Se ci limitiamo al “fare”, rimaniamo nell’ambito del nostro potere, delle nostre capacità, e ci si chiude allo stupore. Non si tratta di fare, ma di essere. L’essere è infatti, in fondo, stupore. Per rendersene conto bisogna sapersi abbandonare al riposo, vivere - almeno un giorno alla settimana, un momento nella giornata - la benedizione del shabbat, che si potrebbe anche chiamare la nostra essenza domenicale. Fermate tutto (Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, dice il salmo 45) e guardate un fiore, un paesaggio, ascoltate un quartetto di Mozart (o di Haydn), contemplate il volto di un bambino… Ammirate persino una bottiglia, una semplice bottiglia, come sa ammirarla Morandi, non con una genialità speciale, ma con un ampio respiro, con il cuore aperto e disponibile (il che è ancor meglio della genialità), ed ecco apparire il mistero, l’incomprensibilità della presenza di questa bottiglia… Anche la bottiglia più piccola è una bottiglia gettata in mare, che nasconde un messaggio del creatore di tutte le cose.
Qui il testo integrale dell'intervista

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