giovedì 12 febbraio 2009

La breccia di Udine e le battaglie di un popolo

Il cristianesimo è vulnerabile, ma le misericordine tengono botta/1
Duemila anni di storia contro la ruspa che ha travolto il senso della carità. Macerie e segni di speranza dopo la breccia di Udine

La profezia di Guardini

Al direttore - Ho letto con interesse quanto lei ha scritto sul suo giornale circa la vulnerabilità del cristianesimo, cioè dell’“idea cristiana” dell’uomo, che sembra svanire dietro gli ideologismi imperanti, come è apparso nella gestione della “vicenda Eluana” all’interno e fuori della Chiesa. Quanto da lei appassionatamente deplorato mi ha richiamato alla mente una “profezia” che aveva fatto già nella prima metà del secolo scorso il grande Romano Guardini in una sua piccola pubblicazione su “La fine dell’epoca moderna”. Il noto scrittore italo-tedesco aveva sostenuto che fin dall’inizio del tempo moderno si era preteso di conservare i “valori cristiani” disancorandoli da quel fatto che li aveva generati, cioè dall’avvenimento cristiano. In verità questi valori che nascono dalla rivelazione cristiana sarebbero per sé evidenti, ma divengono “visibili” solo all’interno dell’atmosfera creata da essa. Qualora, dunque, si fosse pervenuto alla negazione sistematica del cristianesimo come l’avvenimento del Dio fatto uomo, lo stesso concetto di “persona” sarebbe stato coltivato e affermato per qualche tempo, ma poi gradatamente sarebbe andato perduto. E’ quello cui oggi stiamo assistendo e che trova la sua più clamorosa manifestazione quando si è costretti a stare su quella soglia misteriosa dell’inizio e della fine della vita umana, là dove solo la considerazione di ciò che l’uomo è, al di là delle sue condizioni fisiche e della sua possibilità di manifestarsi e di farsi valere, può divenire “criterio” dell’azione. Don Giussani, un grande educatore del nostro tempo, ha affermato decisamente, in conformità con la dottrina cattolica, che solo il divino può “salvare” l’umano e quindi che le dimensioni vere ed essenziali della figura umana e del suo destino possono essere “conservate”, cioè riconosciute, conclamate e difese solo da Colui che ne è il senso ultimo. Tanto è vero che quando viene meno il riconoscimento del Mistero presente nella storia, risulta difficile tutta la grandezza dell’uomo. Così recita, infatti, un comunicato di Comunione e Liberazione sul caso Eluana. Joseph Ratzinger, in una lettera indirizzata a Marcello Pera e resa pubblica in un libro che hanno scritto insieme dal titolo “Senza radici”, si chiedeva a quali condizioni il cristianesimo oggi potesse continuare a costituire una sorta di “religione civile” che vada oltre i confini delle confessioni e rappresenti dei valori che possano sostenere l’intera società? A quella domanda l’attuale Papa rispondeva che se il cristianesimo rappresentasse soltanto “il riflesso delle convinzioni della maggioranza significherebbe poco o niente. Ma se, invece, deve essere sorgente di forza spirituale, allora bisogna chiedersi dove questa sorgente si alimenta… E’ chiaro che essa non può essere costruita da esperti, in quanto nessuna commissione e nessuna riunione quali esse siano, possono produrre un ethos nazionale o mondiale. Qualcosa di vivo non può nascere altrimenti che da una cosa viva”. E qui egli sottolineava l’importanza delle “minoranze creative” perché le maggioranze esistenti, anche la maggioranza cristiana, sono diventate “stanche e mancano di fascino”. Sono necessarie, dunque, “minoranze convinte: uomini che nell’incontro con Cristo abbiano trovato la perla preziosa che dà valore a tutta la vita”. Quindi il problema della sopravvivenza del cristianesimo come concezione dell’uomo e della società diviene il problema dell’incontro con Cristo. La sua presenza nella vita sociale è garantita da uomini che uniti in suo nome costituiscano delle comunità “convinte”. Solo queste a loro volta possono essere punto di riferimento per tutti, come un albero sul quale fanno il nido vari uccelli, a tutti, “a coloro che cercano e a quelli che credono”. Caro direttore, le battaglie culturali in difesa dei valori cristiani si possono e si debbono fare; ma il problema vero oggi è quello di costruire il popolo cristiano, un popolo che faccia esperienza della vita cristiana in modo che questa diventi coscienza sistematica e critica della realtà, cioè cultura.
don Francesco Ventorino

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