
Grandi attese per il film iper-catastrofico sulla fine del mondo predetta dal calendario Maya (in realtà questo calendario termina il 21.12.2012 in quanto i Maya, una volta estinti, non avevano più tanto tempo per aggiornare alcunché, comunque...). Personalmente sono stato diviso fra l'andare e il non andare al cinema; da una parte, fra gli argomenti a favore, una pellicola sicuramente godibile, sulla linea del genere catastrofico. Gli effetti speciali abbondano, come già si può vedere dal trailer, e confesso che il goderne nel buio della sala é una prospettiva che mi alletta molto.
La trama: i superpotenti del mondo, avvertiti dagli scienziati dell'imminente catastrofe planetaria, organizzano in gran segreto delle novelle arche di Noè ipertecnologiche con le quali salvare l'intellighenzia scientifica e politica. Il nuovo diluvio universale, frattanto, devasta tutto il pianeta. Curiosità: solo tre leaders rimangono fino all'ultimo con i rispettivi popoli, e cioé il presidente statunitense afro-americano, il Papa (!) e infine.... il premier italiano (!!).
Ho però letto alcune interviste al regista, Roland Emmerich, che mi hanno fatto cambiare idea. Egli sostiene infatti che tutte le religioni abbiano devastato il mondo "e che continuino a farlo". Forse per questo si diverte a demolire un po' di simboli: c'é il cupolone di San Pietro che crolla sulla piazza gremita di fedeli (credo che ci sia anche lo stesso Papa); il Cristo di Rio de Janeiro che si sgretola come sabbia (tiè, ti piacerebbe, ho subito pensato...); la Cappella Sistina che implode trafitta dalle crepe che, guarda caso, dividono il dito di Dio e di Adamo nel famoso affresco di Michelangelo. Il regista che é "contro le religioni organizzate", si guarda però bene dal far crollare la Kaba della Mecca; avrebbe voluto farlo ma un suo collaboratore ha saggiamente consigliato di evitarsi una fatwa islamica per una pellicola cinematografica.
Conclusione:
perché mai dovrei andare a vedere un film riducendo la mia scelta ad un puro e reattivo gusto distruttivo e catastrofico, mentre il caro regista mi distrugge il Cristo e San Pietro spiattellandomi poi la pappardella di una grande religione umanitaria? E poi la fine del mondo senza di Lui deve essere la cosa più triste che ci sia; che senso avrebbe? Nei simboli religiosi, politici e culturalli crollano tutte le certezze. Cosa rimane? Ogni film deve comunque fare riferimento ad una morale, buona o cattiva che sia, proporre una visione o una tesi. Tanto più un film sulla fine di tutte le cose! Se si esclude già Cristo allora non ne vale affatto la pena.
Ad ogni modo, meglio una pappardella umanitaria, che un finale con cori di "Alleluia!" e il Giudizio finale. Anche il cinema ha i suoi buoni limiti, ed é giusto così.
Risparmiamo dunque i dinari e dilettiamoci in diverso modo.
Per esempio aprendo l'ultimo libro di O'Brien, "L'isola del mondo"; sono ai primissimi capitoli, e già si respirano Tolkien e Omero insieme, paesaggi di verde silenzioso, un mare d'incredibile bellezza e un commovente rapporto padre-figlio.
"Il che é bello e istruttivo", direbbe Guareschi.
La trama: i superpotenti del mondo, avvertiti dagli scienziati dell'imminente catastrofe planetaria, organizzano in gran segreto delle novelle arche di Noè ipertecnologiche con le quali salvare l'intellighenzia scientifica e politica. Il nuovo diluvio universale, frattanto, devasta tutto il pianeta. Curiosità: solo tre leaders rimangono fino all'ultimo con i rispettivi popoli, e cioé il presidente statunitense afro-americano, il Papa (!) e infine.... il premier italiano (!!).
Ho però letto alcune interviste al regista, Roland Emmerich, che mi hanno fatto cambiare idea. Egli sostiene infatti che tutte le religioni abbiano devastato il mondo "e che continuino a farlo". Forse per questo si diverte a demolire un po' di simboli: c'é il cupolone di San Pietro che crolla sulla piazza gremita di fedeli (credo che ci sia anche lo stesso Papa); il Cristo di Rio de Janeiro che si sgretola come sabbia (tiè, ti piacerebbe, ho subito pensato...); la Cappella Sistina che implode trafitta dalle crepe che, guarda caso, dividono il dito di Dio e di Adamo nel famoso affresco di Michelangelo. Il regista che é "contro le religioni organizzate", si guarda però bene dal far crollare la Kaba della Mecca; avrebbe voluto farlo ma un suo collaboratore ha saggiamente consigliato di evitarsi una fatwa islamica per una pellicola cinematografica.
Conclusione:
perché mai dovrei andare a vedere un film riducendo la mia scelta ad un puro e reattivo gusto distruttivo e catastrofico, mentre il caro regista mi distrugge il Cristo e San Pietro spiattellandomi poi la pappardella di una grande religione umanitaria? E poi la fine del mondo senza di Lui deve essere la cosa più triste che ci sia; che senso avrebbe? Nei simboli religiosi, politici e culturalli crollano tutte le certezze. Cosa rimane? Ogni film deve comunque fare riferimento ad una morale, buona o cattiva che sia, proporre una visione o una tesi. Tanto più un film sulla fine di tutte le cose! Se si esclude già Cristo allora non ne vale affatto la pena.
Ad ogni modo, meglio una pappardella umanitaria, che un finale con cori di "Alleluia!" e il Giudizio finale. Anche il cinema ha i suoi buoni limiti, ed é giusto così.
Risparmiamo dunque i dinari e dilettiamoci in diverso modo.
Per esempio aprendo l'ultimo libro di O'Brien, "L'isola del mondo"; sono ai primissimi capitoli, e già si respirano Tolkien e Omero insieme, paesaggi di verde silenzioso, un mare d'incredibile bellezza e un commovente rapporto padre-figlio.
"Il che é bello e istruttivo", direbbe Guareschi.

1 commento:
pienamente d'accordo...
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