Questo poema epico di GKC mi é molto caro. E' un'opera pressoché sconosciuta ai più, e proprio perché merita di essere letta e diffusa, propongo qui la mia recensione uscita sull'ultimo numero di Letture Cattoliche, ottobre 2010.
IL POEMA DEGLI UOMINI LIBERI
Sembra alquanto incredibile trovare all’interno della letteratura del Novecento, specchio di un uomo disgregato e annichilito, la freschezza e il vigore possente dei versi di un poema epico. Eppure è proprio questo il dono prezioso di Gilbert Keith Chesterton (1874 - 1936), l’allegro e appassionato convertito inglese, ai suoi contemporanei e a noi tutti. La ballata del cavallo bianco, pubblicata nel 1911, si inserisce nel filone letterario delle canzoni e ballate cavalleresche medievali, come la Chanson de Roland e El cantar de mio Cid, il cui comune canovaccio vede la lotta per la difesa della Cristianità dai barbari. Chesterton rielabora leggende e racconti popolari riguardanti la vittoria di re Alfred del Wessex, detto il Grande, nella battaglia di Ethandune, dove i Danesi di re Guthrum vennero sconfitti dalle truppe cristiane. Mark il Romano, Eldred il Sassone, Colan l’Irlandese rappresentano l’anima multiforme della Britannia delle origini, unita e plasmata dal fatto cristiano, sotto gli stendardi del re del Wessex. Il cielo si fa scuro, e la Regina del Cielo non avrà per re Alfred parole di conforto ma solamente la certezza dolce della vittoria finale. Per cui occorre soffrire, come dirà il re ai suoi comandanti: “per questo io vado cercando cristiani/ (…)/ per morire in battaglia, Dio sa quando/ ma, da Dio, conosco il perché”. Il Cavallo Bianco, un’antica incisione preistorica sul versante di una collina presso la quale si presume avvenne lo scontro di Ethandune, diventa nell’epica di Chesterton il simbolo della tradizione e di tutto ciò che rende uomo l’uomo. Per questo i cristiani si battono e si batteranno sempre: per difendere dai barbari di ogni tempo, che arrivino su navi armati di ascia o che abbiano l’aspetto “mite e umile dei monaci” e siano armati di solo inchiostro, ciò che è veramente umano, a partire dalla libertà di amare od odiare il proprio Signore. Sarà il coraggio, “un forte desiderio di vivere che prende la sua forma nella prontezza a morire” secondo lo stesso Gilbert (“Chi perderà la sua vita, la salverà”), a guidare i cavalieri di Cristo contro i barbari, quel coraggio che è baldanza e letizia dei soldati e figli innamorati del loro Re, “Dio di tutte le cose buone che sono sulla terra”.
Giacomo Berchi
“LA BALLATA DEL CAVALLO BIANCO”, Gilbert K. Chesterton, Raffaelli euro 18

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