mercoledì 25 febbraio 2009

Incipit vita novissima


Se ho capito bene, Petrarca e Dante sono nella stessa situazione. Entrambi in una selva oscura. Ma come ne escono? Se ho capito bene, Petrarca è convinto che la salvezza, il bene, la felicità arriveranno solo quando lui da solo riuscirà a togliersi da questa selva; non riuscendoci, non capisce più nulla e scrive il Canzoniere, autoanalisi messa in poesia, dove l'io è solitario e triste a se stesso; se ho capito bene, invece, Dante in questa selva urla "Miserere!" e scrive la Comedìa, macrocosmo e microcosmo messi in terzine, dove l'io è riflesso del tutto e ogni cosa rifulge del primo amore.
Ma soprattutto Petrarca deve rinunciare all'amore della gioventù, la bella Laura, per arrivare al bene: non riuscendoci si spacca la testa; Dante, al contrario, ha capito il giusto rapporto con la splendida Bice e, difatti, non perde nulla, ma è abbracciato da tutto.
Dante non ha mai rinnegato quell' "Incipit vita nova" della gioventù, e questo l'ho capito benissimo, ma è rimasto soltanto fedele al vero di questo straordinario giudizio.





Disse: - Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t'amò tanto,
ch'uscì per te de la volgare schiera?

(verso 105, canto II, Inf.)

1 commento:

Samuele Baracani ha detto...

Giusto solo che neanche la morte di Beatrice ferma Dante nella sua corsa a Cristo, tanto che lui scrive la Comoedia dopo che questo è avvenuto. Petrarca invece non si rende conto di essersi legato a un bene transitorio