giovedì 2 settembre 2010

I preti, il gelato e B XVI

L'ormai prossimo viaggio di B XVI in Gran Bretagna sarà rivelatore di molte cose. E quindi di molte coscienze. E' da qualche tempo che sbirciando sui giornali, sia nostrani che esteri (durante il mio ultimo viaggio negli States), mi salta all'occhio il ravvivarsi feroce, ammesso che si sia mai sopito, dell'antipapismo britannico. Sto parlando di qualcosa di molto profondo e assai diverso da mere divergenze teologiche (a proposito, vi ricordate il vescovo anglicano Nazir Alì? Vi avevo detto di tenerlo d'occhio. Bene, continuate a farlo; la salvezza degli anglicani avrà a che fare con lui): l'antipapismo da sempre di casa Oltremanica ha sposato il laicismo feroce del multiculturalismo-bordello di Sua Maestà, condito con un buon ateismo militante. 
Il viaggio dove B XVI proclamerà beato John Newman (autore di una spettacolare frase che mi riservo per futuri post e molto di più), ne sono sicuro, rivelerà in maniera ancora più evidente l'odio del mondo moderno a Cristo e alla Chiesa. Anzi, già lo rivela. La scorsa primavera é stata testimone della sparata di Dawnkins, l'instancabile divulgatore e ateo, la volontà di far arrestare il Papa al suo atterraggio sul suolo inglese per "crimini contro l'umanità", in riferimento al caso pedofilia. Ma ora si é fatto ben più che lanciare semplici provocazioni, e qui di seguito offro qualche esempio.
Sarà interessante prima di tutto per noi cristiani vedere come staremo di fronte all'odio e agli attacchi alla figura del Papa; se partiremo dall'amore a Cristo presente come garanzia di una posizione davvero umana o riproporremo schemi e mezze risposte dettate dalla reattività.
Lo dico prima di tutto per me.

A questo proposito mi permetterò di raccontare un fatto accaduto all'ultima rappresentazione, domenica scorsa, della Passione di Sordevolo, durante la flagellazione. Ma ora, ecco che vento tira in Gran Bretagna.


The Martyrdom of St. Thomas Becket, Michael O'Brien.




Preti e gelati. Quale può essere il nesso tra questi due elementi, a parte il legittimo e innocente piacere di assaporare un sorbetto da parte di un religioso? A rendere letteralmente strano il connubio ci pensa l’ennesimo attacco alla Chiesa cattolica sul filone ossessivo dei preti gay.
Questa volta si tratta di una pubblicità. L’immagine maliziosa, diffusa in Gran Bretagna, è quella di due sacerdoti che stanno per baciarsi, accanto alla scritta: «Noi crediamo nella salivazione». L’elemento irriverente e sacrilego sta nel pessimo gioco di parole tra “salvation”, l’opera di salvazione dell’anima, e “salivation”, la secrezione di saliva, chiara allusione ad un French kiss. Con l’aggiunta di una sola vocale sono riusciti a trasformare la provocazione in profanazione.
A commissionare l’offensiva reclame è stata la società londinese che ha reso celebre il gelato italiano nel Regno Unito. Si tratta, infatti, della Antonio Federici’s Gelato Italiano, premiata ditta che da oltre cento anni (1896) confeziona il celebre manufatto dolciario che pare sia stato inventato dagli arabi quando scoprirono, durante l’occupazione della Sicilia nel IX secolo, le neviere iblee.
Sulla qualità dei prodotti della ditta londinese non v’è nulla da ridire, visto che ha persino ottenuto il primo premio per il “miglior gelato del mondo” dall’International Ice Cream Consortium (IICC) nel 2009. Sul buon gusto dell’iniziativa pubblicitaria, invece, da dire ve n’è molto.
Come era prevedibile, l’empia reclame ha suscitato una veemente protesta da parte di consumatori cattolici, i quali si sono rivolti alla Advertising Standards Authority (ASA), l’ente che vigila sulla correttezza e liceità della comunicazione pubblicitaria. La provocatoria iniziativa commerciale, infatti, non può essere archiviata come una semplice caduta di stile, per quanto discutibile e di dubbio gusto. Lo dimostrano, tra l’altro, le parole di Matt O’Connor, direttore creativo dell’azienda, che nel difendere l’operazione di marketing, si è appellato espressamente all’indignazione che regna nell’opinione pubblica britannica sull’omosessualità dei preti cattolici. O’Connor, confidando nell’influenza della potente lobby gay, è arrivato a sfidare l’ASA con un provocatorio auspicio: «Ben vengano le indagini». L’azienda è convinta, infatti, che quella pubblicità, se può far indignare qualche retrivo bigotto, in realtà «celebrates homosexuality», e inoltre «fa espresso riferimento al recente episodio dei tre preti scoperti a frequentare night club riservati ai gay». In nome della sacra laicità, i responsabili marketing della Antonio Federici’s Gelato Italiano sono arrivati addirittura a mettere in discussione il potere di decisione dell’ASA sul caso, in quanto, a detta degli stessi responsabili, tale ente non può arrogarsi il ruolo di «moral guardian». Questo sì che sarebbe un sacrilegio della politically correctness.
Il fatto è che, approfittando cinicamente del vento anticattolico che soffia in Gran Bretagna (e non solo), la premiata gelateria ha lanciato una campagna pubblicitaria dal titolo “Il gelato è la nostra religione”, nella quale la raffigurazione dei preti gay è soltanto l’ultima delle provocazioni. Lo scorso giugno, infatti, la stessa azienda aveva fatto pubblicare l’immagine di una suora incinta nell’atto di gustarsi un gelato, accanto alla frase: «concepito immacolatamente». Furono più di quaranta i ricorsi presentati allora all’ASA da parte di cattolici profondamente indignati per la blasfema offesa del concepimento di Nostro Signore. L’ASA – che non pare brilli per solerzia e celerità – sta ancora valutando la possibilità che un simile messaggio commerciale possa ritenersi offensivo.
Anche in quel caso O’Connor, forte della deriva anticattolica internazionale, (che proprio a giugno raggiunse l’apice con il blitz in Belgio), ha difeso l’iniziativa definendola una «pubblicità intelligente, provocatoria ed iconoclasta». Nel tentativo di far breccia tra i detrattori dei papisti ed invocando le leggende nere che circolano sulla Chiesa, il direttore creativo ha precisato che quell’immagine, in realtà, «intende mostrare qualcosa di assai più profondo», ovvero «le orribili storie di migliaia di giovani donne irlandesi rinchiuse come schiave nei conventi dalla Chiesa cattolica, e a cui le suore hanno sottratto i figli, perché ritenute delle “degenerate”». Il bello è che O’Connor ha affermato di essere egli stesso, da buon irlandese, un autentico cattolico.
Quando ho letto queste dichiarazioni mi è subito venuta in mente la riflessione esternata da Benedetto XVI ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo lo scorso 11 maggio. Proprio in quell’occasione, infatti, il Santo Padre aveva denunciato il pericolo del “fuoco amico”, ed aveva amaramente ammesso che gli attacchi più pericolosi e subdoli sono quelli che avvengono all’interno del mondo cattolico e della stessa Chiesa.
Non voglio essere profeta di sventura, ma temo che ce ne accorgeremo durante il prossimo viaggio che il Papa ha in programma di fare proprio in Gran Bretagna. Sospitet eum Deus!
 

1 commento:

Silvia ha detto...

Grazie, Giacomo! ... per la stessa ragione per cui tu scrivi "Lo dico prima di tutto per me".

Un abbraccio