lunedì 24 gennaio 2011

Virgilio e la dignità dei vinti (Leave no man behind - Black Hawk Down)






Ne "L'uomo eterno" G. K. Chesterton dedica alcune commoventi pagine a Virgilio e all'importanza della sua opera per la civiltà occidentale; grazie al suo più importante poema infatti, l'Eneide, Virgilio ha stabilito per sempre la dignità quasi sacra dei vinti: fu questa, continua Chesterton, una delle tradizioni che permisero alla civiltà di resistere ai secoli dei barbari e di dare vita alla cavalleria cristiana, "che altro non é se non l'atteggiamento morale dell'uomo con il muro alle spalle, il muro di Troia". Un ideale da difendere e per cui morire.

Reduce da una recente lettura del più grande poema epico latino non posso che confermare il buon Gilbert; in particolare confesso di essermi commosso fino alle lacrime durante la lettura del libro II, in cui Enea racconta alla corte di Didone la tragica notte della fine di Troia e della sua fuga con i pochi superstiti. La maestria di Virgilio poeta é assoluta: si sentono le urla dei guerrieri Achei penetrati a tradimento nella città; i tonfi delle travi di legno che cadono incendiate; le urla delle madri trascinate via; l'eco delle stragi fra i corridoi immensi del palazzo di Priamo, rischiarati dai bagliori del fuoco divampante. In tutto questo Enea raduna alcuni compagni per tentare una disperata resistenza: chi mi segue sappia, dice, gli dei hanno abbandonato la nostra città, non ci resta che una morte onorevole armi in pugno.
Quale dramma: quando gli dei abbandonano l'uomo antico, l'unica cosa che gli resta é una tragica morte da eroe; nel Cristianesimo non solo una morte ma pure una vita eroica é possibile proprio perché Dio non abbandona l'uomo e, secondo l'espressione di Giovanni Paolo II, "l'eroico é quotidiano e il quotidiano eroico".
Ecco la dignità dei vinti: il drappello dei fedelissimi di Enea si fa strada fra le vie della città in fiamme e combatte contro gli Achei, che non esitano a uccidere sacerdoti, vergini e figli di fronte ai padri. Enea raduna il padre Anchise, il figlio Ascanio e la moglie Creusa, che poi si perderà e riapparirà, ormai defunta, sotto forma di spirito al marito, indicandogli la via per fuggire da Troia.
Ma gli dei non hanno abbandonato Enea: una lingua di fuoco luminoso avvolge il capo figlio Ascanio, come il biblico roveto ardente; sarà proprio di fronte a questo prodigio infatti che il padre Anchise si convincerà del volere divino e seguirà il figlio Enea in fuga dalla città.

Durante la lettura di queste pagine, specie quando l'eroe del poema raduna attorno a sé l'ultima resistenza di Troia e si lancia per le vie della città in rovina, mi risuonava in mente la traccia "Leave no man behind" dalla colonna sonora di "Black Hawk Down", il film di Ridley Scott con Eric Bana. Tratta della missione dei marines in Somalia agli inizi degli anni novanta, e di come i soldati americani rimasero intrappolati per le vie di Mogadiscio. Non é certo la storia di Enea e compagni, ma questa musica mi parla in qualche modo della dignità dei vinti, dello spirito di compagnia e di sacrificio, come quello che animò i troiani superstiti quella notte, di fronte alla loro patria in fiamme e ad un destino ancora sconosciuto.

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