Non ho mai vissuto la Colletta Alimentare in questo modo. Sarà sicuramente per la maggior consapevolezza del gesto, dovuta a quella trama di incontri e intrecci, conoscenze e piccoli particolari e non solo che è la mia vita che cresce. Sta di fatto che operare nella carità, fare qualcosa per l'altro è sempre e comunque, se fatto in tutta semplicità e senza alcuna pretesa ideologica, un gesto che corrisponde davvero al cuore.
Ero a Torino, stavolta, causa un diciottesimo da festeggiare la sera stessa, ed il pomeriggio, guidato da un mio grande amico, sono andato con i ragazzi del Liceo Classico Alfieri in un centro commerciale della città. Sono state quattro ore di grazia, all'ingresso di questo grande supermercato. Innanzitutto facce nuove ed antiche conoscenze, poi, come dicevo, l'evidenza pura e semplice della carità in atto. Prima portavo fuori con altri le scatole piene di prodotti per l'infanzia, olio, pelati, tonno in scatola ecc. per caricarle su di un camion. Poi le scatole da fare, vicino all'uscita. Piega, scoccia, taglia, riscoccia e vai. Sempre in compagnia. "C'è bisogno di uno di voi!", e io confesso che inizialmente avevo timore della troppa responsabilità, ma ho detto "Eccomi!". E da lì fino alle sette e un quarto, quattro ore di grazia, ho fatto questo: scatola in arrivo, dire il contenuto e pesarla, scocciarla a croce, tagliare, segnare con pennarello rosso numero, prodotto e peso, poi passarla. Dalla venti all'ottantuno. Quella che più è stato evidente è sicuramente l'emergere della coscienza di avere un posto ed un compito, scelto non da te, che è essenziale per chi fa prima e chi fa dopo, e che devi vivere questo compito con tutto te stesso. Mentre scocciavo i pacchi pensavo a dove sarebbero andati a finire, e fa un certo effetto, un effetto che ti fa ringraziare di essere vivo, operare nel particolare, scocciare e pesare appunto, con un occhio puntato al tutto, alla pila enorme di pacchi all'uscita di un supermercato di Torino. In questo senso la Colletta, e la caritativa in generale, è un'educazione per la vita. E' stata, anzi è, la coscienza di aver davvero fatto qualcosa, senza avere pretese sulla pace nel mondo o sulla lotta globale all'ingiustizia, che rivela il suo valore nel momento stesso in cui operi. Pesando quei pacchi io servivo il mio Re; stando seduto per terra, nella polvere ("Occhio che se apri la porta scatta l'allarme!") io servivo il mio Re; avendo cura di scocciare in maniera adeguata, io servivo il mio Re.
Per terra, un po' stanco, con pennarello e taglierino, a pesare pacchi di cartone all'uscita di un supermercato di Torino, io servo il mio Re. E questo non me lo toglie nessuno.
8.970 tonnellate raccolte in Italia, in 7500 supermercati, più di 100.000 volontari.
Anche a Biella è andata bene, mi dicono, e sono contento.
"2.5 tonn. Grazie a tutti! Marcello"
Ero a Torino, stavolta, causa un diciottesimo da festeggiare la sera stessa, ed il pomeriggio, guidato da un mio grande amico, sono andato con i ragazzi del Liceo Classico Alfieri in un centro commerciale della città. Sono state quattro ore di grazia, all'ingresso di questo grande supermercato. Innanzitutto facce nuove ed antiche conoscenze, poi, come dicevo, l'evidenza pura e semplice della carità in atto. Prima portavo fuori con altri le scatole piene di prodotti per l'infanzia, olio, pelati, tonno in scatola ecc. per caricarle su di un camion. Poi le scatole da fare, vicino all'uscita. Piega, scoccia, taglia, riscoccia e vai. Sempre in compagnia. "C'è bisogno di uno di voi!", e io confesso che inizialmente avevo timore della troppa responsabilità, ma ho detto "Eccomi!". E da lì fino alle sette e un quarto, quattro ore di grazia, ho fatto questo: scatola in arrivo, dire il contenuto e pesarla, scocciarla a croce, tagliare, segnare con pennarello rosso numero, prodotto e peso, poi passarla. Dalla venti all'ottantuno. Quella che più è stato evidente è sicuramente l'emergere della coscienza di avere un posto ed un compito, scelto non da te, che è essenziale per chi fa prima e chi fa dopo, e che devi vivere questo compito con tutto te stesso. Mentre scocciavo i pacchi pensavo a dove sarebbero andati a finire, e fa un certo effetto, un effetto che ti fa ringraziare di essere vivo, operare nel particolare, scocciare e pesare appunto, con un occhio puntato al tutto, alla pila enorme di pacchi all'uscita di un supermercato di Torino. In questo senso la Colletta, e la caritativa in generale, è un'educazione per la vita. E' stata, anzi è, la coscienza di aver davvero fatto qualcosa, senza avere pretese sulla pace nel mondo o sulla lotta globale all'ingiustizia, che rivela il suo valore nel momento stesso in cui operi. Pesando quei pacchi io servivo il mio Re; stando seduto per terra, nella polvere ("Occhio che se apri la porta scatta l'allarme!") io servivo il mio Re; avendo cura di scocciare in maniera adeguata, io servivo il mio Re.
Per terra, un po' stanco, con pennarello e taglierino, a pesare pacchi di cartone all'uscita di un supermercato di Torino, io servo il mio Re. E questo non me lo toglie nessuno.
8.970 tonnellate raccolte in Italia, in 7500 supermercati, più di 100.000 volontari.
Anche a Biella è andata bene, mi dicono, e sono contento.
"2.5 tonn. Grazie a tutti! Marcello"
1 commento:
Penso che aiutare gli altri solo per semplice bontà sia una delle azioni più gratificanti che uno possa fare...
Ciau!!!
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