Da qualche giorno sono immerso nella lettura del saggio filosofico di Roger Scruton, pubblicato da Vita&Pensiero, La bellezza. Ragione ed esperienza estetica. Pagine dense e ricche: dal giudizio estetico di Kant alla concezione dell'eros in Platone si tratta di un vero e proprio viaggio dentro all'esperienza del bello. Cosa intendiamo dire quando esclamiamo "che bello"? E che differenza c'è fra la bellezza di una tavola ben apparecchiata e quella della Moldava che sto ascoltando ora mentre scrivo? Per non parlare della relazione fra desiderio e bellezza, della differenza fra bellezza umana e naturale e così via.
La tesi di Scruton é che il riconoscimento e il bisogno del bello sia oggettivamente insito nella nostra natura razionale. E che ciò che é bello richieda di essere notato, e che quindi la bellezza sia relazione.
Riporto un passaggio particolarmente significativo dal capitolo II, La bellezza umana:
"Che attiri la contemplazione o che susciti il desiderio, la bellezza umana é sempre vista in termini personali. Essa risiede particolarmente nei tratti - il volto, gli occhi, le labbra, le mani - che catturano il nostro sguardo durante le relazioni personali e attraverso cui ci rapportiamo vicendevolmente, da io a io.
(...)
La ricerca della bellezza riguarda ogni aspetto della persona rispetto alla quale potremmo, fosse anche per un breve momento e per qualsiasi motivo, compiere un passo indietro evitando un coinvolgimento diretto, in modo da collocarla all'interno del nostro sguardo contemplativo. Non appena un'altra persona diventa importante per noi, tanto che percepiamo nella nostra vita la forza gravitazionale della sua esistenza, siamo in una certa misura stupiti della sua individualità. Di tanto in tanto, ci fermiamo in sua presenza e lasciamo che il fatto incomprensibile della sua esistenza al mondo si faccia strada in noi. E se la amiamo e ci fidiamo di lei e proviamo il conforto della sua amicizia, ebbene in questi momenti il nostro sentimento é paragonabile al sentimento della bellezza - una pura adesione all'altro, la cui anima risplende sul suo volto e nei suoi gesti proprio come la bellezza risplende in un'opera d'arte.
Non sorprende, dunque, che spesso si impieghi il vocabolo "bello" per descrivere l'aspetto morale della gente. Come nel caso dell'interesse sessuale, il giudizio sulla bellezza presenta una componente irriducibilmente contemplativa. L'anima bella è quella la cui natura morale é percepibile, quella che non si limita a essere un agente morale, ma che diventa anche una presenza morale, con il genere di virtù che si manifesta allo sguardo che contempla. (...) In casi del genere, l'apprezzamento morale e il sentimento della bellezza sono indissolubilmente intrecciati ed entrambi mirano all'individualità della persona".

2 commenti:
«Noi non ci accontentiamo di vedere la bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. Noi vogliamo qualcos’altro, che è difficile esprimere a parole – vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarne parte»
Questo giudizio di Lewis,che io stracondivido,cosa c entra secondo te con la "componente irriducibilmente contemplativa"della bellezza?Lewis non dice che in fondo la contemplazione non ci basta?tu che ne pensi?
Ho guardato a lungo, questo pomeriggio, a ciò che la domanda che mi poni mi ha permesso di mettere a fuoco in tutti quei momenti della mia esperienza che possono essere descritti sia dalla frase di Lewis che riporti (e che compare in un post poco più sotto, "Lo spavento della bellezza") che dal brano di Scruton. Io credo che al cuore dell'esperienza di comunione con il Bello, in qualunque forma esso si manifesti, fino a dire il Suo Nome, ci sia una "componente irriducibilmente contemplativa". L'esperienza e l'aspirazione di cui parla Lewis non implicano affatto il dissolvimento dell'individualità, l'annullamento della persona nel tutto, ma piuttosto la scoperta della vera persona, del vero sé nella comunione con Colui che é tutto. Come dice in A viso scoperto, é la scoperta del proprio volto. Questo "trapassare, diventare parte, immergersi" é un rapporto fra un io e un Tu, non fra una goccia e un Oceano che l'annulla. Un io e un Tu che vogliono guardarsi.
E' davvero ciò a cui tutti aspiriamo. E' davvero ciò che Egli ci ha misteriosamente donato di gustare già ora.
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