martedì 20 gennaio 2009

L'Elefante, la carità ed il Mondo Nuovo



"In quale mondo vogliamo vivere?" Con questa domanda Giuliano Ferrara, nuovo conduttore di Radio24, inizia un'interessante , pacata e civile conversazione sul caso Eluana Englaro, dove però l'approccio non è determinato dai soliti schemi e dalle solite domande. "In quale mondo vogliamo vivere?". Vi propongo qui quest'interessante conversazione radiofonica. Emerge, fra l'altro, l'idea di un conflitto fra due visioni della carità, cioè dell'amore: quella cristiana e quella "laica", se vogliamo, concetti che però svincolano la questione da una sterile, ed inventata, contrapposizione laici-cattolici. Quale mondo, quale carità, quindi? Quella delle Suore Misericordine o del "plotone di volontari che vanno in un istituo clinico e per decisione di un giudice smettono di nutrire e offrire acqua e idratare il corpo di Eluana"?


In quale mondo vogliamo vivere?





"Sono un amico di Eluana, uno di quei quattro famosi amici che dovevano testimoniare al processo, anche se poi la mia testimonianza non è stata sentita. In tutti questi anni ho parlato spesso con il padre di Eluana: essendo stat indicato dalla figlia, a suo tempo, come un caro amico, mi ha sempre coinvolto in questa vicenda. Di fronte a una cosa così, la prima reazione è quella che ho avuto anch'io: avevo vent'un anni, perché io ho un anno in meno di Eluana, e la prima reazione è stata quella della fuga. Poi la realtà ritorna, perchè Beppino Englaro mi ha cercato più volte con insistenza e mi ha posto davanti a questa realtà. Ho visto che la Chiesa e il movimento hanno sempre sottolineato la buona fede di Beppino... Ed è assolutamente così. Quando mi confronto con lui, c'è un problema giuridico che - è chiaro - provoca un corto circuito anche per un avvocato come me, perché l'obiezione che lui ti fa: "La famosa signora Maria, che aveva la cancrena alla gamba, ha potuto rifiutare le cure, come la Costituzione prevede. Eluana è in una condizione molto peggiore, perché non può esprimere il suo pensiero. Eppure a lei non viene permesso" o almeno, non era permesso finché la Cassazione non è intervenuta (...). Ma c'è un'altra cosa davanti alla quale mi sono trovato e mi trovo in difficoltà. Io sono andato spesso a trovare Eluana, soprattutto all'inizio. La sensazione è quella di parlare con una persona che non ti ascolta, che non ti sente. Ultimamente sono stato a trovarla e le parlavo, ma nel momento stesso in cui le parlavo, una parte di me si sentiva stupida, nel senso che non ero convinto di parlare con una persona che mi potesse sentire.... Io non voglio esprimermi. Vi porto solo la testimonianza di una persona che la conosce per come era prima, che ha vissuto la battaglia del padre, (...) e che di fronte a questa cosa si è sempre chiesto: ma questa è vita? Perchè il problema è qui, il problema che mi ponevo io da cattolico, di fronte a una cosa che fa parte della mia vita, che mi ha colpito in modo così evidente è: ma questa è vita? Dopodichè, però, questa domanda l'ho risolta. Perchè nel momento in cui è uscita la sentenza della Cassazione io ho smesso i panni dell'avvocato, ho smesso i panni della persona che può stare a destra e a sinistra, può essere cattolico o no, e dentro di me ho detto: ma tu lo faresti veramente? E la risposta è stata: no. Io non riuscirei mai a fare questa cosa. E allora, forse, se una persona guarda dentro di sè, nel suo cuore, e sente che non riuscirebbe mai a fare questa cosa, forse è perché questa forma di vita così, a livello così minimo di coscienza (...) è comunque un mistero, è comunque una vita che c'è, è comunque una cosa misteriosa. E io, come uomo, non mi sentirei mai di sopprimerla".




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