giovedì 14 gennaio 2010

Omaggio a un "gigante" della letteratura

Ecco il mio articolo apparso oggi su L'Eco di Biella


OMAGGIO A UN "GIGANTE" DELLA LETTERATURA

Quelle due serate a San Filippo su Giovannino Guareschi


di Giacomo Berchi



Annoverare Giovannino Guareschi (1908 - 1968) fra i giganti della letteratura italiana del Novecento potrebbe apparire molto strano all'uomo di media cultura, al quale il nome di questo autore rievoca non più che confusi ricordi di vecchi film in bianco e nero, le celeberrime storie di don Camillo e Peppone. Eppure, se queste storie ricevono tuttora il plauso di lettori finlandesi e coreani, per dirne alcuni, deve trattarsi di qualcosa di più che un semplice e allegro ritratto dell'Italia del dopoguerra. Per i presenti alle due serate organizzate dal Centro Culturale Vittorio Piola e dall'Oratorio di San Filippo il 12 e il 20 novembre non possono esserci più dubbi sulla statura umana e letteraria di Guareschi. Paolo Gulisano, saggista autore di “Quel cristiano di Guareschi”, e Walter Muto, musicologo appassionato dell’autore, presentano la vita e l'amore per la vita di un uomo vivo, in tutti i sensi. Due serate con a tema le opere di Guareschi, di cui la seconda con uno splendido spettacolo teatrale e musicale di Walter Muto e Carlo Pastori, fisarmonicista e attore comico.

In tutta la sua esistenza, Giovannino ha dimostrato come l'uomo certo di alcune grandi cose può resistere alla riduzione operata da ogni ideologia sull'umano. La certezza sempre giovane di Giovannino é infatti quella di un destino buono all'interno delle vicende umane, dal nome Cristo. Partito per la guerra dopo una prima brillante esperienza giornalistica nella Gazzetta di Parma, si ritrova nei campi di concentramento nazisti. Abituati a sentir narrare dai sopravvissuti alla tragedia la distruzione dell'uomo all'interno dei lager, vediamo invece Guareschi ergersi in tutta la sua semplicità certa proprio in questa condizione estrema: é un uomo vivo e libero quello che infonde coraggio ai compagni di prigionia, arrivando addirittura a comporre un'allegra canzone, la Canzone di Carlotta, per la figlia non ancora vista, che presto diventa l'inno di tutto il campo. “Non muoio neanche se mi ammazzano”: a dirlo non é un super uomo, ma uno certo di un'unica grande cosa. In un'epoca tutt'altro che semplice, con le macerie di un paese davanti e molto da raccontare, fonda il celebre Candido, settimanale umoristico. Il grande dono di Giovannino é infatti quella che la tradizione cristiana chiama eutrapelia: la virtù dell'umorismo. E’ la caratteristica dei santi della gioia come Filippo Neri: la capacità di guardare la realtà con sguardo lieto e sorridente, una delle caratteristiche più felicemente note di Guareschi. Non il roseo buonismo di uomini noiosi né il cupo sarcasmo di uomini tristi, ma la letizia di uomini liberi, come lui era.

Dalle pagine del Candido osserva la vita politica e sociale: con acute e divertenti vignette ma soprattutto con Mondo Piccolo, la celeberrima saga di don Camillo e Peppone; non una semplice favola della Bassa, ma un'intelligente e appassionata lettura della vicenda umana. Pagine che fanno pensare, ridere e commuovere, restando sempre di stringente attualità.

Lucida e amara infine la profezia sul boom economico: “Tra i grattacieli del miracolo economico, soffia un vento caldo, che sa di cadavere, di sesso e di fogna”.

Uomo robusto e lieto, Giovannino é fra gli autori italiani più letti al mondo. Al lettore che gli chiese come in fondo la pensasse, rispose con parole così semplici e certe da ricordare quelle di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, scandalo per i benpensanti di sempre: “Non apparteniamo a nessun tipo di -ismo; la cosa è molto semplice: per noi esistono al mondo due idee in lotta, quella cristiana e quella anticristiana. Noi siamo per l’idea cristiana”.


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