Da "Saulo di Tarso", di Oscar V. Milosz, Quarto quadro.
Conversione di Saulo, Caravaggio (particolare)LA VOCE
O Paolo, Paolo! quanto soffrirai a causa mia!
Ora resterai tre giorni con me, con gli occhi
chiusi, senza mangiare né bere; ma il terzo giorno
Anania t'imporrà le mani nella casa
di Giuda a Damasco (nella strada chiamata la Dritta)
e allora ti risveglierai al dolore, Paolo
alla vita! e dirai: l'ho perso per sempre,
l'immenso Amore della via di Damasco, l'ho perduto
per la vita! non vedrò più il suo bel volto.
Perché tu ami, Paolo, e dovrai amare a lungo
sotto lo sguardo, oh!, sotto il terribile sguardo dell'uomo.
Libererai il tuo amico Rehob e la sua sposa
poi, scenderai nella strada e fermerai
il passante, lo straniero, l'indifferente, per parlargli
di me, della via di Damasco; e gli uomini diranno
Saulo di Tarso é pazzo, parla come i convertiti.
Ma il tuo grande amico, il sovrano sacrificatore,
non dubiterà un solo istante della lucidità
del tuo spirito e ti farà gettare in prigione.
Là io ti visiterò, strapperò i legami
farò saltare le serrature; ma non mi vedrai:
fino al giorno della tua morte non vedrai più il mio volto.
E tu vivrai a lungo, a lungo Paolo, per il dolore
dell'amore e dell'assenza; e la disperazione, amica
degli amanti, ti sussurrerà all'orecchio, di notte:
sai, la tua famosa via di Damasco, e tutto il resto...
E piangerai amaramente, con la fronte sulla pietra.
Ma al primo grido del gallo nella felicità del mattino
l'amore, il coraggio e la fede s'alzeranno gioiosi
nel tuo cuore, come chiari fanciulli che salutino il giorno.
E dirai: ci aspettano a Filippi, a Listra,
a Troas; dobbiamo andare a soffrire a Tessalonica
a Corinto, a Berea; e bisogna affrontare Efeso,
le città di Siria e Gerusalemme, Malta e Roma.
A causa di queste mani, figlio mio, a causa di questi piedi,
a causa di questa fronte straziata, bimbo mio; a causa
di questo fianco trafitto, e di questo cuore, di questo cuore!
Ora resterai tre giorni con me, con gli occhi
chiusi, senza mangiare né bere; ma il terzo giorno
Anania t'imporrà le mani nella casa
di Giuda a Damasco (nella strada chiamata la Dritta)
e allora ti risveglierai al dolore, Paolo
alla vita! e dirai: l'ho perso per sempre,
l'immenso Amore della via di Damasco, l'ho perduto
per la vita! non vedrò più il suo bel volto.
Perché tu ami, Paolo, e dovrai amare a lungo
sotto lo sguardo, oh!, sotto il terribile sguardo dell'uomo.
Libererai il tuo amico Rehob e la sua sposa
poi, scenderai nella strada e fermerai
il passante, lo straniero, l'indifferente, per parlargli
di me, della via di Damasco; e gli uomini diranno
Saulo di Tarso é pazzo, parla come i convertiti.
Ma il tuo grande amico, il sovrano sacrificatore,
non dubiterà un solo istante della lucidità
del tuo spirito e ti farà gettare in prigione.
Là io ti visiterò, strapperò i legami
farò saltare le serrature; ma non mi vedrai:
fino al giorno della tua morte non vedrai più il mio volto.
E tu vivrai a lungo, a lungo Paolo, per il dolore
dell'amore e dell'assenza; e la disperazione, amica
degli amanti, ti sussurrerà all'orecchio, di notte:
sai, la tua famosa via di Damasco, e tutto il resto...
E piangerai amaramente, con la fronte sulla pietra.
Ma al primo grido del gallo nella felicità del mattino
l'amore, il coraggio e la fede s'alzeranno gioiosi
nel tuo cuore, come chiari fanciulli che salutino il giorno.
E dirai: ci aspettano a Filippi, a Listra,
a Troas; dobbiamo andare a soffrire a Tessalonica
a Corinto, a Berea; e bisogna affrontare Efeso,
le città di Siria e Gerusalemme, Malta e Roma.
A causa di queste mani, figlio mio, a causa di questi piedi,
a causa di questa fronte straziata, bimbo mio; a causa
di questo fianco trafitto, e di questo cuore, di questo cuore!
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