martedì 3 febbraio 2009

Apologia amorosa del Magistero della ragione

La Barca è quella di San Pietro, rappresentata magnificamente in mezzo ad un'oscura tempesta all'interno della Basilica di Roma, davanti alla quale Santa Caterina passerà ogni giorno, ormai in fin di vita, per recarsi in chiesa. Il mare è tempestoso, la navigazione difficile. Ma Gesù viene verso di essa.



Sono sempre più colpito dal profondo coraggio e dall'immenso sguardo di carità che questo Papa riversa ogni giorno sul mondo. Lo Spirito Santo ha scelto un Papa innamorato della ragione per un tempo che la ragione la sta tradendo, le sta dando l'assalto, secondo l'immagine di Chesterton. Una torre che già vacilla. Come ebbe a dire Giuliano Ferrara, "illuminismo cristiano", dove l'aggettivo è forza e ragion d'essere del sostantivo, potrebbe essere la definizione di questo Magistero.
Ebbene veniamo al punto: mi ha molto colpito, dicevo, la forza ed il coraggio di Ratzinger specialmente in questi ultimi tempi. Ultimi tempi che hanno visto l'aprirsi di innumerevoli scenari mondiali e non: la guerra a Gaza, l'insediamento di Obama e la sua "hope" non proprio per tutti, le dimostrazioni di forza islamiche nelle piazze italiane, la "dolce" morte strisciante in Italia ma soprattutto i grandi sforzi in vista dell'unità dei cristiani.
Tutti hanno sentito parlare del gran polverone mediatico suscitato dalle dichiarazioni dell'ormai famigerato Williamson, vescovo lefebvriano negazionista, secondo cui le camere a gas non hanno fatto vittime ecc. ecc.
Il concentrarsi di becero moralismo, falsità e strumentalizzazioni ha visto condensarsi attorno al Papa una vera bufera d'accuse, ingiurie e indignati gesti di stizza. Fa sempre male vedere la Chiesa attaccata a torto e attraverso la storpiatura dei fatti, ma, come ebbe a dire Camillo Ruini, meglio contestati che ignorati. Quindi in alto i nostri cuori e via per il mondo.
Punto primo: ciò che è successo è una grande passo in avanti fatto dalla Chiesa verso il ritorno all'unita e verso la ricucitura di strappi lontani e non con una misericordia che solo un figliol prodigo può capire (chissà quanta gente avrà detto, ma guarda quell'uomo riaccoglie il figlio che andava con le puttane!); ciò che Ratzinger ha fatto con i lefebvriani ha evitato il nascere di quella che fra trecento anni sarebbe stata un'altra Chiesa, quindi un'altra frattura. I vertici della Comunità di San Pio X, i lefebvriani, hanno condannato le prese di posizioni negazioniste di alcuni loro vescovi, che hanno chiesto scusa al Papa, sul quale intanto imperversava la bufera. E Benedetto, potentemente: "Chi nega la Shoah, nega la Croce". La Chiesa non ha sposato le posizioni della Comunità, tanto meno dei suoi singoli vescovi, ma iniziato un percorso al termine del quale tornerà la piena comunione. Comunione con la Chiesa Cattolica di Roma, non un'equivicinanza ed un'equidistanza da tutto, non siamo mica a Bose.
La Chiesa quindi non è l'opinione dei suoi vescovi, perché se così fosse per molte cose andrebbe a braccetto con il mondo, non ultima la "dolce" morte, visto un certo cardinale CMM. E saremmo messi davvero male. Ma il Capo è Cristo, e le porte degli Inferi non prevarranno sulla Chiesa, per quanto, secondo l'espressione di un Papa del Novecento, "il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio". E aveva ragione. Strano poi che revocare una scomunica venga considerato segno di "oscurantismo", quando questa parola è abusata sui giornali come, nella sua attuazione, una crudeltà inutile. Ma il mondo passa, non ha tutto quel bisogno di giustificarsi, visto che una storia di duemila anni la vanta solo un Popolo.





Un'altra svolta inaspettata, segno dei tempi che mi ha fatto venir voglia di abbracciare Benedetto, è stata una sorpresa anche per me. Si legge a pag.12 de "La Stampa" di lunedì due febbraio: "Canterbury addio, Benedetto riprende anche gli anglicani". Eccoli i figliol prodighi che parlano inglese, andati via dalla Comunione Anglicana nel 1991 in seguito a ciò che è veramente il segno dello smarrimento di un popolo senza pastore quali le varie chiese senza Petrus, mancanza scontata con matrimoni ebbri di follia con il mondo, che però passa e li lascia interdetti e confusi. Allora ribussano alla misericordia di Pietro. Il 1991 segna la controversa decisione di permettere il sacerdozio agli omosessuali e alle donne, e così la dipartita di 500 mila anglicani, fedeli e clero, dalla Comunione Anglicana, guidata, oltre che dalla Regina, dall'Arcibishop di Canterbury Rowan Williams, secondo cui è prossima e necessaria l'introduzione di elementi cari alla Sharia islamica nelle leggi britanniche.
Hanno chiesto, nel panico di Canterbury che teme defezioni di massa (tenete d'occhio questo nome, Nazir Ali, vescovo pachistano anglicano papista, lo sentirete), di essere riammessi alla Comunione con Roma. Il Vaticano ha ora detto sì. Aspettiamo Pasqua.
E' stato inoltre eletto il Patriarca ortodosso Kirill, vicino alle posizioni di Roma. Nello stesso articolo de "La Stampa", si riportava la frase del cardinale Kasper, del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani,"è ormai vicino l'accordo fra Chiesa Cattolica e ortodossi sul primato del vescovo di Roma".

Che gioia! E' appena terminata la settimana per l'unità dei cristiani, e questi sono regali stupendi che lo Spirito, tramite questo Papa, fa al mondo intero. Non è un'esaltarsi per dotte elucubrazioni dottrinali, ma, davvero, una grazia che uno è in grado di riconoscere perché in Cristo uno è un uomo nuovo, e tutto gli interessa, è chiamato a lasciarsi provocare da tutto.

Detto questo è proprio vero che si sta ripetendo come fenomeno storico simile, o meglio, secondo me, potenziato, ciò che è avvenuto agli inizi del Cristianesimo nel mondo pagano, nel villaggio globale romano. Con tutto quello che hanno portato duemila anni di storia, ma la situazione si sta ripresentando tale e quale. E la torre sotto assedio è sempre quella della ragione. Tanto è che, guarda caso, i primi segnali di questa erosione si vedono proprio nell'amore alla vita e alla sua dignità: chi ha il coraggio di segnalare all'uomo ciò che è indegno della sua statura? Il Papa, all'Angelus di domenica, ha detto che l'eutanasia è una falsa soluzione al problema della sofferenza, non è "degna dell'uomo". Scendiamo dalle barricate: chi oggi ha la pretesa di indicarci e proporci ciò che è degno di te come uomo? Tutti a difendere i propri interessi e le proprie posizioni, ma nessuno che è più capace di uno sguardo umano sull'esistenza e sul mistero della sofferenza. Già, il mistero della sofferenza: ebbene proprio l'uomo che non sa più stare sotto la Croce impazzisce, non sa come stare davanti al male, il cui problema è che fa davvero male, e quindi vuole eliminare ciò che lo pungola in questo senso. Agghiacciante la definizione di Zapatero: "Non potremo sconfiggere la morte ma sconfiggeremo il dolore", ovvero uccideremo chi soffre. Proprio come nell'antica Grecia. E' il problema è la ragione, il guardare alla realtà con una retta ragione, che oggi il mondo ha perso: guardare la realtà per quella che è e affrontarla, perché altrimenti si fugge o si vuole eliminare quella parte di realtà che non ci piace.
Siamo l'epoca della Storia con più "Corti" inzuppate di maiuscole altisonanti su grandi termini "impegnati", quali "Diritti" "Uomo" "Umanitario" "Per l'Uomo" "Inalienabile" ecc. ecc. Ebbene come ha recentemente detto su "Il Foglio" Susanna Tamaro (scrittrice italiana internazionale sulla quale mi sono ricreduto, visto che l'internazionale italiano tipo scrittore/trice è sempre simil new age) siamo giunti all'umanitario contro l'umano. Tanto che se un bambino avrà le palle più piccole del normale (sindrome di Klinefelter), avrà una vita indegna, quindi non facciamolo nascere; tanto che una grave disabile ci metterà ora quasi un mese per morire di fame e di sete fra sedativi e punture per non sentire il dolore.
Barbari senatori di questa modernità tecnologica, tenetevi la vostra "dolce" morte, contenti di aver sconfitto il dolore, rimpiazzandolo con il nulla del quale pare proprio essere piena la vostra vita tollerante. Perché avete deciso di appartenere a voi stessi.

L'unico che ha il coraggio di parlare all'uomo dell'uomo è rimasto un uomo vestito di bianco, ed il suo popolo. E forse è proprio per questo che la Straniera, come direbbe Eliot, è disvoluta ed attaccata violentemente: perché sa fare domande, e sa indicare una strada.
Per usare l'immagine di C.S. Lewis, è come se noi fossimo dei fedelissimi di un Re lontano, abitanti di un regno, il mondo, il cui trono è stato usurpato. Noi sappiamo che il vero Re tornerà e avrà la vittoria, e ogni volta che andiamo in chiesa è come se andassimo a sentire i messaggi che questo sovrano ci dà riguardo la sua venuta. E, come una resistenza, aspettiamo e lavoriamo portando con noi più compagni possibile, per preparare la Sua vittoria definitiva.
Certi di due cose, ovvero che spe salvi facti sumus, in questa speranza siamo stati salvati, e che, come disse Bernanos, "verrà un giorno in cui gli uomini non potranno pronunciare il nome di Gesù senza piangere".





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