martedì 11 gennaio 2011

Il segno dei segni che l'universo offre


Dante fugge dalle tre fiere (particolare), di William Blake

Era da tempo che avevo messo da parte quella che é la mia compagna di sempre da ormai quasi tre gloriosi anni, vale a dire la lettura della Divina Commedia. Terminata or ora l'Eneide del grande Virgilio e incalzato dall'imponente e spledida strada riapertasi con la tre giorni di Centocanti, torno a immergermi nel mondo dantesco, pur impegnato in mille altre battaglie. Ho iniziato la lettura di "Dante e Beatrice" (Medusa), una raccolta di saggi danteschi del grande studioso di filosofia medievale Etienne Gilson; spunti molto interessanti, sebbene qualche tesi sia a mio giudizio un po' azzardata. Ad ogni modo riporto di seguito una citazione in nota nella Prefazione di Bianca Garavelli dal libro "Dante. Una vita" di Jacqueline Risset (Rizzoli), una citazione che é stata per me un caldo ed indescrivibile abbraccio di bentornato, e non solo.
Riguardo all'incontro decisivo avvenuto nella giovinezza di Dante, Risset scrive

"L'aver iniziato la propria vita con l'apparizione della piccola Beatrice non lo confina tra amori e riflessioni sentimentali, liriche o religiose... anzi. Ciò che quell'apparizione gli comunica, che che gli fa percepire all'improvviso, fisicamente, oltre la grazia di quella fanciulla, é la bellezza dell'universo, é il rapporto immediato, indissolubile, tra l'universo e la sua vita. Beatrice non é un segno tra i segni, ma il segno dei segni che l'universo offre".

La grazia di sentire i brividi nel guardare a queste parole é davvero inestimabile, per un lettore di Dante e per qualsiasi uomo. 



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