lunedì 31 agosto 2009

Vera cioè bella



Dante e Milton. Quest’ultimo ha scritto un meraviglioso poema, sebbene un po’ nel solco dell’invidia per il primo che lo aveva preceduto e di disprezzo per il suo cattolicesimo. Milton però ha un punto in comune con Dante, la verità. Mi spiego meglio: San Tommaso ha descritto la poesia come lusinghiera e piena di bugie, una sorta di gioco letterario. Dante ha sicuramente letto San Tommaso scoprendo in questo giudizio un impedimento. Poi durante l’elaborazione del Convivio decise non di disobbedire a San Tommaso, ma di capire quello che egli intendeva. Comprese che la poesia per essere bella doveva essere anche vera. E si è lanciato nell’idea della Divina Commedia che è narrata come cosa attuale, avvenuta e reale. Una decisione molto “pericolosa”, ma brillante. Direi che la storia ha coronato decisamente il successo di quest’opera.


Oggi in Italia Dante è considerato sì come un poeta religioso, ma in un senso riduttivo. La sua religiosità ortodossa non è più compresa. La lettura romantica dell’inferno dantesco, per esempio, lascia perplessi perché considera Francesca da Rimini come un’eroina, mentre per Dante, sebbene egli ne compatisca la sorte, rimane una donna in opposizione a Dio.



(Estratti dall'intervista a Hollander su IlSussidiario.net. Leggi tutto l'articolo)

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