16 settembre 2011
La Bbc scopre “Vita e destino” di Grossman e ne fa un grande radio show
Da domenica 18 settembre il romanzo sulla battaglia di Stalingrado recitato da Kenneth Branagh su Radio 4
Se a sant’Agostino,
come da tradizione, sembrava assurdo cercare di mettere tutto il mare
in una buca sulla spiaggia, agli autori di Radio 4, storico canale della
britannica Bbc che dal 1967 produce programmi di cultura, deve essere
sembrato per lo meno impossibile quello che qualche anno fa fu chiesto
loro da Mark Damazer, allora direttore della rete: trasformare il
romanzo “Vita e destino” di Vasilij Grossman in uno spettacolo
radiofonico. Oltre mille pagine, migliaia di personaggi, lunghe
introspezioni e decine di eventi narrati da condensare in poche ore.
Alison Hindell, regista di punta di Radio 4, consigliò a Damazer di
lasciar perdere. Questi però non ne voleva sapere. Si era innamorato del
romanzo che ruota intorno alla battaglia di Stalingrado tra nazisti e
sovietici, un grande inno alla libertà, dopo che Martin Sixsmith,
storico inviato in Unione sovietica della Bbc, glielo aveva consigliato.
Passano quattro anni, e Damazer diventa rettore del
St. Peter’s College a Oxford. Ha lasciato Radio 4 un anno fa, ma da
domenica 18 settembre potrà godersi da ascoltatore il frutto della sua
scommessa: la Bbc trasmetterà infatti la dramatisation di “Vita e destino”.
Otto ore suddivise in tredici puntate, con Kenneth Branagh a dare voce a
Viktor Strum, il protagonista di quello che da molti è considerato uno
dei più importanti romanzi del Novecento.
Sequestrato dal Kgb nel 1961
(tre anni prima della morte di Grossman), “Vita e destino” ricompare
quasi vent’anni dopo, nel 1980, a Parigi. In Italia viene tradotto nel
1982 da Jaca Book, diventa poi quasi introvabile, fino a che non viene ripubblicato da Adelphi nel 2008.
In mezzo molti anni di oblìo, dovuti anche alla scomoda verità
raccontata da Grossman: nazismo e comunismo sono sinonimi storici, due
sfumature della medesima tavolozza, modi diversi di chiamare lo stesso
totalitarismo che schiaccia la libertà dell’uomo. Il merito di Damazer è
dunque quello di essere riuscito a fare in poco tempo in Inghilterra
quello che in molti anni non si è riusciti a fare altrove: far conoscere
“Vita e destino” a più persone possibili (Radio 4 ha uno share medio di
dieci milioni di ascoltatori). Damazer ha fatto le cose per bene: per
lanciare lo show ha organizzato la scorsa settimana a Oxford un convegno di due giorni su Grossman, durante il quale sono stati registrati diversi contributi andati in onda a “Start the week”,
seguitissimo programma di Radio 4 di Andrew Marr. Durante l’anteprima
radiofonica di lunedì 12 settembre, “Vita e destino” è diventato il
libro più venduto in Inghilterra nel giro di poche ore.
Damazer non ha fatto tutto da solo, però. Mesi fa è venuto a sapere che l’unico centro studi al mondo dedicato all’opera dello scrittore russo è in Italia, precisamente a Torino.
Preso contatto con Giovanni Maddalena, direttore del comitato
scientifico e professore di Filosofia teoretica all’Università del
Molise, Damazer ha voluto esporre a Oxford la mostra
preparata dal centro studi torinese, inaugurata nel 2006 durante il
primo convegno internazionale mai organizzato su Vasilij Grossman, e già
esposta in questi anni a New York, San Pietroburgo, Gerusalemme e
Buenos Aires (ma misteriosamente rifiutata nel 2009 dalla Biennale della
democrazia di Gustavo Zagrebelsky). “Leggere Grossman e presentarlo in
questo momento della storia – dice al Foglio Maddalena – significa
inserire nella propria vita quantomeno il desiderio di una vera libertà:
la libertà di non essere schiavi delle circostanze, ma anche, e
soprattutto, la libertà di dialogare davvero su ciò che sta a cuore,
bello o brutto che sia (soprattutto brutto, perché è del brutto che è
difficile parlare), la libertà di aderire al vero anche quando si è in
pochi a farlo, la libertà di porsi domande scomode”. Così una decina di
giorni fa “l’eccentrico professore italiano Giovanni Maddalena”, come da
ritratto del Sunday Times, ha attraversato l’Europa con un furgone per
portare personalmente i pannelli della mostra a Oxford e intervenire al
convegno.
Adesso tocca a Kenneth Branagh che, a differenza di Stalingrado, non ha resistito all’attacco: “Già il titolo ti cattura – ha detto l’attore presentando la dramatisation
– Sembra dire: qui troverai qualcosa di davvero importante”. Le
migliaia di personaggi del romanzo sono state ridotte al più maneggevole
numero di 159, portati in vita da sessantasette attori grazie al lavoro
della regista Alison Hindell e di due autori, Mike Walker e Jonathan
Myerson, che hanno dovuto anche riprodurre i suoni per far immergere
l’ascoltatore nella polvere delle strade di Stalingrado del 1942 e
nell’acqua fredda del Volga. In Inghilterra si comincia domenica (anche online), la speranza è quella di sentire presto le stesse parole anche in italiano.
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