lunedì 25 luglio 2011

Il Potere, l'Umanitarismo e i fatti di Oslo

Ecco un paio di ragionevoli commenti riguardo ai fatti di Oslo. A leggere i giornali in questi giorni é assai facile perdere la bussola fra pregiudizi ideologici e, di fatto, una vera e propria difficoltà a guardare la realtà.
Da LaBussolaQuotidiana e IlSussidiario.net



Come è difficile stare davanti alla realtà

di Riccardo Cascioli
25-07-2011


Davanti a una tragedia come quella di Oslo è inevitabile che la prima domanda sia “perché?”. Davanti a ciò che accade – tutto ciò che accade - la nostra ragione chiede il senso, è naturale. Fatti come quello di Oslo semplicemente rendono più urgente, più esplicita quella domanda. Sapere chi è l’autore del gesto, in fondo, è anzitutto condizione per rispondere al “perché”.

Ma non è facile rimanere a lungo davanti a questa domanda aperta, e lo abbiamo visto in questi giorni, in cui i media hanno fatto a gara per dare informazioni approssimative, errate, fuorvianti, palesemente false, ma che in ogni modo rientrassero entro un orizzonte conosciuto, che confermasse certi pregiudizi. Certo, c’è bisogno di informare, di dare subito gli elementi man mano che vengono fuori, ma c’è un modo di darli che soffoca la domanda, il desiderio di capire.

Si è cominciato subito con il terrorismo islamico. Sicuramente c’erano molti elementi che potevano far pensare a questa pista: l’autobomba, le minacce già ricevute da Oslo per la sua partecipazione alla guerra in Afghanistan, la forte immigrazione islamica, il fatto che da dieci anni tutti i paesi occidentali vivono con questo incubo. Ma un conto è avanzare ipotesi, un altro dare per certo ciò che certo non è. Ma le cose si sono complicate subito dopo: non era un islamico, ma il classico scandinavo: alto, biondo, perfino giovane. Un aspetto fisico che ne fa il neonazista perfetto: ecco allora un grande servizio del Tg2 che ci mostra la mappa dei presunti movimenti di estrema destra in tutta l’Europa settentrionale e orientale, mettendo insieme partiti e movimenti che non c’entrano l’uno con l’altro, dai partiti nazionalisti ai movimenti conservatori fino ai gruppuscoli xenofobi. Un oscuro movimento di opposizione all’illuminata Europa che chissà cosa trama.

Senonché, a un più attento esame dei fatti, il giovane terrorista non entra neanche nella “casella” del neonazismo: troppi elementi sfuggono a questa categoria. Ecco allora subito pronta un’altra definizione di comodo: siccome da qualche parte sui social network, l’autore della strage si era definito “cristiano” e “conservatore”,  cosa c’è di meglio che definirlo un “fondamentalista cristiano”? Per i laicisti di tutta Europa, che hanno in mano la stragrande maggioranza dei media, è una manna: così si dimostra che a creare problema sono le fedi religiose, tutte le fedi. E i cristiani non sono meglio degli islamici. Poco importa se anche questa definizione in realtà non si adatti allo stragista norvegese, e il nostro Massimo Introvigne, nell’articolo in Primo Piano, ci spiega bene il perché, e anche come certi servizi giornalistici tradiscano una profonda ignoranza di religioni e fondamentalismi.

Ignoranza, ma anche interessi ideologici: basta vedere cosa è successo alla traduzione della frase di John Stuart Mill che Anders Behring Breivik aveva citato in un intervento su Facebook: “Un uomo con un credo è più forte di 100mila uomini che pensano ai loro interessi”. La parola inglese “belief” (un credo, termine che si applica a qualsiasi convinzione forte) nella traduzione di Repubblica e di tanti altri è diventata “fede”. Come a dire: Vedete? E’ la fede, qualsiasi fede, che genera violenza. E invece sono proprio gli interessi ideologici a violentare la realtà, a ridurla per farla entrare nei propri schemi, ed è per questo che l’etichetta di “fondamentalista cristiano” è quella che continua a saltare da un giornale a un tg. Soltanto chi ha la pazienza di leggersi molti articoli capisce che la realtà di questo giovane, del movimento templare-massonico che avrebbe contribuito a fondare, è molto più complessa e sfugge a facili etichette.

Sembra proprio che in questa occasione la realtà si sia presa una rivincita sulle ideologie, si sia divertita a giocare con i nostri pregiudizi e i nostri schemi, scompaginando ogni volta le acquisizioni raggiunte. Non c’è niente da fare: la realtà è più grande di noi, non si lascia ingabbiare, e l’unico modo per comprenderla è aprirsi ad essa.

Ed è proprio qui che vorremmo tornare, al punto di partenza. Perché – pregiudizi, interessi ideologici, ignoranza o semplice deformazione professionale – di fronte a un gesto così enorme, all’irrompere improvviso e violento del male,  è sembrato che l’unico obiettivo dell’informazione e dei grandi opinionisti fosse placare quella domanda - “Perché?” – allontanando da noi ogni possibile chiamata in causa. Come ha involontariamente evidenziato il servizio di un tg nazionale: “Una volta appurato che non si trattava di terrorismo islamico, Oslo ha cercato di riprendere la sua vita normale…”. Ecco, l’importante è poter tornare alla vita normale, qualsiasi cosa essa significhi.

Molto più difficile e impegnativo cercare invece di capire, tenere aperta quella domanda – “Perché?” – che ci rende quel giovane norvegese e la sua violenza molto più vicine e ci interroga anche sul nostro male, su ciò che possiamo diventare se smettiamo di amare la verità prima di ogni altra cosa.

Chesterton diceva che il pazzo non è colui che ha perso la ragione, ma colui che ha perso tutto fuorché la ragione. Leggendo le lucide analisi e progetti lasciati scritti, è certamente questa la definizione che meglio descrive la follia del giovane norvegese. Ed è una follia molto diffusa nella nostra società secolarizzata e anti-religiosa: anche se non sfocia necessariamente in queste esplosioni di violenza, tanti sono i segnali inquietanti che si colgono nella nostra Europa, dove la vita perde più valore dell’euro e si restringe ogni giorno di più la libertà delle persone.

Tenere aperta la domanda sul perché di questa violenza, stare davanti alla realtà, è il primo passo per invertire la direzione.






Oslo, una fede senza Dio

 
lunedì 25 luglio 2011
 
La terribile strage di Oslo e dell’isola Utoya induce a molte riflessioni. Ma ce n’è una che riguarda davvero in modo radicale i credenti e il vero nemico della fede “alla fine dei tempi”. Chi è questo giovane attentatore norvegese? Un fondamentalista cristiano o un massone? Molti giornali italiani sottolineano il suo essere cristiano, pochi altri la sua appartenenza alla Massoneria. Certo è che nel suo sito Facebook campeggia una foto con il grembiulino e la “divisa” massonica.
Si studiano le sue passioni e le sue farneticazioni religiose, e insieme neo naziste. La cultura contemporanea non può ammettere qualcosa che purtroppo è sempre più evidente dalla caduta del Muro di Berlino: ciò che domina davvero il Potere mondiale post comunista e post freudiano è l’Umanitarismo, la Religione della Massoneria.
Scriveva Augusto Del Noce, recensendo su Il Sabato il libro di Benson, Il Padrone del Mondo: “Oggi che il marxismo è in un declino irreversibile, sino al punto che si rischia di essere ingiusti rispetto alla sua reale potenza filosofica, e che la rivoluzione sessuale e la combinazione marx-freudiana segnano il passo, la lotta contro il cattolicesimo avviene proprio sotto il segno dell’umanitarismo”.
Che cosa è infatti il “fondamentalismo cristiano”, il cristianismo, com’è stato chiamato, se non una forma esoterica di svuotamento della vera fede? E una forma molto insidiosa, per non dire la più insidiosa oggi, come già negli anni Ottanta aveva intuito Del Noce. Se la fede cristiana non è legata a Gesù Cristo ma a una serie di valori, magari “occidentali”, cosificati in una dottrina da contrapporre al nemico (islamico o extra comunitario o chissà cos’altro…) perde il suo carattere miracolosamente “provvisorio” e storico di Avvenimento di Grazia e diventa un sapere mostruosamente posseduto dagli adepti della setta.
Il fanatismo è proprio di chi pensa di possedere la Verità, e non di averla incontrata in una carne. Il cristianesimo diventa sinonimo di restaurazione, di conservatorismo, perdendo il carattere di realtà viva nel presente della storia. Il contrario dell’annuncio: “Il Verbo si è fatto carne”, proclamato da Giovanni all’inizio del suo Vangelo.
Per tutto questo il fondamentalismo cristiano di Anders Behring Breivik è ideologicamente massonico, molto di più di quanto si possa credere, e di quanto la cultura contemporanea possa ammettere.
Le stragi, tragicamente, sono spesso umanitarie, nelle intenzioni. E anche quella norvegese lo è stata.

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