Innanzitutto ricordarsi che il settimanale Tempi da ottobre sarà in edicola, quindi non più soltanto per abbonamento. Penso sia un bene, so già a chi consigliarlo.
Iniziamo proprio da Tempi, numero 36 dell'anno 15 del 3 settembre 2009, che apre con questa significativa copertina:

C'è poi "Il banchiere fra i galeotti", un articolo carrellata di Laura Borselli sul Meeting di Rimini. Infine, oltre altri interessanti articoli, si segnala un Oscar Giannino in forma nella sua rubrica "Non sono d'accordo" con il punto della situazione sempre sull'avvenimento di Rimini, informando per di più (facendomi sorridere) che "Io, parlando di don Gius davanti a migliaia del movimento, penso di aver inglobato energia per una anno di vita in più".
Prima di passare al quotidiano dei quotidiani, riporto un articoletto della "Rosa dei Tempi" non presente sull'ultimo cartaceo ma felicemente trovato sul web: "Ecco chi c'è dietro al "killeraggio" del povero Dino". Ognuno pensi la sua risposta, poi ecco come prosegue: ""Comunione e decapitazione" titolava il Manifesto del 4 settembre.
Capito? Leggete

Elementare. Scoperti tutti i dettagli del subdolo complotto: nomi di sicuri successori ciellini di Boffo, politici ciellini in carriera in attesa della ormai prossima capitolazione di Berlusconi, pure prelati ciellini pronti a sedere al vertice della baracca, ora occupato da Ratzinger. Prove? Ma dài, è chiaro: ci sono i nomi, ergo c’è il complotto. Vabbè. Di certe pisquanate neanche parleremmo. Non fosse che tra i membri della spectre ciellina coinvolti nel complotto Dagospia inserisce pure Tempi. Ci tocca precisare che noi non vogliamo il potere in Vaticano. È già abbastanza dura mantenere la pace qui a Gotham City.
L'accenno a Gotham City (Batman?, non ricordo bene) é comunque spettacolare.
Dicevo, passiamo al quotidiano dei quotidiani, vale a dire il signor "Foglio".
Camillo Langone (si, l'uomo che ho salutato alla libreria del Meeting che mi ha scritto questa dedica: "A Giacomo che viene da Biella, insomma Oropa, Camillo che viene da Parma"; é un tipo assolutamente snob, particolare, critico liturgico (?)(ebbene sì, informatevi) di cui consiglio vivamente "La vera religione spiegata alle ragazze" che spero un giorno o l'altro di recensire. Ecco, chi ha dovuto inseguirmi per andare da lui alla libreria D5 può ora farsi un'idea di quell'uomo) regala una rubrica delle sue, certo senza peli sulla lingua, riguardo al convegno della Sant'Egidio a Cracovia:
Ad Andrea Riccardi, capo della Comunità di Sant’Egidio. Vorrei sapere se sei impazzito tu o se è impazzito Antonio Ferrari del Corriere della Sera che ha scritto: “Saranno i capi religiosi, cristiani, ebrei, buddisti e di altre fedi che partecipano all’incontro di Cracovia organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, a rispettare il precetto dell’Islam, il Ramadan, concedendosi al cibo e alle bevande soltanto la sera”. Credo, spero, che sia impazzito Ferrari: tu hai pubblicato un libro sui cristiani perseguitati nel ventesimo secolo da cui si evince che i principali persecutori sono stati proprio i digiunatori maomettani, e non vorrei vederti smentito come storico. Inoltre immagino che nonostante i vagabondaggi ecumenici qualche volta ti sarà capitato di leggere o ascoltare il Vangelo: “Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo”. Oppure non è impazzito nessuno e hai semplicemente perso la fede nel Cristo che parla in Matteo 15, 11. E’ così? In tal caso tutto sarebbe chiaro, siccome nella vita bisogna attaccarsi a qualcosa ti sei attaccato alla prima maniglia a tua disposizione, il fariseismo del dialogo interreligioso coi suoi vuoti rituali convegnistici: inchini, sorrisi, buoni propositi, ottimi sentimenti, nichilismo.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
Senza peli sulla lingua come il suo articolo spassosissimo di pagina 2, "Ci sono parole che una persona elegante non pronuncia mai. Gay, per esempio", che qui non riporto per questioni di spazio. Certe volte alcune posizioni di Langone sono improponibili, ma le altre sono tutte pane al pane e vino al vino. A pagina quattro del giornale dell'Elefantino, che non é la quarta pagina ma la pagina quattro , altri interessanti articoli fra cui l'editoriale di Ferrara su Martini, la lettera del think thank americano Foreign Policy "Mr Obama, in Afghanistan dia retta ai militari sul campo" per the President, sulla difficile situazione della guerra al terrorismo: irrinunciabili obbiettivi a lungo termine e malumori in casa per otto anni di guerra.
Segnalo e riporto un ultimo articolo, l'editoriale di Davide Rondoni su Avvenire di oggi, sul rientro dalle vacanze:
SENZA L’ATTESA DELLA NOVITA' LA VITA PERDE SAPORE
Che tristezza il rientro se non é un passo avanti
DAVIDE RONDONI
Si dice: il rientro. A scuola, al lavoro.
Nelle case di sempre. Il rientro dalle vacanze. Da momenti di riposo, di diverso ambiente. Di panorami diversi dal solito. Si dice così, il rientro. Come se si rientrasse nei ranghi, nella routine.
Nel solito posto, le solite facce. Nei soliti limiti, dove si era prima. Ma se é così, allora l’estate stata un’estate persa. Se é solo un rientrare, un tornare dove si era, come si era, allora sono state vacanze, tempo buttati via. Magari si sono viste tante cose, si sono fatte tante cose. Magari si sono fatte cose diverse dal solito. Ma é come se non si fosse fatto nessun passo oltre a dove si era già, oltre a come si era già. E si rientra. Insomma, non si é fatta nessuna esperienza? Sì, certo, magari si sono provate delle cose nuove. Sensazioni inedite. Nuovi colori, nuovi sapori. Nuovi brividi, forse. Ma se ora si rientra, se ora si torna come e dove si era prima, allora significa che non c’é stato nessun accrescimento. Nessun aumento di noi stessi. Insomma, nessuna esperienza. Se si torna dove e come si era prima delle vacanze, vuol dire così. Che si sono provate tante cose, anche belle, bellissime. Ma non sono state una vera esperienza. Non ci hanno fatto fare un passo in più rispetto a dove eravamo prima. Le vedi, le riconosci, le facce da rientro. Quelle che sanno già cosa li aspetta. Che non sono cambiate di un pelo, e non si aspettano nessun cambiamento del luogo e delle persone tra cui rientrano. Le facce da rientro le riconosci. Sono tristi. Si lasciano qualcosa alle spalle, portano dei segni esteriori ( l’abbronzatura, qualche monile esotico, magari certe ferite di dolcezze provate) ma non si sentono aumentati, cambiati. Non sono eccedenti il perimetro dove stavano prima. Forse hanno fatto pure cose esagerate. Viaggi esagerati. Hanno provato vari generi di esagerazioni. Ma non sono cresciuti di un niente. Non hanno allargato il perimetro della propria coscienza. Si ripetono, rientrano.
Questa differenza tra ' provare delle cose' e ' esperienza' é uno dei sottili limiti, dei minimi confini che celano un baratro in cui ci si perde. In cui si perde la vita. Che se resta uguale in realtà diminuisce. Se solo rientra, in realtà arretra. Se la stagione della vacanza non ci ha portato a fare realmente una esperienza nuova allora più che vacanza, più che tempo sospeso tra un impegno e l’altro, é stato un tempo vuoto. Di vita apparente.
Di vita senza vita reale, nutriente. Per questo il rientro é per i più una triste liturgia. Una cosa che provoca un poco d’ansia, perché si sente il vuoto premere intorno e la noia premere dentro il perimetro in cui si deve rientrare.
Le facce da rientro sono senza segni di vera novità. Le altre, quelle di chi prosegue, di chi é in viaggio, bambino o ragazzo che riprendono la scuola, o adulto che reinizia il lavoro, aumentati dall’esperienza, sono invece facce vivaci. Si riconoscono a vista d’occhio. Fanno la differenza. Coloro che proseguono portano il segno di quel che han vissuto e l’attesa di quel che incontreranno. Gli altri, i rientranti, portano la nostalgia di quel che han vissuto e nessuna attesa per ciò che li aspetta. Due tipi di persone tornano dalle vacanze, poveri o ricchi che siano, fortunati o meno. I rientranti portano più peso al vivere comune, gli altri lo mobilitano, lo provocano. Rendono interessanti anche i soliti luoghi.
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