mercoledì 10 agosto 2011

Solo teppismo? La guerra di Londra indica molto di più

I fatti di Londra di questi giorni sono il campanello d'allarme di un fenomeno ben più profondo di un semplice vandalismo. Ecco le analisi di Luca Doninelli, da IlSussidiario.net e l'intervista a Roger Scruton da IlFoglio.it


Londra, è solo teppismo?

 
mercoledì 10 agosto 2011
 
Spesso un male irreversibile si forma, dentro un corpo, per la somma di tanti piccoli mali, ciascuno dei quali di per sé sarebbe curabile, ma che, messi insieme, producono degenerazioni, stati cronici, collassi strutturali. Questo vale per il corpo umano, per il corpo di un paese e anche - come nel caso che stiamo per trattare - per un’intera civiltà.

I disordini che si vanno spandendo a macchia d’olio in Inghilterra, e che hanno già prodotto il primo morto, hanno dato luogo, per ora, a commenti a dir poco anacronostici: si è parlato di “teppisti”, con il disprezzo che i lord inglesi dei cartoni animati riservano a qualunque altro rappresentante del genere umano. Le cronache hanno riportato - quasi fosse la notizia principale - che il Primo Ministro ha dovuto addirittura, pensate un po’, rientrare anticipatamente dalle vacanze (in Toscana).

Questo paese straordinario, vincitore di tutte o quasi tutte le guerre cui ha preso parte, nel corso della storia, di fronte alla nuova emergenza sa balbettare solo parole di disprezzo, trattando questa rivolta come una semplice questione di ordine pubblico.
Bene, potranno magari soffocare questa rivolta, ma altre ne verranno, perché il mondo che ne è il teatro - ossia la nostra civiltà, tutto il sistema della nostra civiltà - sta andando in frantumi.

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Il falò delle vacuità multiculturali

Scruton: “Ecco che succede a fingere che le identità non esistano”

“Abbiamo creato una cultura delle gang violenta, sessista, omofobica e razzista; è una vergogna che cadrà sui multiculturalisti bianchi”. E’ durissimo uno degli editor del Daily Telegraph, Damian Thompson, sui roghi e le rivolte di Oxford Circus, Edmonton, Tottenham ed Einfield. Comunità britanniche dove vige la common law, ma germina da anni anche la violenza sulle donne tipica di culture non occidentali, il delitto d’onore, la poligamia, la morte per apostasia e omosessualità. Secondo Roger Scruton, massimo intellettuale conservatore del Regno Unito, docente di Filosofia a Boston e alla St. Andrews, la colpa è del “curriculum multiculturalista”.
“Lo sapevamo che sarebbe successo, l’integrazione è stata una ideologia semi religiosa, ma non ha funzionato”, dice Scruton al Foglio. “I multiculturalisti hanno sempre negato la connotazione identitaria, perché avrebbe frammentato il multiculturalismo. Coloro che hanno difeso la prima persona plurale della nazione sono stati attaccati in quanto ‘fascisti’, ‘razzisti’, ‘xenofobi’, ‘nostalgici’ o, nel migliore dei casi, ‘little englanders’. Lo avevamo già visto anche in Francia con il ‘mob rule’ delle banlieue. Nelle nostre città i giovani crescono in ghetti isolati, in un ordine politico schizzato, vogliono affermarsi contro la società, mai per essa. In Italia non è ancora successo, ma potrebbe accadere se non avverrà una integrazione corretta. L’islamismo tende a infiammare questo scontro per costruire una retorica anti occidentale, ma in questo caso è stato soprattutto un fallimento interno alla nostra società. Provo orrore e tristezza per come abbiamo distrutto il vecchio curriculum, dicevano che era monoculturale, che perpetuava l’idea della civiltà occidentale come superiore, che era patriarcale, il prodotto del maschio bianco europeo che aveva perso autorità. Ci avevano insegnato a vivere in un ambiente amorfo, nella città postmoderna aperta a tutte le culture. Ogni cultura avrebbe dovuto crescere nel proprio spazio, per godere dei frutti della cooperazione sociale e di un sistema educativo in cui la cultura maggioritaria avrebbe dovuto essere marginalizzata. Tutto quello che invece il multiculturalismo ha sancito è stata la distruzione della cultura pubblica condivisa e il diritto al rispetto, creando un grande vuoto. Il risultato è stato il relativismo”.
Scruton ne ha anche per i conservatori al governo. “La leadership di Cameron deve dimostrare di avere una cultura nazionale. Questo è il motivo per il quale Richelieu si era appellato ai francesi per far prendere in considerazione innanzitutto la loro fedeltà alla nazione, con lo scopo di superare il conflitto tra cattolici e protestanti. I conservatori inglesi da sempre sono considerati i guardiani della cultura nazionale, ma da anni sono stati anche loro intimiditi dalla correttezza politica. Michael Gove, il ministro dell’Educazione, sta cercando di fermare il multiculturalismo, ma a livello nazionale non c’è stata alcuna visione ideologica e intellettuale. Se Cameron ha davvero come modello Polly Toynbee (commentatrice liberal del Guardian, ndr), allora siamo persi. I politici sono sempre tragici quando cercano di essere ‘nice’”.

Leggi La big society in fumo  - Leggi Imbarazzo di stato e anarchia 

1 commento:

Samuele Baracani ha detto...

Grazie. E viva Scruton!