Saremo tutti giudicati sulla domanda, perché anche nella fossa dei leoni o sotterrati dalla melma, noi possiamo gridare, domandare. Nella Settimana santa, la liturgia ambrosiana (è stupefacente fino a che punto di tenerezza giunge la Chiesa) ci suggerisce una forma commovente di domanda: «Anche se ho fatto tardi non chiudere la Tua porta. Sono venuto a bussare. A chi Ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso; accoglimi al Tuo convito, donami il pane del Regno».
Io non ho mai detto ai primi ragazzi che si riunivano: «Pregate». Coloro che venivano, anche se non partecipavano al contenuto, partecipavano al gesto della preghiera. Dopo un po’ di tempo tutti facevano la comunione quotidiana. Ripetevo loro che il sacramento è la preghiera più grande, l’essenza della preghiera, perché è domanda di tutto il proprio io: un uomo vi partecipa anche senza saper pensare, senza saper dire, senza saper nulla, domanda con la sua presenza: «Sono qui». Come fare, allora, a gerarchizzare valori e contenuti? Che cosa dobbiamo ottenere per poter sviluppare la vita? La domanda che cosa deve domandare? L’affezione a Cristo!
Scrive san Tommaso d’Aquino: «La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione» (che nel senso latino del termine significa compimento, completezza). La cosa più bella nella storia del nostro movimento è che centinaia, e poi migliaia di giovani hanno imparato e vivono l’affezione a Cristo, che sola permette vera affezione all’amico, alla donna, a sé.
Ma come ottenere questa capacità di affezione a Cristo? Innanzitutto, soprattutto, al di là di tutto, domandandola. La storia religiosa dell’umanità, cioè la Bibbia, termina con questa frase: «Vieni, Signore Gesù». È una domanda “affettiva”, un’espressione vibrante di “attaccamento”. Fino a pochi anni fa era questa la formula che sempre suggerivamo. Adesso se n’è aggiunta un’altra: Veni Sancte Spiritus. Veni per Mariam. È la stessa, più sviluppata e cosciente.
Io non ho mai detto ai primi ragazzi che si riunivano: «Pregate». Coloro che venivano, anche se non partecipavano al contenuto, partecipavano al gesto della preghiera. Dopo un po’ di tempo tutti facevano la comunione quotidiana. Ripetevo loro che il sacramento è la preghiera più grande, l’essenza della preghiera, perché è domanda di tutto il proprio io: un uomo vi partecipa anche senza saper pensare, senza saper dire, senza saper nulla, domanda con la sua presenza: «Sono qui». Come fare, allora, a gerarchizzare valori e contenuti? Che cosa dobbiamo ottenere per poter sviluppare la vita? La domanda che cosa deve domandare? L’affezione a Cristo!
Scrive san Tommaso d’Aquino: «La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione» (che nel senso latino del termine significa compimento, completezza). La cosa più bella nella storia del nostro movimento è che centinaia, e poi migliaia di giovani hanno imparato e vivono l’affezione a Cristo, che sola permette vera affezione all’amico, alla donna, a sé.
Ma come ottenere questa capacità di affezione a Cristo? Innanzitutto, soprattutto, al di là di tutto, domandandola. La storia religiosa dell’umanità, cioè la Bibbia, termina con questa frase: «Vieni, Signore Gesù». È una domanda “affettiva”, un’espressione vibrante di “attaccamento”. Fino a pochi anni fa era questa la formula che sempre suggerivamo. Adesso se n’è aggiunta un’altra: Veni Sancte Spiritus. Veni per Mariam. È la stessa, più sviluppata e cosciente.
da "Come nasce un movimento", di Luigi Giussani. Grazie Silvia

1 commento:
Grazie Giacomo! perchè di nuovo mi ricordi che cosa desidero... Sei davvero grande!! :) Grazie
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