giovedì 12 maggio 2011

Il nesso con l'Infinito


Prayer, by Michael D. O'Brien


"L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto nell’uomo, è l’anima della preghiera, che si riveste poi di tante forme e modalità secondo la storia, il tempo, il momento, la grazia e persino il peccato di ciascun orante. La storia dell’uomo ha conosciuto, in effetti, svariate forme di preghiera, perché egli ha sviluppato diverse modalità d’apertura verso l’Altro e verso l’Oltre, tanto che possiamo riconoscere la preghiera come un’esperienza presente in ogni religione e cultura. (...).
Nell’esperienza della preghiera la creatura umana esprime tutta la consapevolezza di sé, tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi e l’aiuto per superare l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un Altro, in questo dirigersi “oltre” sta l’essenza della preghiera, come esperienza di una realtà che supera il sensibile e il contingente. Tuttavia solo nel Dio che si rivela trova pieno compimento il cercare dell’uomo. La preghiera che è apertura ed elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto personale con Lui"





"Il gesto, ogni gesto é garante di qualcosa, é garante di una visione del mondo, anche il modo con cui uno si alza al mattino. Per questo non c'è nessuna cosa più concepibile, più saggia, non esiste nessun fenomeno più saggio della preghiera del mattino: é il recuperare la coscienza del nesso infinito, del destino infinito, che incomincia dalla banalità della giornata, con la banalità del caffelatte. Ma uno che viva questa dimensione é ardente, va a scuola ardente".

Luigi Giussani, "Ciò che abbiamo di più caro (1988 - 1989)" pag. 55

1 commento:

Elisa Puricelli ha detto...

é vero!uno che vive questa dimensione è ardente,và a scuola(o università) ardente!e ciò era in me evidente settimana scorsa,come ben sai,invece questi giorni sono stati più difficili e ti ringrazio di avermi richiamata! a presto!