martedì 25 maggio 2010

Recensione: Robin Hood





Mi pare doveroso dire due parole su "Robin Hood", l'ultimo kolossal storico di Ridley Scott con Russel Crowe e Cate Blanchett, dopo aver pubblicato in precedenza la recensione di Mariarosa Mancuso, critica de Il Foglio.
Sono andato domenica sera al cinema (nessuna interrogazione impellente), a vedere il film sul quale avevo già alcuni dubbi. Si era detto che invece di un nuovo Gladiatore, Scott ha girato un nuovo Le Crociate, sottolineando più la voglia di dare un messaggio che di soprendere con puro spettacolo.
Il film racconta la storia che precede la leggenda (quella del film Disney per intenderci). Robin Longstride é un arciere di Riccardo Cuor di Leone, al ritorno dalla Crociata, che dopo una serie di peripezie ritorna in Inghilterra sotto mentite spoglie, assieme ad alcuni compagni. Sul trono a Riccardo succede il fratello Giovanni, contro il quale re Filippo di Francia già trama un colpo di stato; intanto Robin é andato al nord, a Nottingham, per riportare ad un padre la spada di un crociato morto in Francia. Costui, Sir Loxley, é il padrone di un castello e vive con la moglie del figlio, Marion, la bella Cate Blanchett; le loro vite si intrecciano, e Robin riscopre le tracce del suo passato e soprattutto di suo padre. Intanto le città del Nord si alleano contro re Giovanni per reclamare una carta di diritti; sotto l'influenza di Robin, però, e dopo essersi fatti promettere una carta a loro tutela, i vassalli e il re formeranno un'unica armata per respingere i francesi che sono frattanto sbarcati al Sud. Dopo un'epica battaglia sulle rive d'Inghilterra, vinta come ovvio dagli inglesi, al ritorno a Londra re Giovanni, roso dalla gelosia per il successo di Robin, lo dichiara fuorilegge e respinge la richiesta di una carta dei diritti. Costretti a vivere fra i boschi, Robin, Marion e la loro compagnia, danno inizio alla leggenda.





Ebbene, il film per me ha un valore ambivalente. Elenco prima gli aspetti negativi.
Innanzitutto il solite cliché da Medioevo cinematografico, specie riguardo alla Crociate. Riccardo Cuor di Leone é un re fanatico e ubriacone, la sua spedizione un'onta per la civiltà e insomma, é il solito destino dei crociati al cinema. Ma non era così, Riccardo non era affatto così. Ancora più evidenti, da lì in avanti, le strizzate d'occhio al cliché di una Chiesa padrona sulle spalle dei contadini. I magazzini di Nottingham sono stati razziati, solo quelli della chiesa sono pieni ma non si vorrà mica darli ai poveri! Non mi é sfuggita nemmeno l'occhiataccia di un frate, occhi vitrei naturalmente, alla bella Marion, della serie misoginia allo stato puro. E poi Fra Tuck pronuncia la fatidica frase "Non sono mai stato un frate di Chiesa", e dice tutto.
In generale, ed é questo un po' il perno del film, la gente del Medioevo viveva oppressa punto e basta. Sinceramente mi sono chiesto più volte se tutto ciò é davvero così evidente, o se piuttosto la mia idea nell'andare al cinema fosse già in parte formata in questo senso; di sicuro gli elementi sopra elencati sono oggettivi, certo non troppo sottolineati, ma la strizzata d'occhio c'è. Mi sto ponendo il problema dal punto di vista di chi vedrà in "Robin Hood" un film caposaldo come é stato per me "Il Gladiatore". E', come ho detto, il cliché del Medioevo cinematografico.
E gli aspetti positivi? Molti. Forse é proprio il Medioevo a salvare "Robin Hood". Innanzitutto si é subito catapultati nel vivo dell'assedio di un castello francese, e lì la maestria di Scott domina. Realismo puro e assoluto, si combatte al fianco degli inglesi, si schivano frecce e si insulta re Filippo riparandosi dietro una trincea. Eccezionale. Poi é la storia ad interessare: specie l'evolversi della figura di Robin in rapporto alla memoria di suo padre: "Ribellarsi e ribellarsi ancora, fino a che gli agnelli non diverranno leoni". E poi le ballate composte dagli amici di Robin, le danze e le feste.
La battaglia della scogliera é una citazione diretta dallo sbarco in Normandia di "Salvate il soldato Ryan", e ci sta. Anche qui si carica con la cavalleria e si combatte sul bagna-asciuga spargendo sangue francese, nulla da dire. E' un film da godere al cinema proprio per questo.
Marion poi é bellissima, ma qui é un altro discorso. Bellissima.
La colonna sonora é incredibile, perfetta. Tensioni di violini che ricordano il finale dei Miserabili ma in tono epico, fra le cornamuse di Braveheart e la musica dei più grandi film; da innamorato di soundtrack la consiglio a tutti, toni epico-medievali imperdibili.

Che dire infine? Il riconoscere e il tener presente gli elementi da cliché antimedievale, permette comunque di godere di un buon film, senza troppe pretese. Allora é davvero il Medioevo a salvare "Robin Hood"? Secondo me pienamente. Non bisogna sottovalutare mai e poi mai cosa può suscitare nel cuore di un uomo la vista di stendardi sgargianti, cavalieri schierati a battaglia, difensori della libertà e di belle (bellissime, ve l'ho detto) donne; ballate attorno a un fuoco e teste coronate; uomini carismatici che combattono per grandi ideali, hanno una loro spada e cavalcano alla testa di un esercito.
Per me Braveheart é stato questo, sin da quando ero piccolo.

La speranza é che un film come questo, nonostante tutto, desti la nostalgia del vero Medioevo.




2 commenti:

Angelo ha detto...

Sabato sono andato con i miei figli a vederla. Personalmente mi aspettavo
di piú. La colonna sonora bellisima anche simile a Gladiator. Mi ha piaciuto molto Cate Blanche, per me il migliore del film. Un abraccio

Ser Jacques ha detto...

Sicuramente, si poteva fare di più; la colonna sonora te la consiglio vivamente.
Salutami i tuoi figli.