
"Una cosa come io intendo possa essere soltanto un'impressione, e un'impressione sottile; ma a me la religione e la letteratura pagana fanno, in questo senso, un'impressione grandissima. Ripeto: nel nostro significato sacramentale c'è, indubbiamente, l'assenza della presenza di Dio; ma in un significato realistico c'è la presenza dell'assenza di Dio. Noi sentiamo ciò nell'ineffabile tristezza della poesia pagana, perché io dubito che in tutto il meraviglioso umanesimo dell'antichità ci sia stato mai un uomo felice come san Francesco. Sentiamo ciò nella leggenda dell'età dell'oro e nel vago presupposto che gli dei stessi si riferissero in ultima analisi a qualche altra cosa, a un dio sconosciuto, sia pure ridotto alla figura del Fato. Soprattutto sentiamo ciò nei sublimi momenti in cui la letteratura pagana sembra ritrovare un'antica innocenza e parla con più sicura voce, sì che nessuna parola riesce adeguata se non il breve nome monoteistico: Dio".
G. K. Chesterton, L'uomo eterno
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