domenica 16 novembre 2008

Semplicemente davanti a un fatto

La croce di Eluana e di tutti coloro che le stanno accanto è una grande occasione per la nostra umanità (intesa come io umano) di stare davanti al mistero della sofferenza e quindi della vita. Lasciarsi provocare da un fatto che emerge in maniera così prepotentemente dalla realtà è un'occasione per guardare in faccia finalmente la propria vita e la propria domanda di senso e di felicità, il nostro dna di uomini. Ciò che la Cassazione ha deciso della vita di Eluana Englaro è anch'esso un fatto. Oggi su "Avvenire" si ricordava il documento stilato da un avvocato anni fa, negli Stati Uniti, che raccontava nei dettagli le conseguenze della decisione presa allora dalla Corte nei riguardi di un pompiere in stato vegetativo da tre anni, ovvero lo stop all'alimentazione e all'idratazione, stessa decisione del caso di Eluana. E anche questo è un fatto. Limpido e chiaro. Anzi, scientifico, oltretutto.

"Morire di sete - perché nel caso della rimozione di un sondino naso-gastrico il paziente muore principalmente proprio a causa della disidratazione - è atroce. A partire dalla durata dell'agonia: da cinque giorni per i soggetti più fragili fisicamente (anziani e bambini) al massimo di tre settimane. Un lasso di tempo interminabile, in cui il corpo si consuma lentamente a causa della secchezza dei tessuti, alla disidratazione delle pareti dello stomaco (che provoca spasmmi) e delle vie respiratorie. In cui la pelle si ritira, gli occhi si incavano, la temperatura corporea aumenta inesorabilmente in seguito alla mancanza di sudorazione. E in cui le mucose si inaridiscono, il naso sanguina, le labbra e la lingua si spaccano, proprio come dimostrano di sapere i giudici della Corte d'Appello di Milano, che nella sentenza dello scorso luglio ha sancito il distacco del sondino di Eluana si sono "raccomandati" che quelle mucose venissero bagnate, per evitare che la giovane donna soffra. O mostri la sua sofferenza".

E questo è un fatto. Limpido, chiaro. Scientifico, inoltre. Ripeto per l'ennesima volta che il corpo di Eluana non è attaccato a nessuna macchina, respira, ha saputo resistere ad un'emmoragia interna, è in salute. Quindi non si tratta di sostituirsi al "proprio Dio per tenere in vita una cosa che sarebbe morta". "Se uno non pensa non è vita", ma la scienza dice che la vita c'è, in quel corpo. Se basta non pensare per non essere vivi, allora cosa significa pensare? Quando dormi pensi? Eppure vivi. Ragione, fatti, evidenza. Quel corpo vive. E per la stessa ragione con cui si rispetta un corpo di un morto, una "cosa morta", si deve rispettare e amare anche questa forma di vita umana. Semplicemente perché disumana é la fine che si profila , per cui vedi sopra.

La realtà però ci propone anche testimonianze d'amore inimmaginabili, dell'altro mondo. Un'amore da dare tutto di sé. Avevo già proposto questa testimonianza ed ora mi sempre giusto, per aiutarci a giudicare il caso Eluana, poterla di nuovo avere presente. Uno ragionevole non dice "Ok, lui ce la fa, io no" ma è semplicemente tutto provocato da una vita così e si chiede come è possibile.
Per chi dice che Eluana è una "cosa morta".








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