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mercoledì 8 giugno 2011

Lo spavento della bellezza

Ieri sera, durante una chiacchierata telefonica con un'amica con a tema Alla sua donna di Leopardi, poesia che avrebbe dovuto presentare oggi alla sua classe, mi sono imbattuto in questo straordinariamente lucido e travolgente passo dello Zibaldone. Queste righe mi hanno subito acceso nella mente ciò che C. S. Lewis afferma in quell'insuperabile sermone che é L'onere della gloria, contenuto nell'omonimo libro edito da Lindau, una delle mie ultime letture.
E' sempre un tuffo al cuore al quale mai ci si può abituare, ogni volta che si scoprono queste tremende corrispondenze d'esperienza e desiderio in uomini lontani fra loro per epoca e cultura. Corrispondenza anche con la nostra esperienza e il nostro desiderio.
Perché come dice GKC le teorie che vogliono spiegare il mondo invecchiano, mentre le cose sono sempre fresche, riaccadono sempre.



Caspar David Friedrich, Donna all'alba



"E' proprio, dico, dell'impressione che fa la bellezza su quelli dell'altro sesso che la veggono o l'ascoltano o l'avvicinano, lo spaventare; (...) e lo spavento viene da questo, che allo spettatore o spettatrice, in quel momento, pare impossibile di star mai più senza quel tale oggetto, e nel tempo stesso gli pare impossibile di possederlo com'ei vorrebbe; perché neppure il possedimento carnale, che in quel punto non gli si offre affatto al pensiero, anzi questo n'è propriamente alieno; ma neppur questo possedimento gli parrebbe poter soddisfare e riempire il desiderio ch'egli concepisce di quel tale oggetto; col quale ei vorrebbe diventare una cosa stessa".

Leopardi, Zibaldone in data 16 settembre 1823



"Ah, ma noi vogliamo molto di più, qualcosa a cui i libri di estetica danno ben poca importanza. Ma i poeti e le mitologie sanno tutto al riguardo. Non ci accontentiamo di vedere la bellezza, anche se Dio solo sa che grande ricompensa sia. Vogliamo qualcos'altro che é difficile esprimere a parole: congiungerci con la bellezza che vediamo, attraversarla, riceverla in noi, immergerci in essa, diventarne parte".

C. S. Lewis, L'onere della gloria, Lindau pag. 28






venerdì 16 aprile 2010

Vita e letteratura



Ecco un mio articoletto comparso su "Il Biellese" di oggi un po' ritoccato, dopo molte peripezie che non sto a raccontarvi, per presentare la serata su Leopardi.





Nell’aprile 2008 all’Auditorium di Città Studi, il professor Franco Nembrini aveva già mostrato con successo ad un folto pubblico composto di studenti, docenti e gente d’ogni età, come nei versi del grande poeta Dante fosse tracciata ben chiara una strada per l’uomo di sempre. “Amico mio, di che speranze il core vai sostentando?”: venerdì 16 aprile 2010, nello stesso Auditorium, con ingresso libero, Nembrini accompagnerà il pubblico biellese attraverso alcuni testi di Giacomo Leopardi, per verificare se la letteratura ha qualcosa da mostrare alla vita di tutti.

Possono le gioie e le sofferenze, le esperienze e gli interrogativi della vita di un uomo di duecento anni fa essere di qualche interesse per l’uomo di oggi?

Si tratta di verificare se vita e letteratura possono essere vissute e amate come un tutt’uno, così che gli struggimenti e le aspirazioni di un giovane studente come di un uomo di mezza età possano trovare improvvisamente una formulazione chiara e compiuta nei versi o nei romanzi di poeti e prosatori dei secoli passati, d’un tratto diventati compagni, amici, padri.

Serata organizzata dal Centro Culturale Vittorio Piola e dall’Oratorio di San Filippo.



Giacomo Berchi