giovedì 4 giugno 2009

L'avventura della conoscenza

Da Tracce.it


DA MILANO AL MEETING Un'avventura nel Rinascimento. Ma non solo

di Emmanuele Michela
21/05/2009 - «L’avventura della conoscenza nella pittura di Masaccio, Angelico e Piero» è una delle mostre del prossimo Meeting di Rimini, e la sua realizzazione ha impegnato due professori e quasi cinquanta universitari di Milano. Ecco perché
Un particolare del Tributo di Pietro, di Masaccio.

Un particolare del Tributo di Pietro, di Masaccio.


Arriva dalla Cattolica di Milano una delle mostre del Meeting 2009: «L’avventura della conoscenza nella pittura di Masaccio, Angelico e Piero» è il titolo del percorso curato da Marco Rossi, docente di Storia dell’Arte Medievale, e da Alessandro Rovetta, docente di Storia della Critica d’Arte, entrambi dell’università milanese. E a collaborare con loro, ormai da diversi mesi, c’è un gruppo di studenti iscritti a Lettere, Filosofia e Beni Culturali, cui poi si è aggiunto qualche altro amico dell’Università Statale.
«Circa un anno fa i due professori ci avevano proposto di lavorare con loro - spiega Benedetta, studentessa di Storia dell’arte impegnata nella mostra - per analizzare gli affreschi di Masaccio, Beato Angelico e Piero della Francesca, quali protagonisti del Rinascimento, un momento singolare perché di passaggio dal Medioevo all’Umanesimo».
Così si inizia a lavorare coi due professori: ci si incontra settimanalmente per dividersi il lavoro di ricerca, che viene poi realizzato in settimana, in gruppi, tra libri e appunti.
Le settimane passano e ci si accorge che, non basta studiare i tre artisti solo dal punto di vista artistico, bisogna approfondire anche il contesto storico e quello filosofico. Ecco che quindi vengono coinvolti altri amici di Storia e Filosofia, e il gruppo di lavoro arriva a contare circa cinquanta universitari. Intanto la mostra prende forma. Sarà un percorso che evidenzierà l’esperienza umana ed artistica dei tre pittori, guardando in particolare il Ciclo della Croce in San Francesco ad Arezzo, la Cappella Brancacci e il Convento di San Marco a Firenze, con lo scopo di percepire, prima di tutto, il loro modo di rappresentare la realtà: Masaccio in modo drammatico, Beato Angelico più contemplativo mentre Piero tutto teso a cogliere il dettaglio.
Non solo: dopo tanto studio sui libri, arriva ad aprile anche il momento di andare a Firenze e Arezzo per vedere direttamente le opere. «Il viaggio è emblematico di tutto il percorso fatto coi due docenti - continua Benedetta -: sono stati per noi veri maestri nell’affiancarsi a queste opere senza dar nulla per già conosciuto. A Firenze all’uscita di ogni visita, ci veniva chiesto cosa pensavamo di quello che avevamo visto: era una provocazione su ciò che studiavamo, per farci capire che c’è sempre un legame con la nostra vita. Non ci ha lasciato indifferenti, per esempio, la forza umana che si propaga dai personaggi dipinti da Masaccio, segnati dalla drammaticità del loro rapporto col Mistero; mentre di Piero della Francesca ci ha affascinato la curiosità con cui indaga la realtà».
Ma c’è un altro aspetto di quel viaggio che ha colpito gli studenti: «Il modo in cui il professore lasciava sempre spazio a qualcosa che poteva essergli sfuggito. Avrà visto migliaia di volte quelle opere, eppure il modo in cui quei tre artisti guardano le cose non smette mai di interrogarlo. E questo è l’aspetto più bello della conoscenza: avere maestri veri che ti aiutino a capire le cose, interrogandosi loro in prima persona. Anche perché, per lasciarsi ferire dalle opere di Masaccio, non è necessario essere esperti d’arte: anche i nostri compagni di Filosofia, meno esperti di noi, riuscivano a cogliere in pieno il dramma di quei personaggi».
Nulla di più calzante con il titolo della prossima edizione del Meeting, “La conoscenza è sempre un avvenimento". «Per conoscere questi artisti abbiamo dovuto prima di tutto interrogarci noi su quello che essi ci comunicavano - conclude Benedetta -, ed è in questo modo che si può imparare sempre qualcosa di nuovo dai libri». «Prendi il Tributo di Pietro, di Masaccio. C’è da imparare da come Pietro si fidi di Cristo che gli chiede di cercare una moneta nella bocca di un pesce».



2 commenti:

annina ha detto...

ehi!! mica mi avevi detto di aver pubblicato questo articolo...bravo bravo, comincia a metterti nell'ottica della mostra!Q visto che figata? :)

Ser Jacques ha detto...

Non vedo l'ora.