
Questo, e raramente lo leggerete sui giornali, è l'uomo che ha vinto la guerra in Iraq. Anni di errori, una strategia sbagliata che ha portato il paese quasi a collassare. Lui è arrivato è ha detto: "Questo è il piano". E ha cambiato la guerra. No, non lo leggerete da nessuna parte che l''Iraq ora è degli iracheni. D'altronde sembrava impossibile, l'arroganza e la corruzione di certa Washington, l'utopia di esportare la democrazia semplicemente come giocando a Risiko, l'Iran, un paese bloccato da una dittatura, Al-Qaeda e l'ideologia totalitaria islamista hanno fatto il resto. Non lo leggerete da nessuna parte che il gen. David Petraeus ha ridato l'Iraq ai suoi cittadini, e che i suoi cittadini stessi hanno lottato con lui. Al-Qaeda in Iraq non esiste più, è ridotta all'osso e scappa verso altri obbiettivi. La stragrande maggioranza dei kamikaze veniva dal Marocco, dal Pakistan, dall'Afghanistan. Dalla Svezia e dal Regno Unito, anche. Nessuno vi dirà che il popolo iracheno è con gli americani, da quando, con Petraeus, gli americani sono veramente dalla sua parte. Anche Obama lo ha ammesso. E la vittoria i Petraeus ha reso possibile la ricomparsa di McCain fin dalle primarie repubblicane, quando era impopolare l'idea di aumentare le truppe, sulla quale John aveva scommesso contro tutti: "Preferisco perdere un'elezione, che perdere una guerra".
Per la guerra ci siamo, per le elezioni vedremo.
Ora David Petraeus ha assunto il comando delle operazioni nell'intero Medioriente, lasciando l'Iraq all'italoamericano Ray Odierno.
Dopo Bagdhad, è il turno di Kabul e Islamabad, il turno di sposare la dottrina Petraeus, un punto di svolta epocale per tutta la tattica militare americana. Parlare alla gente, non rinchiudersi nelle proprie piazzeforti, stare in mezzo al popolo. Capirlo. Proteggerlo.
Auguri, generale. E, come insegna la storia americana, ti aspettiamo alla corsa per la Casa Bianca nel 2012.
Per la guerra ci siamo, per le elezioni vedremo.
Ora David Petraeus ha assunto il comando delle operazioni nell'intero Medioriente, lasciando l'Iraq all'italoamericano Ray Odierno.
Dopo Bagdhad, è il turno di Kabul e Islamabad, il turno di sposare la dottrina Petraeus, un punto di svolta epocale per tutta la tattica militare americana. Parlare alla gente, non rinchiudersi nelle proprie piazzeforti, stare in mezzo al popolo. Capirlo. Proteggerlo.
Auguri, generale. E, come insegna la storia americana, ti aspettiamo alla corsa per la Casa Bianca nel 2012.
5 commenti:
Caro Jack...
Vedere la faccia di un militare vicino alla scritta I am pro life...
mi fa sorridere.
Con questo non voglio sostenere una politica di pace, anzi per me la guerra è insita nello stesso genere umano.
Però bisogna essere obbiettivi. Chiunque uccida, a prescindere del perchè e del percome, è pur sempre un assassino.
Si si, ci vedi bene. E' proprio un militare, già già. E anche importante. E non ci vedo nessuna contraddizione nel vedere a fianco anche un simpatico personaggio, o meglio, il suo piedino, che sarà magari che so, un uomo o una donna molto importante nella vita. Io sono pro-life, cioè per la vita. Essere per la vita significa non andare d'accordo con chi dice "Amo la morte più di quanto tu ami la vita". La questione si fa poi pressante se questo simpatico individuo ti si avvicina urlando con dell'esplosivo alla vita, odiando talmente tanto te e la vita da voler annullare se stesso per distruggerti. Ecco, questi individui li trovo pericolosi e da combattere. Se necessario con la guerra. Io non difendo la guerra, non la esalto affatto, perché in essa è insita una parte di male. Meglio evitarla. Ma a volte è necessaria. Anche il Catechismo dice che nel momento in cui uno cerca di togliere la vita ad un altro, la vita del primo ha meno valore. (chiedo scusa se mi sbaglio, vado a memoria). E' la legittima difesa. No, caro Luca, non confondere chi pur che tu muoia è disposto a farsi saltare con chi non ha ancora sentito il calore del sole sulle gote. E chi lotta contro il primo individuo non è meno eroe di chi, in una sala operatoria, lotta perché il respiro viva.
Grazie per l'opportunità di questa precisazione.
Non so.
Io credo che nell'attimo in cui uccidi un altro essere umano, poni fine alla sua vita, una parte di te muoia.
E io rispetto chi ce la fa.
Ma se mai dovessi ricorrere alla legittima difesa sono conscio che io mi sognerò fino al mio ultimo giorno di vita la faccia di quell'uomo che magari costretto dalle circostanze, costretto dalla pazzia, aveva provato ad uccidermi.
Benchè avrei dalla mia parte ideali come la libertà, non penso che riuscirei mai a coscienza pulita ad uccidere qualcuno.
Infatti non dissi questo. La penso come te, precisamente. La guerra ha insito il male, purtroppo è così. Nè più nè meno. Ma qui affiorano altri grandi temi, e io ho a disposizione un blog infinito. Quindi a più avanti, e grazie mille davvero.
Ci stiamo aiutando a crescere.
Benchè abbiamo idee radicalmente opposte quasi su tutto, il confronto ci aiuta.
Non trovi?
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