martedì 18 novembre 2008

"Pronto, sono Giampaolo Pansa..."

Carissimo signor Pansa,

le scrivo brevemente per raccontarle una fatto accaduto una mattina, ovvero una conferenza organizzata dall'ANPI, sigla che lei conosce bene, sul tema della non-violenza in occasione della giornata indetta dall'Onu. Mi chiamo Giacomo Berchi, ho sedici anni e sono figlio del giornalista Marco Berchi di Biella che lei conosce, e mi avrebbe conosciuto di persona se non fosse che, dopo il suo incontro al Meeting di Rimini, sono dovuto scappare per un appuntamento. A proposito, complimenti per l'intervento.
Nonostante io ricordi quel giorno, due ottobre, più per la memoria dei Santi Angeli Custodi, evidentemente la mia prof. di religione l'ha più presente come data della nascita di Gandhi. Difatti siamo andati a questa conferenza nei saloni della Provincia della nostra città sul tema della non-violenza, conferenzieri i signori dell'ANPI locale e non e il presidente (Pd) della provincia di Biella. Guardi, non le sto a raccontare tutta la pappardella utopico-pacifista che ci è stata riversata addosso, retorica a non finire, valori antifascisti che continuano anche oggi in tutti i campi della vita, dallo spreco di energie alle impronte ai minori rom (a detta del presidente della Provincia, "le nuove stelle di David"), il cambiare il mondo con i nostri piccoli gesti sulla via della non-violenza: insomma un calderone. Un calderone dove finisce dentro Gesù Cristo con Che Guevara, San Francesco con Calamandrei, Falcone e Borsellino con Gandhi e Luther King... l'ho definita una "Religione sociale", i diritti umani eretti a simbolo e definizione dell'uomo, la Costituzione come misura ultima dell'umano, l'antifascismo come ragione di vita, una "Religione" che salva tutto dalle piante ai poveri bambini rom indifesi di fronte a Maroni. Una "Religione" che pretende di salvare tutto, ma credo abbia lasciato per strada la ragione.
Nel momento di assemblea (o soliloquio?) sono intervenuto per primo, e le riassumo brevemente qui di seguito il mio contributo. Ho iniziato esprimendo il mio rispetto per i partigiani presenti e per le loro storie personali durante la guerra, ma ho subito specificato che non mi trovavo d'accordo con tutto il contenuto della conferenza che ho definito come ho fatto qua sopra, una "Religione Sociale" abbastanza confusa. Ho dovuto scegliere i punti, o meglio, il punto da toccare, dato che "sarebbero tante le questioni in ballo che mi ci vorrebbe un'altra conferenza, e non mi sembra il caso". Allora ho premuto su ciò che da loro era definito come il principio del dialogo con tutti, lo stare insieme e l'accogliere il "diverso" come base per il progresso della società (non le dico la retorica!), il dialogo, quindi, la discussione con tutti per un futuro migliore. E ho detto: come mai questo atteggiamento si trasforma in chiusura e attacco quando si parla di Giampaolo Pansa e delle sue storie? Le confesso che dire il suo nome in quella cattedrale del sociale, proprio nel mezzo della funzione religiosa è stato liberatorio. Comunque sia il dado è tratto. Ho chiesto a qualcuno di loro di spiegarmi come mai accadeva questo, lasciando esplicitamente la parola ai conferenzieri.
Silenzio. Silenzio, caro Pansa, non una parola.
"Ci sono altri interventi?", ecco come hanno risolto la questione, togliendo il microfono dalla platea ("Non sentiamo molto!") e mandando gli altri sul podio a parlare. E mi dicevo "Sta a vedere che liquidano così la questione...". Si parla d'altro. Di mafia, non- violenza, insomma la funzione va avanti.
Ad un certo punto un partigiano anziano si alza e prende il microfono:"Io vorrei rispondere a quel gruppo di ragazzi che diceva che noi partigiani eravamo violenti". Parlerà di me? Boh, non so, sentiamo. Inizia a dipingere a tinte fosche la situazione della guerra, cosa erano costretti a fare, a cosa rinunciare ecc... molto sul personale. Insomma: dovevamo prendere le armi. Poi dice "E riguardo a Pansa, beh, diciamolo... ha detto anche un po' di bugie. E' un romanziere che ha costruito il suo curriculum su dei fatti inventati". Si, parlava di me! Allora quando ha finito mi alzo, e senza microfono dico: "Scusate, potrei puntualizzare una cosa, che non mi pare sia stata capita?", ma, guarda caso, era giunto un altro sacerdote sul podio a parlare di Gandhi e di come la non-violenza sia un'azione in atto ecc... "Grazie, scusate allora" dico ironico risedendomi.
Ci rinuncio. Alla fine di tutto la mia prof, un'altra funzionaria di questa Religione Sociale dai contorni indefiniti, mi porta l'anziano partigiano che mi ha "risposto" per "chiarire le idee". E io gli ripeto il problema: come mai manca il dialogo con Pansa? Lei dice che è un romanziere ma perché quando vi invita a smentire una delle storie che porta alla luce voi gli date del fascista e lo attaccate, lo fate tacere? Lui mi guarda e dice "Perché, lo sai, quando eravamo in paese dovevamo scappare eh... andare in montagna.... nelle colline.... era dura" "Si, signore io non metto in discussione la sua storia personale, perché abbiate dovute imbracciare i fucili... il problema, la mia domanda è su Pansa!" e lui "... c'erano le taglie, su noi bambini.... eh, era dura..." "Signore, la capisco, io però...".
Caro Pansa, proprio così: ho dovuto ripetergli cinque volte la mia domanda, non voleva capire! Già, è la situazione di questi dinosauri della storia.
L'imbarazzo, al dire il suo nome, era palpabile. Poi il vecchio partigiano imbarazzato dice, infine "Poi, certa gente... è più interessata alla politica che alla Resistenza" riferendosi a lei. Gli stringo la mano "Grazie, allora, arrivederci, tanto ho capito che non volete risolvere la questione... buona giornata!".

Lei continui così, continui a dar voce alle storie che i gendarmi della memoria continuano a nascondere, continui a fare quello che fa. Mi premeva farle sapere cosa mi era accaduto il giorno dei Santi Angeli.... eh, della non-violenza. Insomma, questa nuova religione sociale ha bisogno del coraggio di quelli come lei per essere smontata. Parafrasando Leopardi "All'apparir del vero, tu misera cadesti".

Spero di rivederla al Meeting di Rimini. Grazie per la pazienza e buon lavoro al "Riformista".


Giacomo Berchi



Questo accadeva ormai quasi due mesi fa. Oggi invece è stata una giornata normale (se normale può essere detto ogni giorno passato cercando di riconoscere la Sua Presenza, del Mistero che fa tutte le cose, insomma un giorno vissuto da cristiano), scuola, pranzo con amici, dormitella e studio. Massofisioterapista, per i soliti problemi, poi un bel paio di scarpe nuove e
una spesa veloce con maman. Doccia. Meglio, doccia calda, perché la caldaia da domenica non funzionava più, quindi si ha più voglia di specificare quel "calda". Squilla il cellulare, in camera mia, esco in accappatoio e vedo numero sconosciuto. Sarà un mio compagno.
"Pronto, è Giacomo Berchi?", o come dice lui, Sghacomo? "Si, chi parla?" "Sono Giampaolo Pansa, papà mia ha detto che oggi non hai l'allenamento di ostacoli" "Oh, si si, esatto...".
Bella sorpresa, no? Rispondi al telefono e dall'altra parte c'è un grandissimo giornalista e storico italiano. Telefonata tranquilla e gratificante, per quanto tranquilla possa essere una telefonata a sorpresa con un grande giornalista mentre tu sei tutto bagnato nel tuo accappatoio verde acceso, piedi nudi. Ah, scusate, per chi non lo sapesse, Giampaolo Pansa è un grande giornalista di sinistra, anche se definirlo così sarebbe scorretto. Tutta la sinistra lo odia, perché ha osato intaccare con fatti concreti, moltissimi fatti concreti, il mito della Resistenza buona e pulita, mito fondante della sinistra italiana. Fatti che tutti attaccano e nessuno prova nemmeno a smentire. Lui parla di Guerra Civile, e ha fatto emergere le nefandezze della guerriglia condotta dai partigiani comunisti, che miravano a fare dell'Italia un satellite dell'Unione Sovietica, così che oggi noi saremmo come l'Ungheria, uccidendo per questo donne, partigiani che non condividevano il progetto totalitario, e anche molti preti. Ci sono molti suoi libri interessanti.
Tornando alla telefonata, mi ha fatto i complimenti per la lettera e ha detto che si è molto divertito, l'ha fatta vedere pure alla moglie. "I consigli che posso dare a uno come te sono questi: studiare, studiare, studiare e leggere, leggere, leggere". Poi mi ha detto che bisogna essere fieri delle proprie idee e posizioni e che bisogna anche stare attenti a dove le si esterna, "perché il mondo non è fatto di Giacomo Berchi, Marco Berchi e Giampaolo Pansa". Ha definito "cinema grottesco" questo film mitico sulla Resistenza che prosegue ancora oggi, e mi ha detto che mi invierà il suo prossimo libro, in uscita a marzo.
Telefonata molto calorosa e colloquiale, per quanto insolita. E divertente.