Da quando mi sono ritrovato a militare nelle file antigiacobine a seguito e di Cathelineau, de la Rochejaquelein e di tutti gli altri martiri ed eroi, e cioè da poco più di un mese, non mi era ancora stata data così tanta soddisfazione quanto nel leggere questa sonora pernacchia diretta a una delle menti più idiote di sempre, e dico di Voltaire. Credo che l'avversione per questo philosophe sia genetica in famiglia, potrei raccontarvi divertenti aneddoti al riguardo.
Ad ogni modo, sfogliando il bel libro "Cristo nella Letteratura d'Italia", ho trovato questa satira dell'Alfieri di violenta accusa alla Rivoluzione e a Voltéro; vengono comparati i greggi che hanno formato Cristo e Voltéro stesso, l'uno che "intrepido e feroce/ cantando affronta la sudante meta", l'altro che non solo massacra e distrugge ogni cosa, ma che impiccherebbe Voltéro stesso, procreator di "cannibali uccidenti".
Il disegno é invece della mia compagna, ormai artista di corte, già autrice di Voltaire le diable presente qui nel blog. Parlando del contesto illuminista per introdurre Kant, la prof. ha usato toni entusiasti tali come solo si possono trovare nell'introduzione di Palmiro Togliatti al Trattato sulla Tolleranza del caro Voltéro (l'ho sfogliato in una libreria dell'usato e mi son venuti i brividi...). I miei appunti sono uno spasso, perché rovesciavo in chiave comico-ironica le panzane pro philosophes. Rileggendo sulla lotta alla tradizione, all'autorità, al cristianesimo e insomma lo sappiamo, mi é venuta in mente l'immagine dei philosophes che distruggono tutto cantando a squarcia gola "Highway to Hell", il successo degli ACDC, di facile traduzione: "Autostrada per l'Inferno". La mia artista si é subito proposta di immortalare il tutto, e la ringraziamo.
Comunque sia, Alfieri ha centrato il cuore della Rivoluzione. Buona lettura (spero di non aver fatto errori, l'ho dovuta riportare a mano).
Tal é l'uom: tal fu sempre: unico perno
é in lui la speme ed il timor perenne:
e tu vuoi torgli Paradiso e Inferno?
in prova or dunque, che a giovarci venne
Cristo, più che Voltéro, util profeta,
udite il gregge che ognun d'essi ottenne
Nell'agòn di virtù sublime atleta
il cristian primo intrepido e feroce
cantando affronta la sudante meta
contro agl'idoli altera erge la voce;
ma, d'ogni invidia e cupidigia esente,
lauda Iddio, tutto soffre, a nullo ei nuoce.
Non così, no, l'ignaro miscredente,
figlio di stolta al par che infame setta,
ch'oltre il culto le leggi anco vuole spente.
"Non v'è Dio? non v'é Inferno? a che diam retta
omai di leggi ai diseguali patti,
onde i poveri in fondo e il ricco in vetta?"
Son filosofi ai detti e ladri ai fatti:
quindi or dal remo e i mascalzon disciolti
dottori e in un carnefici son fatti.
Sotto al vessillo del Niun-Dio raccolti,
ruban, ammazzan, ardono; e ciò tutto
in nome e a gloria degli errori tolti.
Ecco, o Voltér Micròscopo, il bel frutto
che dal tuo predicar n'uscia finora;
ai ribaldi il trionfo, ai buoni lutto.
E tu, tu stesso, ove vivessi ancora,
tu il proveresti, or impiccato forse
da chi te sepolto il nome adora.
Tremante or tu, qual vil coniglio, in forse
staresti; poiché in auro i lunghi inchiostri
cangiavi, onde Fernet' dal nulla sorse.
Non ch Dio'l Padre e il Cristo, i santi nostri
quanti in leggenda stanno invocheresti,
caduto in man de' tuoi filosomostri;
che casa e campi e libri e argenti e vesti
e poscia il cuoio ti trarrebber lieti,
al filosofi ricco i nudi infesti.
Meglio era dunque tu soffrissi i preti,
che l'uom spogliavan sol nei testamenti,
e ciò con blande sperai in atti queti;
che il procrear cannibali uccidenti,
fattisi eredi a forza d'ogni uom vivo,
quanto ladri più vieppiù pezzenti
(...)

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