Riporto il testo integrale (con un grazie ad Andrea per questa segnalazione, un testo che rischiavo di perdermi) dell'udienza generale di B XVI del 31 agosto sulla bellezza come via privilegiata nel rapporto con Dio.
Dove trovare oggigiorno un uomo che come il Papa sappia andare in modo così umano fino all'implicazione ultima di un'esperienza sempre sulla bocca di tutti ma quasi mai vissuta e penetrata per quello che é?
Una spada che trafigge, una ferita che si allarga, un cantico che si scioglie in ringraziamento.
 |
| Cappella Sistina |
Cari fratelli e sorelle,
più
volte ho richiamato, in questo periodo, la necessità per ogni cristiano
di trovare tempo per Dio, per la preghiera, in mezzo alle tante
occupazioni delle nostre giornate. Il Signore stesso ci offre molte
occasioni perché ci ricordiamo di Lui. Oggi vorrei soffermarmi
brevemente su uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere
anche di aiuto nell’incontro con Lui: è la via delle espressioni
artistiche, parte di quella “via pulchritudinis” – “via della bellezza” - di cui ho parlato più volte e che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo.
Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un
quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale, di
provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè,
chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di
marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo
di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che “parla”, capace di
toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo.
Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che
si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso
profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei
colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il
bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e
la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso
l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del
quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del
cuore, sospingendoci verso l’alto.
Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la
Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui,
nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che
esprimono la fede. Un esempio lo possiamo avere quando visitiamo una
cattedrale gotica: siamo rapiti dalle linee verticali che si stagliano
verso il cielo ed attirano in alto il nostro sguardo e il nostro
spirito, mentre, in pari tempo, ci sentiamo piccoli, eppure desiderosi
di pienezza… O quando entriamo in una chiesa romanica: siamo invitati
in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera. Percepiamo che in
questi splendidi edifici è come racchiusa la fede di generazioni.
Oppure, quando ascoltiamo un brano di musica sacra che fa vibrare le
corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è
aiutato a rivolgersi a Dio. Mi torna in mente un concerto di musiche di
Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard
Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate,
sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che
avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo
compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c'era il
vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: “Sentendo questo
si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che
esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio. Ma quante
volte quadri o affreschi, frutto della fede dell’artista, nelle loro
forme, nei loro colori, nella loro luce, ci spingono a rivolgere il
pensiero a Dio e fanno crescere in noi il desiderio di attingere alla
sorgente di ogni bellezza. Rimane profondamente vero quanto ha scritto
un grande artista, Marc Chagall, che i pittori per secoli hanno intinto
il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia. Quante
volte allora le espressioni artistiche possono essere occasioni per
ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la
conversione del cuore! Paul Claudel, famoso poeta, drammaturgo e
diplomatico francese, nella Basilica di Notre Dame a Parigi, nel 1886,
proprio ascoltando il canto del Magnificat durante la Messa di
Natale, avvertì la presenza di Dio. Non era entrato in chiesa per
motivi di fede, era entrato proprio per cercare argomenti contro i
cristiani, e invece la grazia di Dio operò nel suo cuore.
Cari amici, vi invito a riscoprire l’importanza di questa via anche
per la preghiera, per la nostra relazione viva con Dio. Le città e i
paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede
e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte,
allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale - anche
questo - ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di
stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il
Signore, per fermarsi a contemplare - nel passaggio dalla semplice
realtà esteriore alla realtà più profonda che esprime - il raggio di
bellezza che ci colpisce, che quasi ci “ferisce” nell’intimo e ci
invita a salire verso Dio. Finisco con una preghiera di un Salmo, il Salmo 27:
“Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella
casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la
bellezza del Signore e ammirare il suo santuario” (v. 4).
Speriamo che il Signore ci aiuti a contemplare la sua bellezza, sia
nella natura che nelle opere d'arte, così da essere toccati dalla luce
del suo volto, perché anche noi possiamo essere luci per il nostro
prossimo. Grazie.