domenica 10 ottobre 2010

Il gran bazar della spiritualità e i cristiani senza Cristo

Da Tempi.it



La risposta è dentro di te. Epperò è sbagliata

Convegni di guru neuroplasticamente felici, bibbie rap per essere vicini ai giovani, figure di santi ridotte a immaginette da cruscotto. È il bazar della spiritualità in cui sguazzano fedeli senza Cristo e cristiani senza fede

di Emanuele Boffi
Matthieu Ricard è l’uomo più felice del mondo. Francese, famiglia bene, enfant prodige – «ha lavorato con due premi Nobel» – a vent’anni si è convertito al buddismo perché voleva «migliorare come essere umano». Vive in Tibet, è amico del Dalai Lama, tiene conferenze a Princeton e Berkeley, il suo ufficio stampa divulga fotografie che lo ritraggono sorridente e a gambe incrociate in un morbido prato verde. Grazie a una ricerca coordinata dal professore Richard J. Davidson, massimo esperto planetario di neuroplasticità, si è potuto appurare – attraverso un encefalogramma in grado di misurare le «emozioni positive» – che Ricard è «l’uomo con il più alto livello di energia positiva al mondo». Preceduto da tale fama, il monaco buddista è intervenuto all’annuale convegno Torino Spiritualità per spiegare che «la felicità è un’abilità che richiede sforzo, tempo, disciplina, ma anche sviluppo di qualità come amore incondizionato e altruismo». Quindi, poiché il segreto della felicità è «legato alle emozioni positive dell’emisfero sinistro del cervello», quel che basta fare è «potenziarlo con la meditazione». Domandarsi cosa siano le “emozioni positive”, in che cosa consista tale “allenamento”, perché occorra “essere altruisti”, se per “neuroplasticità” si intende il fitness dei neuroni sono questioni che non si pongono. Non serve sapere perché bisogna essere buoni, basta allenarsi ad esserlo. Non bisogna domandarsi il senso della felicità, basta meditarci alacremente con convinzione e, possibilmente, a gambe incrociate.
È il gran bazar della spiritualità, il supermercato del sentimento religioso che ogni giorno fa capolino in convegni, incontri, kermesse che mettono al centro dialoghi e meditazioni, percorsi e vademecum per ritrovare la bussola in questo mondo globalizzato che fa le guerre in Medio Oriente e spreca l’acqua in Occidente. È il business delle ragioni del cuore che la ragione non conosce, alla moda perché tollerante e tollerante perché alla moda, senza gerarchie, preti, papi, catechismi che fanno tanto Medio Evo e secoli bui.
Da questo punto di vista, la settimana di convegni svoltasi a Torino a fine settembre è stata esemplare. Tema: “Gratis. Il fascino delle nostre mani vuote”. Ospiti: Gustavo Zagrebelski, Gherardo Colombo, Shel Shapiro, don Antonio Sciortino, Gianni Vattimo, Erri De Luca, Carlo Petrini, Enzo Bianchi, Vito Mancuso. Ospiti internazionali: il già citato Ricard – che ha anche proposto di sostituire il Pil col Fil (Felicità interna lorda) – e Robert Thurman, padre dell’attrice Uma, buddista anch’egli, che ha esordito «chiedendo scusa, da americano, per George W. Bush» e ricordando che «l’essere diventa umano quando, pur essendo leone, non uccide la gazzella». Tali indimenticabili lezioni paiono aver molto soddisfatto la platea che ha potuto pascere la propria anima grazie anche ad altre iniziative quali lo spettacolo teatrale di riadattamento del Decalogo (quarto: “Sopporta il padre e la madre”) o la visita al “museo diffuso” dove, «come novelli Mosè metropolitani, si possono smontare e rimontare come mobili Ikea le Tavole della legge». Non sono mancati affondi artistici quali quello regalato dal premio Strega Tiziano Scarpa che ha spiegato la superiorità teologica del fumetto sull’arte sacra o il dialogo iperambientalista tra un dj e il professore Andrea Segré sul tema «beati i poveri di cose e beati i frugali».

In principio era la gravità
Come siamo arrivati a questo punto? Come siamo arrivati a spacciare per riflessioni sull’esistere e sui millenari dilemmi umani, questo discount del banale, dell’emotivo, dell’assurdo? Come si è arrivati a dare una patente di credibilità intellettuale a propalatori di illogici sofismi ecosostenibili, i quali cercano di farci credere che Satanasso ci risparmierà le fiamme della Geenna se faremo la doccia al posto del bagno? E perché tutti i maggiori quotidiani italiani hanno presentato l’ultimo libro (The Grand Design) dell’astrofisico Stephen Hawking come la dimostrazione risolutiva, insindacabile, definitiva del fatto che «Dio non esiste»? Scrive Hawking: «Poiché esiste una legge come la gravità, l’universo può essersi e si è creato da solo, dal niente». Repubblica ha scritto che Hawking, «l’erede di Newton», è vicino a «formulare una teoria del tutto che spiegherà le proprietà della natura, la scoperta considerata il Santo Graal della fisica dai tempi di Einstein». A Repubblica non è però venuto in mente di chiedersi, come un comune e stolto uomo della strada avrebbe fatto, perché Hawking sia disposto a postulare la pre-esistenza della legge di gravità, ma non quella di Dio.
Ma chiedere un rigore razionale a chi fa del razionalismo l’arma per confutare le certezze di fede, sarebbe troppo. Chiedere, ad esempio, a Corrado Augias di dimostrare secondo un rigoroso metodo storico che si avvalga di fonti su quali basi abbia potuto sostenere nei suoi libri, Inchiesta su Gesù e Inchiesta sul cristianesimo, che coloro che furono miracolati da Gesù facevano uso di «erbe e fumi», sarebbe poco elegante. Così come, probabilmente, si peccherebbe di tracotanza intellettuale far notare al teologo Vito Mancuso che sostenere che l’anima è un’«eccedenza energetica» sprigionata dalla materia significa supporre che un elefante abbia più anima di un uomo. Come ha notato Vincenzo Vitale nel suo Volti dell’ateismo, «Mancuso ammette che è proprio così, ma precisa che a differenza di quella dell’elefante, l’energia dell’uomo è “più ordinata”. Già. Peccato che resti da spiegare l’unico aspetto che veramente conti e che invece in Mancuso rimane avvolto nel mistero: perché l’energia umana sarebbe più ordinata e come avverrebbe tale raffinamento organizzativo».
Ma è tutto inutile, è tutto vano. Il marketing del relativismo religioso è costruito sulla sabbia, non sulla roccia: è vacuo per quel che basta e suggestivo per quel che resta. Scrive le sue risposte nel vento e rumina tutto, santi compresi. È tutto fiction, spettacolo accattivante, magnetismo religioso a buon mercato. Il san Filippo Neri raffigurato in un recente sceneggiato sui Rai Uno (Preferisco il Paradiso con Gigi Proietti) non era l’ortodosso e cattolicissimo bastian contrario che fu in vita, ma il suo appetibile surrogato, un “prete dei poveri” in lotta con l’onnipotente piovra vaticana. E se il più diffuso settimanale cattolico sente l’esigenza di trasformare la Bibbia in un rap per “avvicinarla ai giovani” e se uno dei maggiori video che ruota su Youtube è il ballo della waka-waka di goffe suore e stravaganti frati francescani, qualcuno dovrebbe forse iniziare a domandarsi se i primi propalatori di questa fede senza Cristo non siano i cristiani piuttosto che gli atei militanti alla Hitchens o alla Giorello.

8 commenti:

Samuele Baracani ha detto...

Sembra di rileggere un capitoletto dell'Osteria volante di Chesterton, se non sbaglio "Il signor Hibbs e l'alta critica", anche se non siamo arrivati ancora alla spiegazione scientifica dei "fenomeni petropiscatorici" (tuttavia al cristovegetarianismo siamo arrivati già da un pezzo). Da rileggere

Anonimo ha detto...

"Non sono mancati affondi artistici quali quello regalato dal premio Strega Tiziano Scarpa che ha spiegato la superiorità teologica del fumetto sull’arte sacra", scrive nel suo articolo Emanuele Boffi, stravolgendo e caricaturalizzando completamente il mio intervento a 'Torino Spiritualità', che partiva da uno spunto della teologa Maria Caterina Jacobelli, con ben altri argomenti.

Se Boffi ha applicato la stessa accuratezza (pari a zero) con cui ha sintetizzato il senso del mio intervento nel riferire i contenuti degli altri, allora, oltre a considerare inaffidabile il valore informativo del suo bilancio su 'Torino Spiritualità', sono in grado di rispondere alla sua domanda:
"Come siamo arrivati a questo punto? Come siamo arrivati a spacciare per riflessioni sull’esistere e sui millenari dilemmi umani, questo discount del banale, dell’emotivo, dell’assurdo?"

Semplice: siamo arrivati a questo punto perché persone come Emanuele Boffi non ascoltano gli altri ma si basano su impressioni superficiali, tranciano giudizi per sentito dire, sfogliano rapidamente rassegne stampa, si basano su titoli di articoli guardicchiati di sfuggita, ovvero sono i primi a praticare il pessimo comportamento che stigmatizzano, confezionando articoli banali, emotivi, assurdi.
Tiziano Scarpa

Ser Jacques ha detto...

Caro sig. Scarpa,

la ringrazio per la decisa e netta precisazione a proposito della citazione del suo intervento nel presente articolo. Non sono riuscito a trovare sul web il testo del suo intervento in questione, e per questa ragione mi fido di lei se davvero il signor Boffi lo ha completamente travisato in intento e contenuto. Detto questo, le consiglierei vivamente di segnalare il tutto direttamente alla redazione di Tempi, dal quale ho riportato questo articolo.
Sul suo giudizio però riguardo al resto dell'articolo non mi sento di condividere; alla domanda posta da Boffi, credo che indicare nella mancanza di corretta informazione (che nel presente caso mi pare riferibile esculsivamente all'accenno al suo intervento) la causa prima dell'attuale situazione ("discuonut del banale" ecc.) sia troppo riduttivo. Non credo di essere lontano dall'interpretazione di Boffi, pur parlando ad esclusivo titolo personale, nell'individuare in questo "bazar della spiritualità" un surrogato di religiosità e sentimentalismo che, personalmente, non soddisfa la mia sete di felicità. Non concordo col suo giudizio infine, perché "banale ed emotivo" se non "assurdo" mi sembra la riduzione di figure come San Filippo Neri, o peggio l'idea che ai giovani possa essere riproposto il fascino del cristianesimo attraverso una riproduzione rap di brani biblici. Il problema, con il quale conclude l'articolo Boffi e io ora, é proprio un cristianesimo senza Cristo. Può questo rispondere al cuore dell'uomo? Ed é proprio la pretesa totalizzante di Cristo a non trovare cittadinanza (qualcuno parlerebbe di "uomini senza patria") nel mondo del "dialogo" e della "tolleranza" come quello odierno; ma questo l'aveva già detto Lui.

Nel ringraziarla ancora per la precisazione riguardo al suo intervento, rinnovo l'invito a contattare il settimanale Tempi.

Saluti

Anonimo ha detto...

Gentile Giacomo,
grazie a lei della risposta.
Naturalmente avevo scritto anche a "Tempi", ma ci tenevo a fare questa precisazione anche sui blog che, come il suo, hanno ripreso l'argomento. Mi è molto dispiaciuto riscontrare che l'autore dell'articolo ha sintetizzato in maniera incredibilmente stravolta e caricaturale il mio contributo a "Torino Spiritualità".

Ma mi permetta di aggiungere una considerazione generale, che prescinde dalla mia piccola persona e da questo mio caso particolare.

Se si aspira a parlare di Cristo a tutta la società, non ci si può lamentare se poi la società ne parla; è ovvio però che ne parlerà a modo suo! Ovvero: o si pretende che tutti si convertano, improvvisamente, magicamente, e parlino di Cristo nell'unico modo auspicato dalla istituzione ecclesiale, oppure, ripeto, se si desidera far sconfinare e diffondere il discorso religioso anche presso laici, non credenti, atei, ecc., non ha senso lamentarsi se poi questi ultimi ne parlano a modo loro, dal loro punto di vista.

Per fare un esempio: nel supplemento culturale domenicale del Sole24Ore, da tempo, c'è una pagina dedicata alla fede, firmata da vescovi e cardinali, in mezzo ad altre pagine dedicate a arte, filosofia, eccetera. Insomma, la Chiesa cerca di inserire il discorso religioso in mezzo agli altri discorsi; non ci si deve sorprendere né tantomeno scandalizzare se questo discorso attecchisce e provoca risposte, convegni, addirittura "festival"; è ovvio che ciascuno è libero di parlarne come vuole, se permettete (benché con il dovuto rispetto).

Insomma: se volete parlare ai credenti condividendo per fede la presenza di Cristo, fatelo pure. Ma se desiderate che vi ascoltino anche i non credenti, che ovviamente non possono dare per fideisticamente certa la presenza di Cristo, è evidente che dovete aspettarvi che essi vi rispondano, come vogliono e possono, o che comunque impostino il discorso a partire dalla loro esperienza di mancanza del Cristo: e come altro potrebbero fare, mi scusi?

(continua)

Anonimo ha detto...

(2 - continuazione)

Infine, noto che, come sempre, la Chiesa istituzionale pretende di avere la gestione esclusiva del sentimento religioso, che invece è immensamente più ampio e universale del cristianesimo cattolico. Lei è onesto e sincero a dire che il sentimento religioso senza Cristo non la rende felice, ed è ancora più onesto nel dire che questa sensazione di non felicità è un punto di vista personale suo, perciò comprende benissimo che altri debbano essere liberi (e possano eventualmente anche essere "felici") di scambiarsi esperienze di religiosità al di là dell'ortodossia cattolica, o di impostare il discorso sul cristianesimo come meglio ritengono.
Quanto al mondo del "dialogo" e della "tolleranza", andiamo piano, prima di deriderlo: è stata una conquista costosissima della civiltà. Non le auguro di ritornare indietro, a un mondo senza "dialogo" né "tolleranza", in cui, tanto per fare un esempio non astratto, anche solo pochi decenni fa i cittadini non avrebbero mai e poi mai avuto il permesso di "dialogare" autonomamente in un blog, e non sarebbe stato "tollerato" che tenessero una testata semigiornalistica (o blog che dir si voglia) in cui esprimersi liberamente come stiamo facendo qui io e lei.
Un caro saluto
Tiziano Scarpa

Amaranthine ha detto...

Gira da molte parti l'idea che se sei spirituale (ma non religioso) sei più profondo è più buono. Temo che molti si annebbino gli occhi con la pace interiore ottenuta con il proprio sforzo e la bontà ottenuta con la propria bravura. Ma cosa mi interessa essere buona e in pace se non sono felice? Io mi tengo Cristo nel modo più concreto e meno spirituale possibile.
Vorrei fare solo una precisazione: la vita di Filippo Neri presentata nella serie prodotta da poco è sì romanzata ed è possibile che in alcuni punti sia presentato come il prete dei poveri che combatte contro il Vaticano, ma, come affermano i Padri dell'Oratorio di San Filippo romani e biellesi, il personaggio di Filippo e la sua figura è davvero vicina a quello che lui è stato.
Comunque la mia ammirazione a Boffi.

Ser Jacques ha detto...

Caro Sig. Scarpa,

se lei fosse un mio compagno di classe l’avrei già invitata a prendere un caffè da qualche parte per discutere faccia a faccia; la vastità delle questioni toccate può solo fino ad un certo punto essere affrontata tramite brevi commenti su di un blog. Ciò ovviamente non significa che stia sviando dai punti da lei sintetizzati, che anzi mi premono molto come uomo e come cristiano.
Certo, non è in dubbio la possibilità data ad ognuno di parlare secondo le proprie idee anche religiose, ma esse, una volta espresse, possono essere criticate o meno.
Posso confessarle apertamente che per quanto mi riguarda l’unica questione veramente bruciante per un cristiano è che Cristo sia conosciuto, che l’uomo di oggi sia raggiunto da Lui attraverso la carnalità di coloro che Gli appartengono. A mio parere, parlare di persone “credenti” e “non credenti”, in un certo senso, non aiuta a centrare la questione: ogni persona ricerca la felicità, ciascuno riconosce in sé un cuore assetato di cose grandi e vere, di bellezza e giustizia. Questo vale per me come per lei. Ora, a questa domanda, un Uomo nella storia si è posto come risposta; Cristo si è posto come risposta alla mia umanità. Ora va bene che ogni uomo possa avere la sua opinione sul cristianesimo, va bene che ci si scambi idee su esperienze religiose di vario tipo, va bene tutto, ma non sarebbe estremamente più interessante e affascinante poter verificare se quell’Uomo ha ragione? Verificare cioè se oggi (non nell’aldilà) posso fare esperienza di una risposta a quel desiderio (lo trova espresso in tutta la letteratura e l’arte) di Bellezza, di una vita vera? Questa è la portata dell’annuncio che ogni giorno mi trovo a vivere: far conoscere e mostrare, come posso (e il blog su cui ora si trova ne è parte) che Cristo è la risposta al bisogno di ogni uomo. Io non la conosco e questa può sembrarle una frase astratta, ma deve sapere che il cristianesimo è proprio come un innamoramento.
Per questo motivo ho qualcosa da dire ogni volta che si parla di cristianesimo in maniera ridotta, si trasforma Gesù in un benefattore, in un eroe sociale o che altro, semplicemente perché l’affrontare in questa maniera la questione non rende conto di tutti i fattori con cui Cristo stesso si propone all’uomo. Ed è questo a mio giudizio il dramma di molti uomini di Chiesa oggi, o parlano di Cristo come di una forza spirituale a cui si arriva con la meditazione o come invece un uomo del passato semplicemente buono e da imitare.
Egli è invece una Persona viva oggi e incontrabile, conoscibile in un cammino umano, fatto di volti e luoghi precisi. Come quando ci si innamora. E non può immaginare la commozione che mi prende ogni volta che vedo agitarsi la domanda di senso e di bellezza nei miei compagni di classe, o in altri amici, perfino in degli estranei, perché sono riposto davanti al fatto che tutto questo desiderare e questo fremere Cristo lo abbraccia e lo compie. (continua)

Ser Jacques ha detto...

(2 - continuazione)

Vorrei infine farle un esempio di come sia possibile a mio giudizio un dialogo vero e fecondo. E’ infatti proprio partendo da quelle domande che abitano il cuore di ogni uomo che è possibile incontrare veramente l’altro; quel desiderio di felicità e di struggente bellezza è la cosa che io e lei abbiamo più in comune, io e lei come chiunque altro. Mi viene in mente l’esperienza del Meeting per l’Amicizia fra i Popoli che si tiene ogni anno a Rimini, fine agosto: oltre all’infinità di cose incredibili che si potrebbero dire (e che sono sempre volutamente taciute dalle rassegne stampa) colpisce che fra gli innumerevoli incontri proposti ad ogni edizione si veda sempre più spesso un dialogo fra uomini di fedi diverse, cattolici, ortodossi, buddisti, musulmani, reso possibile non da un “cedere” reciproco, ma proprio dalla comune esperienza di uomini che, in quanto tali, sono fatti per l’Infinito. E proprio di questo, tra l’altro, parlava l’incontro di presentazione dell’ultima edizione di don Stefano Alberto, dal titolo “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”, al quale la rimando volentieri (lo trova sul web).

Ora vede perché la inviterei per un caffè anziché scrivere qui sopra, oltre al fatto che ora devo scappare a studiare? Ci sarebbe così tanto da dire, e poi, come diceva S. Agostino, quando parlo di Lui potrei non finire più.
Sono comunque grato dell’occasione offertami di poter parlare con lei, e anzi se desidera tornare a far visita a questo blog, è il benvenuto.

Un caro saluto,

Giacomo