martedì 31 marzo 2009

Il Medioevo non esiste

Il Medioevo non esiste. E' una creatura dell'"Umanesimo", ripresa dalla Riforma in chiave anti-cattolica e consacrata dall'"Illuminismo", fino ai giorni nostri. Sono io il primo a stupirmi di quante cose vengono mostrate come vere riguardo a questo periodo buio, mentre in realtà la realtà è tutt'altra: un periodo di splendore. Tutti oggi, specie gli "anticonformisti", parlano di una società che tende a creare un pensiero unico, che ci da un'immagine falsa della realtà, che "ci vuole far credere... invece...". In gran parte è assolutamente vero; ma quando si vuole rovesciare il "luogo comune" sul Medioevo, tutto è di contrasto. Tranne i fatti. Semplicemente perché, anche qui, si nasconde un pregiudiziale odio alla Chiesa. E' l'odio alla Chiesa di Cristo che impedisce una vera riscorperta del Medioevo.
L'operazione più anticattolica degli ultimi decenni, il libro ed il film "Il nome della rosa", esemplificano questa verità. In un'intervista di Vittorio Messori, che probabilmente riporterò qui più avanti, l'"intellettuale" Umberto Eco ha detto che l'origine del suo lavoro stava in un'idea che covava da tempo: "Avevo voglia di uccidere un frate...". E così, l'immagine del suo tetro monastero-castello è diventata l'idea comune di Medioevo.



Qui sotto, propongo, grazie a
Storialibera.it,
degli estratti dal libro di Régine Pernoud, "Medioevo. Un secolare pregiudizio", dove la grande storica, non cattolica, dice la sua sull'incredibile disinformazione a discapito dell'epoca delle cattedrali e della nascita della scienza. E' solo un assaggio della grande opera della studiosa, certo non nota al grande pubblico come Umberto Eco.
Seguiranno articoli ed estratti.









Régine PERNOUD


Pregiudizi


tratto da: Régine PERNOUD, Medioevo. Un secolare pregiudizio, Bompiani, Milano 1992.


Medioevo, significa sempre: epoca d'ignoranza, di abbrutimento, di sottosviluppo generalizzato, anche se quella fu la sola epoca di sottosviluppo durante la quale si siano costruite delle cattedrali! Tutto ciò è dovuto al fatto che le ricerche scientifiche, realizzate negli ultimi centocinquant'anni e passa, non hanno ancora raggiunto, nell'insieme, il più vasto pubblico.
[...]
Perchè un simile divario tra la scienza e il sapere corrente? Come e in quali circostanze questo fosso è stato scavato? Vale la pena esaminare la cosa. (p. 16)

Il Medioevo è una materia privilegiata: si può dirne tutto quel che si vuole nella quasi certezza di non essere smentiti.

Tanto che la vita del medievalista potrebbe consumarsi tutta nel raddrizzare torti: perché quasi sempre i fatti, i testi del tempo, smentiscono le leggende accumulatesi a partire dal XVI secolo e diffuse soprattutto con il XIX secolo. E' ben raro che si possa affrontare un argomento senza prima dover rettificare le fabulazioni che ha provocato. (pagg. 146)

Nel 1969, a pochi giorni dai primi passi dell'uomo sulla luna, la televisione interroga un gruppo di bambini sulle cause dei progressi tecnici dell'umanità; un ragazzino risponde: "E' perché, dopo il Medioevo, la gente ha cominciato a riflettere". Poteva avere circa otto o nove anni, ma già sapeva che nel Medioevo la gente non rifletteva.

L'ho già detto ma insisto: questo misconoscimento non é solo appannaggio dei bambini, senz'altro scusabili poiché non fanno che ripetere quel che viene loro insegnato. Mi ricordo di un colloquio che ebbi un giorno con un giornalista della televisione cattolica; era a proposito del processo di Giovanna d'Arco (avendo pubblicato Le Monde un articolo su un'opera apparsa allora sull'argomento, la TV cattolica poteva, a sua volta, permettersi senza troppi rischi di parlare di Giovanna d'Arco...).

Il giornalista che mi intervistava mi domandò in quale modo si conoscessero gli atti del processo, e io gli spiegai che se ne possiede l'autentica notarile, il rilevamento fatto dai notai, come in ogni azione giuridica dell'epoca, di tutte le domande del tribunale e delle risposte ricevute dall'accusata.
"Ma allora si scriveva proprio tutto?"
"Sì, tutto."
"Dev'essere un dossier molto grosso."
"Sì, molto grosso." Avevo l'impressione di parlare con un analfabeta.
"Allora, per pubblicarlo, c'è gente che ha ricopiato tutto?"
"Sì, tutto."

E lo sentivo sprofondato in una così immensa stupefazione, che insistere sarebbe stato indelicato. Poi mormorò tra sé e sé: "Si fa fatica a pensare che quella gente potesse fare le cose con tanta cura...".

"Quella gente... con tanta cura...". Toccava a me, ora, stupire. Dunque, questo giornalista non aveva mai guardato una volta gotica? Non si era mai posto l'interrogativo di sapere se per reggere a circa quaranta metri di altezza da ormai quasi un millennio, non bisognava che fosse fatta con cura? (pag. 155-156)





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