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| Roger Scruton |
21 Ottobre 2010
Scruton contro l'Unione Europea che nessuno può controllare
Il filosofo inglese ha parlato alla Camera contro la "Democrazia Potemkin" dell'Unione Europea, che ci impone leggi che non vogliamo con politici che non scegliamo
Il 15 ottobre alla Camera dei deputati di Roma, il filosofo inglese Roger Scruton ha tenuto un discorso sulla “Democrazia Potemkin” dell'Unione Europea. Il testo del discorso è pubblicato oggi sul quotidiano Il Foglio. Scruton – che i lettori di Tempi conoscono bene - ha spiegato perché, a suo parere, la Ue «entrerà in un periodo di crisi». «Noi europei – ha detto il filosofo conservatore – apprezziamo la democrazia poiché ci dà la possibilità di tenere sotto controllo i governi a cui siamo soggetti. Ciò nonostante, la maggior parte delle leggi che ci vengono imposte dall'Unione Europea vengono oggi scritte e varate da burocrati che nessuno ha mai eletto e che a nessuno rendono conto dei propri errori».
I vari Stati hanno creato una sovrastruttura burocratica che ci impone leggi che non vogliamo, eletti che mai lo sono stati veramente, trattati che non sono emendabili. Si è creato «un ceto politico» di membri «transnazionali quanto alle proprie fedeltà, ben ricompensati nelle proprie vite professionali e completamente dipendenti dai privilegi assicurati loro da meccanismo eurofederali».
Esempio lampante ne è la figura di Catherine Margareth Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Ue. La Ashton, scrive Scruton, non si è mai candidata a elezioni per nessuno degli incarichi che ha ricoperto», nel Regno Unito era un'emerita sconosciuta: «Questo ceto politico è davvero molto più interessante per le multinazionali che per la gente comune, dato che controlla una macchina legislativa in grado di aggirare i cittadini».
Per questo il filosofo parla di «democrazia presunta» in cui «un parlamento modello Potemkin finge di vagliare leggi e di esercitare su di esse un diritto di veto, ma in cui nessuno degli Stati membri della Ue può di fatto esercitare potere». Di fronte a questo sopruso, termina Scruton, bisogna restaurare «la sovranità nazionale» ed è questo un lavoro che «è materia di uomini politici, non da semplici filosofi».

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