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Che ruolo ha avuto Tolkien nella letteratura europea del Novecento e in particolare in quella cattolica?
Tolkien ha avuto un ruolo nel panorama letterario europeo, anzi mondiale, del ventesimo secolo che ha fatto infuriare i critici. Ha semplicemente ignorato l'intera tradizione narrativa che ha regnato sovrana dal diciottesimo seco lo, e cioè la tradizione del romanzo "realistico" e "psicologico". Egli è ritornato al più antico e nobile genere narrativo, ossia l'Epica. L'uomo cartesiano non ha le categorie necessarie per trattare con questo genere di cose, se non classificandole con superiorità "primitive" e "frivole". Per un cattolico, l'opera di Tolkien giunge come un fiume di limpida fresca acqua in una fetida e malsana palude, portando con sé tutte le glorie scomparse con l'avvento della modernità, come la maestosità, la solennità, l'ineffabilità, il timore reverenziale, la purezza, la santità, l'eroismo e la stessa gloria. Descartes e Hume avrebbero delle difficoltà a spiegare cos'è la gloria usando il loro vocabolario e i loro successori, tristi, non hanno la minima idea di ciò che è andato perduto. Tolkien forse ha reintrodotto i poveri figli della modernità alla Gloria.
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