratta di fare lo stesso. Ma senza desiderare davvero la felicità - più e dentro ogni altra cosa - non si ripara nulla dalla malora, pur nelle difficoltà e nelle ferite, e soprattutto non si inventa nulla di nuovo.
A chi si sforza di tener su ciò che crolla diciamo: fatica sprecata. A chi si lamenta diciamo: aggravi il peso dei già afflitti. A chi ha il fuoco negli occhi diciamo: vieni con noi. A chi si guarda intorno smarrito e insicuro diciamo: stai perdendo la vita.
dr
Ora si tratta di fare lo stesso. Ma senza desiderare davvero la felicità - più e dentro ogni altra cosa - non si ripara nulla dalla malora, pur nelle difficoltà e nelle ferite, e soprattutto non si inventa nulla di nuovo.
A chi si sforza di tener su ciò che crolla diciamo: fatica sprecata. A chi si lamenta diciamo: aggravi il peso dei già afflitti. A chi ha il fuoco negli occhi diciamo: vieni con noi. A chi si guarda intorno smarrito e insicuro diciamo: stai perdendo la vita.
dr
A
proposito del suicidio assistito
di Magri, un lettore ci scrive: "“Val la
pena vivere”
è un'affermazione soggettiva e ovviamente non una
verità
incontrovertibile sulle singole esistenze di ciascuno di noi. Detta
così è poco più di uno slogan e con
gli slogan non sempre si vince
la battaglia. C’è chi “la
pena” non la trova adeguata alla
fatica di proseguire e basta. Non è un esempio, non merita
il nostro
applauso o il nostro bravo dalle tribune, non è
ciò che vorremmo
per i nostri i nostri figli, né ciò che gli
insegniamo. Chiunque
potrebbe facilmente dimostrarci piuttosto che è una follia.
Eppure
questa storia di morte, che prima era stata anche la storia di
un'esistenza vissuta con profondità e impegno, mi ha fatto
ricordare
una cosa che da tempo avevo dimenticato e che è invece
l'unico
messaggio di speranza che posso lasciare ai miei figli: eppure la
vita è tua. ap". Vorremmo solo rispondergli,
all'amico
lettore, che la vita non ci appartiene, all'inizio non è
nostra, ma
ci è misteriosamente data. Non ne siamo padroni. E questo
è un
fatto, non una opinione. Poi, certo, è nostra, unica,
possiamo
viverla solo noi e ne rispondiamo. A noi stessi per primi. Tuttavia
c'è allora forse un altro e più straordinario
modo di invitare i
nostri figli ad abbracciare la vita, con tutto quel che può
comportare di misterioso e non facile: la vita è dono.
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