lunedì 4 maggio 2009

Due giudizi su Obama



La strategia della chetichella a Baghdad

Obama lodato per i suoi primi cento giorni di politica estera. E l’Iraq?

Gli analisti concordano: sono passati i primi cento giorni dell’Amministrazione Obama e il nuovo presidente è riuscito a cavarsela bene in politica estera, proprio nel campo in cui i suoi rivali, durante la campagna elettorale, insinuavano non avesse le qualità necessarie. Però, nessuno nomina il convitato di pietra, che ha le fattezze quadrate e gli occhi abbozzati del premier iracheno Nouri al Maliki. Dai discorsi e dalle valutazioni è come se fosse svanita Baghdad. Eppure fra due mesi, il 30 giugno, Washington ha promesso di ritirare le truppe da combattimento dalle città e le cose non stanno andando affatto bene. Il mese di aprile finito ieri è stato il più crudele dell’ultimo anno, con il maggior numero di morti in attentati terroristi degli ultimi tredici mesi.

A Baghdad il livello di violenza sta facendo orribili balzi verso il passato, verso gli anni bui dell’infestazione di al Qaida da cui ci aveva tratto fuori il “surge” del generale Petraeus – ora assegnato al fronte Afpak, Afghanistan-Pakistan. Due giorni fa due autobomba hanno colpito il quartiere sciita di Sadr City, facendo altri 41 morti. A Mosul, nel nord del paese, la situazione è così incerta che già si parla di possibili eccezioni al Sofa, l’accordo militare tra Stati Uniti e Iraq e di ritardare l’uscita delle truppe. A Ramadi, capoluogo di Anbar – la regione che per prima si è ribellata ai terroristi, con l’aiuto della Coalizione – i sunniti ora hanno paura. L’Associated Press racconta questa scena: “Sta arrivando il momento in cui non potremo più fare nulla per voi”, dice il capitano dei marine al Consiglio locale; risponde un mormorio generale di disapprovazione. “Le cose stanno per virare al peggio”, commentano gli anziani.

E’ come se Obama, già pressato dalla crisi economica e appagato dalle complessità diplomatiche delle relazioni con Iran, Pakistan e Cuba, avesse scelto una strategia della chetichella: le cose a Baghdad stanno andando sempre peggio, ma forse riusciremo a guadagnare l’uscita prima di essere costretti a occuparcene sul serio. Come se l’Iraq non avesse già provato a sufficienza che ogni volta che lo si sottovaluta sa scatenare catastrofi



L'AVESSE FATTO BUSH

L'avesse fatto quel gaffeur di Bush ne avrebbero parlato i tg di tutto il mondo. L'avesse fatto l'impresentabile Berlusconi Alexander Stille avrebbe potuto riaprire il file con il catalogo di figuracce, signora mia. Invece l'ha fatto Barack Obama, l'unico uomo politico al mondo che la stampa non si permette di criticare. Mai. Né quando si inchina al re saudita né quando manda messaggi youtube agli ayatollah e quelli rispondono con le pernacchie. Né quando sua moglie abbraccia la regina né quando l'aereo presidenziale vola tra i grattacieli di New York per farsi fotografare accanto alla statua della Libertà facendo venire un coccolone a mezza città. Sono cose che succedono, niente di importante, ma non si capisce perché si può ridere di tutto e di tutti, ma non di Obama. E, insomma, lunedì è successo che il presidente stava parlando e si è confuso nel leggere il testo del suo discorso al teleprompter, il gobbo elettronico senza il quale evita di dire anche ciao. Obama ha ringraziato gli ospiti, ma dopo qualche secondo di sguardi persi verso il gobbo si è accorto di averlo già fatto. "Scusate, ho appena capito di essere stato precipitoso. Andate avanti. Mandatelo avanti. Vi ho già presentato, ragazzi". Grande risata. Ma non sui giornali. Giammai.



Oplà...

Nessun commento: