
"Incipit vita nova".
Tutto ciò che ora posso dire su Dante Alighieri, il signore che sta dietro la moneta da due euro, in realtà è davvero poco. O meglio, è un piccolo seme destinato a maturare, mano a mano che a scuola inizieremo la "Commedia", una volta terminata la "Vita Nova". Però lo stupore e la gratitidune sono già in fiore. Di fronte ad un uomo che guarda la realtà in modo da non tralasciare nulla, lo stupore è l'atteggiamento più ragionevole. Ed è letteralmente sbocciato questa mattina, lezione di letteratura.
La grandezza di Dante sta nella sua concezione cristiana e medievale dell'esistenza. La grandezza dantesca è la visione del particolare con coscienza del tutto, è la vita piena, "nova", non vissuta per settori, non è l'ideale proclamato e basta, ma l'ideale incontrato, incarnato, talmente reale che lo incontri per strada. L'apertura, l'umanità di Dante parte da qui: "una corrispondenza immediata e diretta tra mondo dei valori (trascendenza) e mondo dei fenomeni (immanenza)", come dice il nostro testo. Ovvero sia, in linguaggio politicamente scorretto, il Destino lo incontri per strada. La pienezza, la Verità stessa, è strettamente legata alla realtà fenomenica, ai fatti, è nei fatti! La bellezza di una donna, di Beatrice, non è punto di partenza per un ragionamento filosofico-teologico, alla bellezza non ci "appiccichi" i tuoi valori, ma la bellezza stessa di quella donna è segno e tramite di Qualcosa di Altro, che prende, che "salva", che dà significato alla donna stessa. Questa è ragionevolezza pura: un'evidenza tale che non la puoi definire, non la puoi rinchiudere, tanto che Dante per parlarci della bellezza di Beatrice non ci parla di peso-altezza-colore dei capelli-numero di scarpe, ma parte subito da sé stesso. "Incipit vita nova", questa esperienza è talmente dirompente che ti ritrovi costretto a parlare di una nuova vita.
Com'ero preso oggi a leggere tutto questo! A leggere di un uomo che a guardare la sua donna non dimenticava nulla, non tralasciava nulla! L'esatto contrario del falso amore che chiude, che ti lega all'esito, e perciò se non va come vuoi tu va tutto male. Dante, che ci mostri come tutto nel cosmo si muova affinché accada una certa cosa (vedi canto II dell'Inferno)!
Difatti la morte di Beatrice è sì causa di sconforto e di abbattimento, ma la sua verità, la sua bellezza, non si esaurivano da sé, non erano un punto arrivo, ma di apertura; era come se Dio dicesse: "Ma guarda a cosa ti sto chiamando, a che bellezza ti sto chiamando, non fermarti a lei!".
Come ho provato amore per tutti i miei compagni, e per la stessa prof, al sentir loro bocciare tutte queste come dotte elucubrazioni, teorie belle ma non vere, o, ancora peggio, con risate del tipo "Ma questo è pazzo...". Io invece ero tutto preso dallo stupore. E' propio vero, come dice il buon Benedetto XVI, che "Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa". Cristo non ti salva con una fune dal cielo, facendoti abbandonare tutto, ma attraverso l'incontro con Beatrice, attraverso una novità che afferra tutto di te, dal libro di greco al compagno di banco.
Si vive per amore di qualcosa che sta accadendo ora.
E che ti fa dire "Incipit vita nova".
Tutto ciò che ora posso dire su Dante Alighieri, il signore che sta dietro la moneta da due euro, in realtà è davvero poco. O meglio, è un piccolo seme destinato a maturare, mano a mano che a scuola inizieremo la "Commedia", una volta terminata la "Vita Nova". Però lo stupore e la gratitidune sono già in fiore. Di fronte ad un uomo che guarda la realtà in modo da non tralasciare nulla, lo stupore è l'atteggiamento più ragionevole. Ed è letteralmente sbocciato questa mattina, lezione di letteratura.
La grandezza di Dante sta nella sua concezione cristiana e medievale dell'esistenza. La grandezza dantesca è la visione del particolare con coscienza del tutto, è la vita piena, "nova", non vissuta per settori, non è l'ideale proclamato e basta, ma l'ideale incontrato, incarnato, talmente reale che lo incontri per strada. L'apertura, l'umanità di Dante parte da qui: "una corrispondenza immediata e diretta tra mondo dei valori (trascendenza) e mondo dei fenomeni (immanenza)", come dice il nostro testo. Ovvero sia, in linguaggio politicamente scorretto, il Destino lo incontri per strada. La pienezza, la Verità stessa, è strettamente legata alla realtà fenomenica, ai fatti, è nei fatti! La bellezza di una donna, di Beatrice, non è punto di partenza per un ragionamento filosofico-teologico, alla bellezza non ci "appiccichi" i tuoi valori, ma la bellezza stessa di quella donna è segno e tramite di Qualcosa di Altro, che prende, che "salva", che dà significato alla donna stessa. Questa è ragionevolezza pura: un'evidenza tale che non la puoi definire, non la puoi rinchiudere, tanto che Dante per parlarci della bellezza di Beatrice non ci parla di peso-altezza-colore dei capelli-numero di scarpe, ma parte subito da sé stesso. "Incipit vita nova", questa esperienza è talmente dirompente che ti ritrovi costretto a parlare di una nuova vita.
Com'ero preso oggi a leggere tutto questo! A leggere di un uomo che a guardare la sua donna non dimenticava nulla, non tralasciava nulla! L'esatto contrario del falso amore che chiude, che ti lega all'esito, e perciò se non va come vuoi tu va tutto male. Dante, che ci mostri come tutto nel cosmo si muova affinché accada una certa cosa (vedi canto II dell'Inferno)!
Difatti la morte di Beatrice è sì causa di sconforto e di abbattimento, ma la sua verità, la sua bellezza, non si esaurivano da sé, non erano un punto arrivo, ma di apertura; era come se Dio dicesse: "Ma guarda a cosa ti sto chiamando, a che bellezza ti sto chiamando, non fermarti a lei!".
Come ho provato amore per tutti i miei compagni, e per la stessa prof, al sentir loro bocciare tutte queste come dotte elucubrazioni, teorie belle ma non vere, o, ancora peggio, con risate del tipo "Ma questo è pazzo...". Io invece ero tutto preso dallo stupore. E' propio vero, come dice il buon Benedetto XVI, che "Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa". Cristo non ti salva con una fune dal cielo, facendoti abbandonare tutto, ma attraverso l'incontro con Beatrice, attraverso una novità che afferra tutto di te, dal libro di greco al compagno di banco.
Si vive per amore di qualcosa che sta accadendo ora.
E che ti fa dire "Incipit vita nova".
2 commenti:
Eh, che dire, ci sarebbero davvero tantissime cose! Facciamo che un giorno ci troviamo, anche con i tuoi compagni, a parlare del nostro caro amico che dopo settecento anni non smette mai di stupirci e non si fa ancora afferrare! Quando comincerai la Commedia sarà ancora più entusiasmante, ma vedo che hai già colto molti punti... ad esempio la prospettiva unitaria che ha della vita, per cui ogni singolo gesto ha senso in rapporto col tutto, insomma, come diceva Montale, Dante è un poeta "concentrico". E sull'amore con Beatrice! Lo capisci solo se sperimenti anche solo un po' questo modo tutto nuovo di guardare la persona amata. Più vivi e più scopri Dante. Buon inizio.
Elena
E' vero, anch'io dicevo che era bellissimo, ma non reale.
Prima di capire che cosa invece tu hai visto che io non riuscivo ancora a vedere.
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