
Se ho capito bene, Petrarca e Dante sono nella stessa situazione. Entrambi in una selva oscura. Ma come ne escono? Se ho capito bene, Petrarca è convinto che la salvezza, il bene, la felicità arriveranno solo quando lui da solo riuscirà a togliersi da questa selva; non riuscendoci, non capisce più nulla e scrive il Canzoniere, autoanalisi messa in poesia, dove l'io è solitario e triste a se stesso; se ho capito bene, invece, Dante in questa selva urla "Miserere!" e scrive la Comedìa, macrocosmo e microcosmo messi in terzine, dove l'io è riflesso del tutto e ogni cosa rifulge del primo amore.
Ma soprattutto Petrarca deve rinunciare all'amore della gioventù, la bella Laura, per arrivare al bene: non riuscendoci si spacca la testa; Dante, al contrario, ha capito il giusto rapporto con la splendida Bice e, difatti, non perde nulla, ma è abbracciato da tutto.
Dante non ha mai rinnegato quell' "Incipit vita nova" della gioventù, e questo l'ho capito benissimo, ma è rimasto soltanto fedele al vero di questo straordinario giudizio.

Ma soprattutto Petrarca deve rinunciare all'amore della gioventù, la bella Laura, per arrivare al bene: non riuscendoci si spacca la testa; Dante, al contrario, ha capito il giusto rapporto con la splendida Bice e, difatti, non perde nulla, ma è abbracciato da tutto.
Dante non ha mai rinnegato quell' "Incipit vita nova" della gioventù, e questo l'ho capito benissimo, ma è rimasto soltanto fedele al vero di questo straordinario giudizio.

Disse: - Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t'amò tanto,
ch'uscì per te de la volgare schiera?
(verso 105, canto II, Inf.)
ché non soccorri quei che t'amò tanto,
ch'uscì per te de la volgare schiera?
(verso 105, canto II, Inf.)
1 commento:
Giusto solo che neanche la morte di Beatrice ferma Dante nella sua corsa a Cristo, tanto che lui scrive la Comoedia dopo che questo è avvenuto. Petrarca invece non si rende conto di essersi legato a un bene transitorio
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